Ufficio federale dell'ambiente UFAM

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Promossa a pieni voti

Se possiamo vantare un buon livello di educazione ambientale è perché in Svizzera vi sono grandi e piccole organizzazioni che lavorano al costante miglioramento delle loro proposte. Piccola panoramica sulla pratica del controllo e della garanzia di qualità.


© Franz Schenker, Meggen/BAFU/Montage Ruth Schürmann

Su gli stivali di gomma e giù in acqua! Nella primavera 2010, nel corso di una settimana, 48 alunni di seconda dell'istituto Schwerzgrueb di Bülach, nel Canton Zurigo, sono andati a studiare da vicino la biodiversità del loro ambiente circostante: hanno repertoriato le piante e i fiori di un tratto di fiume rinaturalizzato. E nella parte incanalata, a bordo di una barchetta, hanno constatato che lì dove c'era cemento non c'erano più ripari per gli animali. Il successo del progetto è confermato dai due docenti responsabili, Sandra Brodtbeck e Christoph Reusser: «Ancora oggi, durante le lezioni in aula, si interessano molto al tema della biodiversità. Ed hanno scoperto che la natura va protetta anche perché ci si possa ancora continuare a giocare».

Punti di riferimento cercasi. Con il sostegno finanziario della Fondazione svizzera per l'educazione ambientale (FSEA), la scuola ha potuto usufruire nel corso della settimana della consulenza di una biologa e di un esperto di «hotel per insetti». Centro di competenza nazionale in materia di educazione ambientale nelle scuole, la FSEA svolge compiti importanti proprio nel campo dell'assicurazione e dello sviluppo della qualità. Uno tra questi è amministrare il Fondo per progetti scolastici di educazione ambientale istituito originariamente dall'UFAM. I criteri per ottenere i sussidi sono stabiliti in una scheda informativa: le scuole che li richiedono devono provare che i loro progetti si ispirano a principi didattico-metodologici moderni, perseguono un obiettivo sostenibile e trattano di tematiche rilevanti per l'ambiente. Devono inoltre illustrare le proprie esperienze in un rapporto di valutazione che, nel caso della scuola di Schwerzgrueb, è stato redatto dai bambini stessi. Oltre a sostenere le scuole, che annualmente sono circa 50, la FSEA fornisce supporto anche a insegnanti, centri didattici e docenti delle Alte scuole pedagogiche: il materiale didattico prodotto è valutato da esperti indipendenti e i risultati sono liberamente consultabili sulla homepage della Fondazione.

In Svizzera un gran numero di istituzioni - dalle organizzazioni professionali alle associazioni benefiche - offre corsi di educazione ambientale: già solo con le offerte extrascolastiche del Canton Zurigo si riempirebbe un libro di 300 pagine. Mancano piuttosto degli ausilî all'orientamento, bisogno cui la FSEA supplisce organizzando regolarmente convegni o fornendo pubblicazioni. Sul suo sito la Fondazione Silviva per l'educazione ambientale ed il bosco mette inoltre a disposizione degli offerenti una checklist di autovalutazione: gli operatori seguono regolari corsi di aggiornamento? I feedback dei genitori vengono integrati in sede di sviluppo dell'offerta? Il luogo in cui si svolgono le attività è scelto in accordo con guardiaboschi, cacciatori e proprietari forestali?

Aiuti invece che ingiunzioni. Le istituzioni svizzere attive nel settore dell'educazione ambientale sono in genere molto propense a sottoporsi a controlli di qualità, anche perché vedono in questi strumenti un fattore di concorrenzialità sul libero mercato: a questa conclusione giunge un studio, non rappresentativo ma sufficientemente ampio, realizzato nel 2007. Su mandato della FSEA, i ricercatori della Scuola universitaria professionale per le scienze applicate di Zurigo (ZHAW) hanno interrogato ognuno 5 tra organizzazioni piccole, medie e grandi. E ne è risultato che nel nostro Paese «le offerte sono di alto livello qualitativo e che molto si è fatto per assicurarne la qualità». Altra cosa appurata è che, sebbene sia le grandi sia le piccole organizzazioni dicano di voler professionalizzare ulteriormente il proprio sistema di gestione della qualità, le seconde sono di fatto critiche nei confronti di controlli sistematici e regolari. Il direttore della FSEA Rolf Jucker ne è perfettamente consapevole: imporre un unico sistema di gestione della qualità in un paesaggio eterogeneo com'è quello dell'educazione ambientale sarebbe del resto difficile. In più, il ruolo della FSEA è quello di fare da consulente non da censore: «Noi, qui, stiamo solo per fornire degli aiuti», conclude Jucker.

Problemi sull' «ultimo miglio». La FSEA è solo uno dei partner con cui l'UFAM collabora nel settore dell'educazione ambientale: un altro è la Sanu - Bildung für Nachhaltige Entwicklung. La Fondazione, che ha sede a Bienne ed ha tanto di certificazione ISO e eduQua, forma annualmente circa 3000 professionisti provenienti dai settori dell'economia, dell'amministrazione pubblica, della politica e delle associazioni di categoria, in materie quali l'ecologia, la sostenibilità, l'economicità e la competenza sociale.

Per il suo direttore, Peter Lehmann, assicurare e promuovere la qualità è però molto più che chiedere al cliente di fare una valutazione a posteriori rispondendo a un questionario. Un cliente contento è certamente importante, ma la gestione della qualità deve porsi domande più profonde. Prima fra tutte la seguente: la formazione ha raggiunto l'obiettivo auspicato? Per cercare di scoprirlo, a circa un quarto dei partecipanti ai corsi Sanu è stato chiesto, come parte del perfezionamento, di condurre un progetto all'interno della propria azienda: «Una volta che il progetto è in opera è molto più facile stabilire se il corso abbia sortito o meno il suo effetto», afferma Peter Lehmann. Anche il direttore della Sanu mostra apprezzamento per «la bontà dei contenuti e la forte motivazione» di cui fa prova in Svizzera buona parte delle istituzioni che offrono corsi di educazione ambientale, ma con qualche riserva. Le vere sfide stanno, a suo avviso, nell'«ultimo miglio», ovvero in quello che va dallo sviluppo del sistema alla sua gestione, con tutti i processi, gli obiettivi, gli aggiornamenti e i controlli che ciò che comporta: «In questo, per molte di loro, il cammino da fare è ancora lungo», osserva Peter Lehmann.

Plauso alle professioni forestali. Chi è già piuttosto avanti in fatto di assicurazione della qualità è invece il settore delle professioni forestali. Sulla bontà dei singoli moduli di perfezionamento veglia una commissione di qualità (QSK Wald), fondata nel 2002 e formata da 11 rappresentanti di centri di formazione, associazioni, offerenti privati e Suva. Presieduta da Otto Raemy della divisione Foreste dell'UFAM, la QSK esamina ogni anno dai 15 ai 20 moduli sul totale di 143 offerti nel settore bosco. Come? Un esperto esterno frequenta il corso, osserva, parla con la direzione e con i partecipanti, e alla fine di ogni giornata compila un formulario di valutazione. Al termine di un modulo della durata di una settimana, un esperto scrive ad esempio che le condizioni relative alla logistica, all'accessibilità e all'assistenza erano «ottimali», che l'impressione generale era «molto buona» e che gli obiettivi erano stati «raggiunti». L'unica riserva riguarda il materiale didattico: «ha qualche annetto e va rielaborato». Il tempo concesso all'offerente per farlo è discusso all'interno della QSK: «E dopo, ovviamente, si valuta se l'accordo è stato rispettato», sottolinea Otto Raemy. Negli ultimi anni questo sistema di accertamento della qualità ha enormemente migliorato e armonizzato l'offerta di perfezionamento in ambito forestale. Ma non ci si ferma qui: in futuro i feedback degli esperti saranno ancora più diversificati.

Secondo il direttore della FSEA Rolf Jucker, l'educazione ambientale svizzera è nel complesso sulla buona strada: «In Svizzera facciamo un lavoro formativo di ottimo livello: molte delle offerte sono altamente professionali, in continuo aggiornamento e totalmente prive da finalità moralizzatrici». E se a dirlo è lui, che ha una lunga esperienza in patria e all'estero, allora possiamo davvero credergli.

Peter Bader


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Ultimo aggiornamento: 25.11.2010

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