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Secondo uno studio presentato a Zurigo il 1° settembre 2004, le zone un tempo utilizzate a scopi industriali e commerciali, le cosiddette «aree industriali dîsmesse», che coprono una superficie maggiore di quella della città di Ginevra, rappresentano in Svizzera un'importante riserva di terreno da utilizzare. Christoph Wenger, capo della sezione Siti contaminati e serbatoi ci parla di questa situazione e ci spiega che cosa manca per sfruttare meglio questo grande potenziale.
Signor Wenger, un nuovo studio effettuato su incarico dell'ARE e dell'UFAFP dimostra che in Svizzera vi sono circa 17 milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse. Perché una superficie così importante
Christoph Wenger: Questa situazione è essenzialmente imputabile ai cambiamenti strutturali. Negli anni '90, in particolar modo, nel settore industriale e commerciale sono stati soppressi circa 150'000 posti di lavoro. Molte aree sono così state sfruttate sempre meno fino ad essere in parte completamente abbandonate.
Al contempo si è però assistito ad un incremento delle aree verdi edificate ex novo.
Molti committenti di opere edili ritenevano infatti che fosse più facile costruire nelle periferie delle città, poiché avrebbero incontrato meno obiezioni e poiché queste zone non erano state già sfruttate per decenni e quindi erano prive di segni evidenti di inquinamento dovuto ai siti contaminati. Senza dimenticare poi che questi terreni sono meno cari.
Nello studio, i proprietari delle aree industriali dismesse affermano che il motivo principale dell'abbandono di queste zone è la mancanza di investitori o utilizzatori. Il mercato sembra quindi disinteressarsi del prodotto «aree industriali». Come porre rimedio a questa situazione?
Per finanziare un progetto edile, un investitore ha bisogno di sicurezza. Sicurezza in termini di permessi di costruzione e procedure, ma sicurezza anche in termini di protezione dell'ambiente per evitare risanamenti imprevisti. Un sito può inoltre essere reso più interessante accelerando la procedura di pianificazione e aumentando le possibilità di utilizzazione del fondo oppure adattandole alle esigenze di mercato. Alcuni timori sono però anche puramente irrazionali e possono essere dissipati solo tramite l'informazione.
Molti proprietari di aree industriali dismesse auspicano una sorta di finanziamento promozionale. Di cosa si tratta?
Un simile tipo di finanziamento consentirebbe di ridurre il rischio che un progetto risulti ad esempio irrealizzabile in seguito all'accertamento della presenza di siti contaminati. All'estero, ad esempio negli Stati Uniti, esistono già simili forme di finanziamento.
Quante aree industriali dismesse sono probabilmente inquinate a causa dei rifiuti e dei residui di produzione?
La maggior parte di tali aree industriali sono inquinate con sostanze nocive, spesso però solo nelle zone un tempo adibite alla produzione. Occorre inoltre sottolineare che non ogni sito inquinato è un sito contaminato che deve essere assolutamente risanato.
È possibile realizzare progetti edili anche su superfici inquinate?
L'inquinamento di un sito non è sicuramente un ostacolo insormontabile. Nei centri città il prezzo del terreno è decisamente superiore ai costi medi di risanamento che sono pari a 80 -100 franchi al metro quadrato. Vi fanno forse eccezione le zone difficilmente accessibili lontane dagli agglomerati.
Per evitare che a causa di un vago sospetto si debba procedere a un profondo risanamento del sito, alcuni proprietari delle aree industriali potrebbero essere spinti a pensare che la cosa migliore da fare è lasciare le cose come sono e rinunciare a progetti edili.
Nel catasto dei siti inquinati, i Cantoni iscrivono anche le aree industriali inquinate a causa di rifiuti e residui di produzione. Cercare di nascondere l'inquinamento del sito non serve pertanto a nulla. Al contrario, vale la pena effettuare le relative indagini di propria iniziativa. Del resto molti investitori considerano ormai naturale procedere a simili accertamenti.
Indagini sì, ma che costano caro...
Accertamenti sul carico inquinante di una superficie vasta eseguiti correttamente e in modo approfondito possono costare anche un paio di centinaia di migliaia di franchi. Tale somma va però paragonata ai milioni di franchi che costerebbe ad esempio lo smaltimento inaspettato di materiale di scavo inquinato. Tramite una corretta informazione sulle zone inquinate è infatti possibile, in determinate circostanze, evitare tutto ciò costruendo ad esempio un parcheggio sotterraneo in una zona meno inquinata dell'area industriale.
E se dalle indagini emerge che si tratta addirittura di un sito contaminato?
Anche in questo caso, approfondite indagini preliminari consentono di prendere le decisioni giuste. Il garage sotterraneo di cui ho appena parlato potrebbe essere costruito proprio dove sarebbe in ogni caso necessario rimuovere il materiale in seguito al risanamento. Un'altra alternativa potrebbe essere quella di costruire sopra il sito contaminato per evitare che la pioggia dilavi le sostanze nocive.
Quali misure adotta l'UFAFP per promuovere una maggiore utilizzazione delle aree industriali dismesse?
Abbiamo fatto sviluppare un modello che indica come coordinare in modo logico le diverse fasi del progetto a livello di pianificazione del territorio, protezione dell'ambiente, pianificazione edile e anche finanziamento, in modo da ridurre i tempi di realizzazione. Se necessario potremmo eventualmente agire a livello normativo. Per migliorare l'informazione fra i diversi livelli, intendiamo creare una piattaforma Internet destinata agli esperti della Confederazione e dei Cantoni. Inoltre, visto il successo riscosso dalla nostra conferenza del 1° settembre 2004 a Zurigo prevediamo di organizzare insieme all'Ufficio federale dello sviluppo territoriale con tutta probabilità altre giornate informative o workshop.
Intervista a cura di Oliver Graf
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