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Il parco del Giura vodese racchiude tesori naturali unici nel loro genere. Il suo capitale è questo. Ma cosa fa perché frutti anche degli interessi? E quale utile traggono le piante e gli animali dall'insediarsi in un parco naturale regionale d'importanza nazionale?
Le paludi d'importanza nazionale che la coprono per un terzo della superficie ne smussano i tratti facendo della Vallée de Joux un paesaggio palustre di grande suggestione. Attraverso la pianura serpeggia libero l'Orbe. Sulle alture sorgono boschi radi, intervallati da prati fioriti. Lungo la valle si stende solitario il Grand Risoux, una delle foreste più estese della regione.
L'area attorno al Mont Tendre, la vetta più alta del Giura svizzero, è un'importante zona di protezione degli uccelli («Important Bird Area»). E nel Marais des Amburnex vi è la maggiore colonia di sassifraga delle torbiere (Saxifraga hirculus) di tutta l'Europa centro-occidentale. Non c'è che dire: quanto a specie rare, ambienti meritevoli di protezione e paesaggi diversificati il Giura vodese è senz'altro ben messo.
Una perla paesaggistica. Dato il suo elevato valore naturalistico fare della regione un parco d'importanza nazionale era quantomai impellente. Dal 2009, con i suoi 522 chilometri quadrati di superficie, il parco del Giura vodese è quindi anche nella rosa ufficiale dei candidati che ambiscono a divenire parchi naturali regionali. Per la fase di istituzione, che va dal 2009 al 2011, l'UFAM ha stanziato aiuti finanziari pari a 600 000 franchi.
Il marchio Parco non è tuttavia solo sinonimo di elevato valore naturalistico. Garantisce anche che lì dove c'è si faccia più che altrove per conservarlo: «Un parco naturale regionale può contribuire in modo sensibile alla conservazione della biodiversità», spiega Evelyne Marendaz, capo della divisione Specie, ecosistemi, paesaggi dell'UFAM. «Ma per farlo occorre fissare obiettivi ambiziosi.» In altre parole: l'istituzione del parco dovrà apportare un valore aggiunto alla flora e alla fauna.
E dove sta questo valore aggiunto nel caso del parco del Giura vodese? Per esempio nel concetto di sfruttamento integrato dei pascoli del Mont Tendre. La cosa non sembra di primo acchito far rima con biodiversità, ma ha però molto a che farci. Grande 280 ettari, l'alpe su cui i contadini del Comune di Montricher fanno estivare le vacche da latte e i manzi è un tradizionale pascolo alberato.
Conservare i pascoli tradizionali. Tratto dominante del suggestivo paesaggio del Giura, i pascoli alberati sono una forma di sfruttamento tradizionale diffusa in tutto il mondo: le mucche brucano tra gruppi di alberi sparsi o abeti i cui rami sfiorano il terreno. Da questi alberi i contadini ricavano legna d'opera o da ardere. Il frutto di questa centennale doppia utilizzazione è un complesso ecosistema formato da un addentellato di bosco e pascolo.
L'ingegnere-paesaggista Fabrice Gibaud, responsabile di natura, paesaggio e turismo in seno al team del parco, batte passo a passo i dossi e le forre che ondulano le alture del Giura. Di tanto in tanto si ferma ad indicare qualche pianta: un'orchide dei pascoli, una campanula gialla o un cardo dentellato, specie tipiche di ambienti calcarei e secchi. Benché infatti il Giura sia piovoso, i pascoli alti non sono affatto umidi perché attraverso il suolo carsico l'acqua si infiltra rapidamente nelle profondità del terreno: «Buona parte dei pascoli siti entro l'area del parco sono pertanto prati secchi», spiega Gibaud.
I pascoli alberati sono paesaggi minacciati. L'equilibrio tra sfruttamento del bosco e del pascolo si fa sempre più precario: la compresenza in piccoli spazi di alberi isolati, piccole formazioni boschive e pascoli rende infatti difficile uno sfruttamento razionale e le superfici, già magre e di difficile accesso, vengono sempre meno adibite a pascolo. Lì dove il bosco non si infittisce, i terreni più fertili vengono quindi deforestati e il pascolo intensivizzato.
Calca all'abbeveratoio. Per arrestare questo trend occorrono sistemi integrati di sfruttamento degli alpeggi di stampo agro-manageriale che rispettano il paesaggio. Le misure forestali devono essere combinate con uno sfruttamento agricolo estensivo. A seconda della densità e dell'età della formazione boschiva presente sulla superficie mista occorre, in alcune zone, procedere a tagli che facciano arrivare più luce al terreno e stimolino il rinnovamento, in altre recintare il bestiame perché possano crescere nuovi alberi. E in altre ancora introdurre degli animali per impedire che questi nuovi alberi si infittiscano.
Una delle chiavi del sistema sta nella ripartizione dei punti d'acqua. Come Fabrice Gibaud sa bene, è difficile che manzi e vacche vadano a brucare a più di 500 metri da un abbeveratoio. Ma l'acqua è scarsa sul Giura: di sorgenti non ce ne sono, e per dissetare gli animali occorre raccogliere l'acqua piovana. Il metodo attuale consiste nell'utilizzare vasche in plastica, che non sono né decorative né tantomeno hanno una valenza ecologica. Sui pascoli del Mont Tendre verranno perciò prossimamente installati abbeveratoi di struttura seminaturale, che oltre a svolgere la loro funzione classica, arricchiranno il paesaggio e forniranno habitat adatti a Lestes sponsa e al simpetro dorato, due rare specie di libellula, o al tritone alpino.
Un'esperienza di lunga data. In fatto di sistemi integrati di sfruttamento degli alpeggi il Parc Jura vaudois può contare su un certo numero di lavori preliminari poiché esiste in forma rudimentale già dal 1973, anno in cui Pro Natura Vaud concluse con 13 Comuni del circondario un accordo per la creazione di un parco di 50 chilometri quadrati sul modello del «Parc naturel régional» adottato in Francia.
Quella di conservare i pascoli alberati è stata sin dall'inizio una preoccupazione centrale dei promotori del parco. Nel frattempo sono stati approntati piani di sfruttamento integrato per 1500 ettari di alpeggi, la maggior parte dei quali elaborati da Fabrice Gibaud. Ora il team gestionale vuole ottimizzare il modello ed estenderlo a lungo termine anche agli oltre 10 000 ettari di alpeggi inclusi nel perimetro del futuro parco d'importanza nazionale.
Ripristinare i muri a secco. Una costante distintiva del paesaggio giurassiano è costituita anche dai muri a secco. Costruiti perlopiù tra ottocento e inizio novecento, separano pascoli e proprietà fondiarie offrendo rifugio tra i loro anfratti a numerosi animali: ermellini, marassi, lucertole vivipare. In quanto strutture lineari essi contribuiscono però anche a interconnettere e a mantenere fortemente coeso il paesaggio.
Per salvare dalla rovina questa rete di ambienti, in collaborazione con il Fondo Svizzero per il Paesaggio (FSP), che da sempre sostiene la salvaguardia di paesaggi rurali tradizionali, sono stati ripristinati dal 1989 circa 12,5 chilometri di muri a secco. Con il conferimento del marchio Parco saranno ora intensificati i lavori e aumentata la lunghezza annua dei muri rimessi a nuovo. Resta però ancora molto da fare a questo livello: i muri a secco che solcano l'area del parco sono lunghi circa 500 chilometri.
Un variegato paesaggio palustre. Il Giura vodese è un concentrato di torbiere. La sola area del parco comprende 21 torbiere alte d'importanza nazionale, oltre a 16 paludi e 3 paesaggi palustri. Stando ai controlli d'efficacia compiuti finora, la situazione svizzera in fatto di esecuzione delle misure di protezione di questi biotopi non è però delle migliori. Negli ultimi 20 anni la loro superficie è rimasta pressoché costante, ma hanno nettamente perso in qualità. Molti sono diventati più secchi, meno torbiferi, più ricchi di nutrienti e visibilmente invasi da cespugli. Mancano in sostanza di sufficienti zone cuscinetto.
Ma delle sue torbiere non dovrebbe essere il Parc Jura vaudois a preoccuparsi prioritariamente? «L'esecuzione delle misure di protezione è di competenza dei Cantoni», fa notare Olivier Schär, direttore degli uffici amministrativi del parco a St-George (VD). «Noi possiamo dare degli input ed aiutare a sensibilizzare gli interessati sul valore di questi ambienti, fungendo tutt'al più da centro di competenza nella ricerca di soluzioni adeguate.»
Concentrarsi sulle misure. Per Sarah Pearson, capo della sezione Specie, habitat, reti ecologiche dell'UFAM, sarebbe senz'altro possibile fare di più: «Le torbiere e le relative zone cuscinetto potrebbero ad esempio essere incluse nei piani di sfruttamento integrato, ma ciò non esime comunque i Cantoni dal dover svolgere anche nei parchi i compiti d'esecuzione assegnati loro dalla legge sulla protezione della natura. I parchi dovrebbero almeno cercare di convincere i Comuni e le autorità competenti a fare tutto quello che è in loro potere per realizzare gli inventari dei biotopi e dei paesaggi d'importanza nazionale.»
«Un compito precipuo dei parchi è invece conservare e promuovere la varietà biologica», continua Sarah Pearson. "È importante che essi si distinguano dalla norma. Per tener conto dei propri particolari punti di forza e fissare correttamente gli ordini di priorità sarebbe bene che ogni parco stilasse un elenco degli ecosistemi e delle specie che intende promuovere», suggerisce la biologa.
Un'esclusiva del Gantrisch. Su mandato del Parco naturale regionale Gantrisch (BE/FR) Christian Hedinger, della società di eco-consulenze UNA, ha elaborato alcuni principi al riguardo: «Sono gli ambienti e le specie che vi sono ospitati a fare l'unicità di ogni parco», afferma. E questo o perché sono più frequenti che altrove o perché sono tipici. In base a questi due criteri - esclusività e rappresentatività - Hedinger ha selezionato 25 tipi di priorità, 7 delle quali fortemente raccomandate al management dei parchi: un gasteropodo, un chirottero, due licheni e tre piante. Indica inoltre come meritevoli di promozione due tipi di habitat: le biocenosi di brasca acutifoglia, particolarmente prospere lungo le rive dello Schwarzsee, e gli stillicidi calcarei, una specialità delle numerose grotte presenti nella zona del Gantrisch.
Preoccuparsi prioritariamente di queste specie e biotopi è il vero e proprio marchio di fabbrica che si è dato il Parco naturale regionale Gantrisch. Ed è un compito che per via delle sue specifiche condizioni ambientali svolge meglio di altre regioni della Svizzera.
Una conchiglietta e un lichene. La lista di Christian Hedinger ha suscitato però una certa irritazione nell'ente responsabile del parco: a parte il pipistrello - il ferro di cavallo minore, l'8 per cento della cui popolazione svizzera vive nel parco - comprende specie praticamente invisibili. Chi conosce, ad esempio, una conchiglietta chiamata Cochlicopa nitens? O il lichene Fellhaneropsis mirtyllicola? Di fatto la scelta di Hedinger è sicuramente giustificata: della prima esistono in Svizzera solo tre siti di ritrovamento, uno dei quali nell'area del parco. E della seconda, una specie in pericolo di estinzione, la maggiore colonia svizzera si trova in un bosco sul Gantrisch.
Per quanto meritevoli, le due specie non si prestano però affatto bene a fare da emblemi del parco o da insegne a progetti in materia di biodiversità. Su invito dell'organo gestionale del parco Christian Hedinger ha perciò messo a punto una nuova lista di specie altrettanto tipiche, ma più popolari: uccelli come il piro-piro e il fagiano di monte o farfalle come la Lycaena helle sono specie altrettanto significative e raggiungono molto meglio il pubblico. Sull'esempio di quello del Gantrisch si stanno ora stilando delle liste di specie prioritarie anche per altri parchi.
Hansjakob Baumgartner
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