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25.03.2008 - Diarrea, tifo, colera, epatite A: in molti Paesi del mondo sono queste le conseguenze della mancanza o del cattivo stato degli impianti sanitari come pure dell'acqua potabile inquinata. Per lottare contro simili situazioni, l'ONU ha dichiarato il 2008 “Year of Sanitation” (“Anno internazionale sulle condizioni igienico-sanitarie”). Anche la Svizzera partecipa alle attività legate a tale iniziativa. Ulrich Sieber, capo della sezione Acque superficiali - Qualità dell'UFAM, ci spiega perché.
L'igiene e la fornitura di acqua potabile pulita non sono un problema in Svizzera. Per quanto riguarda la depurazione delle acque di scarico, infatti, il Paese è ai massimi livelli sul piano internazionale. Ma allora perché la Svizzera si impegna per questo "Year of Sanitation" proclamato dall'ONU?
Consideriamo la questione dal punto di vista storico: fino a non molto tempo fa (da 150 a 200 anni or sono), anche in Svizzera le condizioni igieniche erano molto critiche, l'aspettativa di vita era di soli 40 anni e l'acqua corrente per le cucine e gli scarichi dei bagni è arrivata nelle case soltanto un secolo fa. Oggi il 97 per cento della popolazione è allacciato alle canalizzazioni, ma il nostro sistema di smaltimento delle acque di scarico, pur essendo molto ben sviluppato, ha bisogno di una manutenzione e di una modernizzazione costanti per poter continuare a proteggere la nostra salute. È su questo punto che vogliamo attirare l'attenzione durante l'anno ONU.
In concreto, cosa si intende per manutenzione e modernizzazione?
Per manutenzione si intende il risanamento delle condotte e degli impianti di depurazione esistenti, mentre la modernizzazione riguarda il problema dei microinquinamenti.
Qual è l'età delle condotte e degli impianti di depurazione attuali?
Gran parte degli impianti è stata costruita negli ultimi 50 anni, ma circa un terzo delle canalizzazioni è più vecchio. Molte di queste infrastrutture dovranno pertanto essere risanate nei prossimi anni per evitare la formazione di falle e la conseguente fuoriuscita delle acque di scarico, che metterebbero in pericolo le falde sotterranee. Nell'ambito del risanamento non occorre soltanto sostituire i vecchi impianti ma anche ottimizzare il funzionamento del sistema di smaltimento delle acque di scarico.
Cosa si può ottimizzare?
Possono essere ottimizzati i materiali necessari per l'intera infrastruttura e la tecnica di depurazione negli IDA, ma esiste anche un potenziale di ottimizzazione per quanto riguarda la rete di condotte, il numero degli IDA e l'ubicazione di questi ultimi. In futuro vorremmo promuovere maggiormente la pianificazione nei bacini imbriferi, ovvero nelle zone che si estendono oltre i confini comunali.
Questo risanamento costerà molto. Chi pagherà?
Il valore di sostituzione dell'infrastruttura per l'intero sistema di smaltimento delle acque di scarico, con 89'000 km di condotte e almeno 750 impianti centrali di depurazione, è pari a circa 100 miliardi di franchi, mentre i costi annui del sistema ammonta a 1,7 miliardi. Dal 1991, la legge sulla protezione delle acque contempla il principio di causalità, secondo cui chi produce acque di scarico deve anche pagare per la loro raccolta e la loro depurazione. I Comuni devono prelevare delle tasse sufficientemente elevate per coprire tutti i costi legati allo smaltimento delle acque di scarico, che comprendono anche la manutenzione, il risanamento e la sostituzione degli impianti.
Quindi i Comuni dispongono di sufficienti risorse finanziarie per il risanamento?
Il principio di causalità non è ancora applicato ovunque e all'UFAM non conosciamo l'entità delle risorse finanziarie di cui dispongono i Cantoni.
Torniamo alla modernizzazione degli impianti: in cosa consiste il problema dei microinquinamenti?
I microinquinamenti sono residui di sostanze chimiche presenti in piccolissime concentrazioni. Queste sostanze sono contenute nei farmaci e nei prodotti fitosanitari o per la protezione dei materiali e non vengono trattenute, o sono raccolte solo parzialmente, negli impianti di depurazione classici. Sulla base di chiari indizi possiamo affermare che tali microinquinamenti compromettono la riproduzione e lo sviluppo di piante, animali e microrganismi sensibili. I perturbatori endocrini, ad esempio, causano la femminizzazione dei pesci maschi. Con il progetto MicroPoll, l'UFAM sta cercando nuove strategie per ampliare e modernizzare il sistema di depurazione delle acque al fine di ridurre i microinquinamenti.
A che punto è il progetto?
Attualmente, le misure più efficaci sembrano essere quelle volte ad ampliare il sistema di depurazione delle acque di scarico. Nell'IDA di Regensdorf si sta sperimentando il procedimento di ozonizzazione e finora i risultati sono molto promettenti. Cerchiamo tuttavia anche di ridurre l'immissione di queste sostanze alla fonte, e per farlo abbiamo bisogno della collaborazione del settore agricolo e di quello sanitario. In un progetto precedente, l'Eawag aveva anche studiato la possibilità di separare l'urina, da cui proviene la maggior parte di tali sostanze nocive, dalle restanti acque di scarico. La separazione è risultata possibile, ma ora sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire in che modo dovrà essere trattata l'urina così raccolta.
Qual è il ricordo che questo "Year of Sanitation" dovrà lasciare alla gente?
Vogliamo promuovere tra la gente la consapevolezza del fatto che, nel mondo, moltissime persone sono completamente prive di assistenza sanitaria e che tutti noi siamo pertanto esortati ad aiutare le popolazioni di quelle regioni in cui le malattie dovute all'assenza di igiene sono all'ordine del giorno. In Svizzera vogliamo inoltre ricordare ai cittadini il valore del nostro sistema sanitario. Gli standard elevati e lo stato della tecnica raggiunti in tale ambito nel nostro Paese non sono gratuiti, e la manutenzione di queste infrastrutture è un compito permanente.
Sì, naturalmente ci si abitua al fatto che tutto funzioni così bene e che l'acqua potabile non provoca più malattie. Costatiamo ad esempio che oggi non è più un fatto automatico lavarsi le mani dopo essere andati al bagno, e questo può causare la trasmissione di germi patogeni.
Non pensa che questi siano questione superflue in confronto ai gravi problemi di vitale importanza a cui devono far fronte le persone prive di un'assistenza sanitaria di base?
Sì e no. Il tema centrale di questo "Year of Sanitation" a livello internazionale è naturalmente il fatto che il 40 per cento della popolazione mondiale è costretta a vivere senza la minima assistenza sanitaria. Ciò ha conseguenze molto gravi tra cui, in particolare, la mortalità infantile. Con la cooperazione allo sviluppo, la Svizzera sostiene da anni progetti nel settore sanitario. Quest'anno vogliamo però attirare l'attenzione anche sul fatto che il nostro sistema di smaltimento delle acque di scarico è tutt'altro che scontato e che bisogna impegnarsi affinché possa continuare anche in futuro a svolgere la sua funzione di tutela della salute umana e di protezione delle acque.
In quale forma viene presentata la campagna?
Sono disponibili un sito Internet e un opuscolo per il grande pubblico. Inoltre, le giornate del 24 e del 25 maggio prossimi saranno dedicate al tema dell'assistenza sanitaria di base e molti IDA saranno aperti al pubblico.
Chi conduce questa campagna?
La campagna è organizzata sotto l'egida della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), e oltre all'Ufficio federale dell'ambiente vi partecipano l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), l'Istituto per la Ricerca sulle Acque nel Settore dei Politecnici Federali (Eawag), l'Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque (VSA) e il GRESE (Groupement romand des exploitants de stations d'épuration).
Intervista di Robert Stark
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