Inquinamento: sereno con qualche velatura

I programmi di misurazione del passato hanno mostrato che l’aria, l’acqua e i suoli erano gravemente inquinati da sostanze nocive ed eccessi di nutrienti. I programmi di monitoraggio a lungo termine di oggi mostrano che le misure di lotta stanno portando frutto, anche se molto resta ancora da fare.

Esperimenti d’irrigazione simulata
Gli esperimenti d’irrigazione simulata servono a studiare il flusso dell’acqua e, con esso, il trasporto di particelle e nutrienti nel suolo. Un colorante blu elettrico permette di marcare e seguire le vie d’infiltrazione sotterranee. Nella foto in basso, gli ugelli di una piastra di percolazione.
© Hans Rudolf Wernli

Testo di Beatrix Mühlethalerll diossido di zolfo generato dai combustibili e dai carburanti ha avuto, fin negli anni Ottanta, un ruolo di prima grandezza nell’inquinamento ambientale e nella formazione delle piogge acide. Oggi, come dimostrano le analisi degli inquinanti condotte nel quadro della sorveglianza della qualità dell’aria, le sue emissioni sono dieci volte inferiori rispetto, tanto da non rappresentare praticamente più un problema per l’ambiente. Il merito di questa evoluzione positiva è da attribuirsi alla desolforazione del gasolio e della nafta decisa dalla Confederazione una volta individuata la causa del problema.Le prescrizioni relative ai gas di scarico dei veicoli a motore, dei riscaldamenti, degli impianti di incenerimento dei rifiuti e delle industrie hanno avuto effetti positivi anche sui livelli di altri inquinanti, tra i quali gli ossidi di azoto, le cui concentrazioni sono andate nettamente diminuendo a partire dal 1990. Restano invece ancora troppo elevati gli apporti di azoto atmosferico. Imputabili in gran parte all’ammoniaca prodotta in agricoltura, gli accumuli di questa sostanza provocano infatti una fertilizzazione indesiderata di zone sensibili, come ad esempio quelle secche o umide, penalizzandovi le specie meno competitive e riducendone così la biodiversità.
Rimangono alti anche i rischi per la salute dovuti ad accumuli localizzati di ozono, polveri fini e inquinanti cancerogeni. Grazie alle misure adottate, ci si è sì avvicinati alle prescrizioni dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt) del 1986, senza però mai raggiungere in pieno l’obiettivo “aria pulita”.Statistica uguale chiarezzaA permetterci di seguire l’evoluzione a lungo termine della qualità dell’aria è la Rete nazionale d’osservazione degli inquinanti atmosferici (NABEL), che con le sue 16 stazioni di misurazione è gestita dalla Confederazione dal 1979. Oltre che dalla NABEL, la qualità dell’aria è monitorata pure dai Cantoni, ciascuno dei quali è responsabile dell’esecuzione dell’OIAt sul proprio territorio.
I programmi di misurazione a lungo termine confermano i notevoli progressi compiuti anche nel settore della protezione delle acque. Istituito nel 1972, il Monitoraggio nazionale continuo dei corsi d’acqua svizzeri (NADUF) mostra fra l’altro la forte diminuzione registrata dalle concentrazioni di metalli pesanti e di nutrienti nell’acqua dei fiumi. Oggi, all’altezza di Basilea, grazie agli impianti di depurazione e al divieto di usarlo nei detersivi, le concentrazioni di fosfato nel Reno sono cinque volte più basse che alla fine degli anni Settanta.I dati relativi ai laghi, raccolti a parte, mostrano anch’essi un’evoluzione positiva: attualmente il tenore di fosforo è in generale inferiore a 20 microgrammi per litro, quando negli anni Settanta poteva anche superare i 500 microgrammi per litro. La situazione continua tuttavia ad essere problematica nelle zone di allevamento intensivo. Anche per l’acqua, come per l’aria, il bilancio dell’azoto è in chiaroscuro: le concentrazioni di nitrato nei corsi d’acqua sono diminuite, ma non sufficientemente. Per contro, le restrizioni d’impiego del mercurio e l’introduzione della benzina senza piombo hanno nettamente ridotto il tenore di questi due inquinanti nei fiumi.Nel frattempo altre minacce, tra cui i microinquinanti dovuti ai farmaci e ai biocidi, si sono imposte all’attenzione generale. Per rispondere a queste nuove sfide, nel 2011 la Confederazione e i Cantoni hanno quindi deciso di creare un programma di monitoraggio congiunto. Grazie a una fitta rete di stazioni di misurazione cui si affiancano altri rilevamenti biologici complementari, il NAWA – Osservazione nazionale della qualità delle acque superficiali permette di affrontare il problema in una prospettiva più ampia.

La matassa di tubuli
La matassa di tubuli posti sopra la piastra lascia intuire il complesso sistema che consente di ottenere una ripartizione uniforme delle gocce. Il substrato irrigato artificialmente è scavato sui lati e munito di tubi di drenaggio. Le vie seguite dall’acqua vengono individuate studiando la ripartizione del colore nell’acqua aspirata dal suolo. Progetto condotto a Saurenhorn, nel Comune di Schüpfen (BE), dal Prof. em. Peter Germann, Istituto di geografia dell’Università di Berna.
© Hans Rudolf Wernli

Il suolo non dimenticaGli inquinanti misurati nell’aria e nelle acque pregiudicano l’ambiente nel suo insieme, ma prima di tutto il suolo: le sostanze non degradabili si accumulano nel terreno, compromettendo la qualità di questa risorsa fondamentale per gli esseri umani, gli animali e le piante. I livelli di alcuni contaminanti e nutrienti possono ridursi sensibilmente nell’atmosfera e negli ambienti acquatici, ma non necessariamente nel terreno. «Il suolo ha una memoria a lungo termine. Gli occorre in generale più tempo per raggiungere carichi inquinanti elevati, ma gliene serve ancora di più per farli abbassare», spiega Fabio Wegmann della sezione Suolo dell’UFAM. Di qui l’importanza di comparare nel tempo l’evoluzione delle sostanze persistenti nel suolo.A mostrare che degli inquinanti atmosferici potevano accumularsi nel terreno e comprometterne la fertilità sono stati per la prima volta alcuni studi condotti all’inizio degli anni Ottanta. All’epoca il dito era puntato soprattutto su metalli pesanti come piombo, cadmio, rame e mercurio che, riversati nell’ambiente dai motori a scoppio, dalle industrie, dai fanghi di depurazione, dai concimi e dai prodotti fitosanitari, hanno in concentrazioni elevate un effetto inibitorio sulla fertilità del suolo.Per poter seguire l’evoluzione dei carichi di queste sostanze e reagire di conseguenza, la Confederazione ha quindi creato nel1985 l’Osservatorio nazionale dei suoli (NABO), una rete che comprende un centinaio di siti d’osservazione ripartiti su tutta la Svizzera da cui ogni cinque anni vengono prelevati e analizzati dei campioni. A trent’anni dall’inizio delle misurazioni, i risultati consolidati sull’arco dei cinque periodi di rilevamento finora effettuati ci permettono ora di enucleare diverse tendenze.Attenti a quei dueIn questi ultimi anni il tenore di cadmio nello strato superficiale del suolo non è aumentato. I valori di piombo e di mercurio sono addirittura diminuiti. Anche nel suolo si riflette dunque la riduzione delle immissioni osservate nell’atmosfera a seguito dell’impiego di filtri più efficaci, della benzina senza piombo e dell’effetto positivo prodotto del divieto di spandimento dei fanghi di depurazione.Che le concentrazioni misurate nello strato superficiale del terreno siano diminuite non significa tuttavia che le sostanze persistenti siano sparite. È possibile che siano solamente spostate: possono in effetti essere migrate nel sottosuolo o essere state assorbite dalle piante e rimosse insieme ai raccolti. O possono anche essere finite nelle acque sotterranee per effetto dell’erosione.Due metalli fanno però eccezione a questa evoluzione complessivamente positiva: il rame e lo zinco, due elementi che a partire da una certa concentrazione inibiscono gli enzimi del suolo compromettondone la fertilità. A differenza degli altri, entrambi questi metalli continuano ad accumularsi, specie nelle superfici prative a sfruttamento intensivo e in determinati tipi di coltivi. A parte le ricadute atmosferiche di zinco dovute all’abrasione dei pneumatici, tutti gli accumuli di queste sostanze provengono infatti essenzialmente dallo spargimento intensivo di concimi di fattoria, in cui finiscono poiché aggiunti ai foraggi in quanto oligominerali essenziali per gli animali. Stando agli autori del rapporto «Nationale Bodenbeobachtung 1985–2009», pubblicato nel 2015, le loro concentrazioni nei mangimi animali potrebbero tuttavia essere fortemente ridotte senza conseguenze negative per il bestiame.Ogni Cantone ha le sue priorità«L’integrità del suolo è una qualità che merita di essere protetta tanto quanto la pulizia dell’aria e la salubrità dell’acqua», afferma Fabio Wegmann per giustificare l’osservazione intensiva di cui è oggetto il suolo. Oltre alla Confederazione, anche i Cantoni conducono ciascuno il proprio monitoraggio del suolo. Sta ad essi infatti accertare i sospetti casi di inquinamento e intraprendere i necessari risanamenti secondo priorità fissate in base alle proprie esigenze.Il Canton Friburgo, che ha una superficie agricola estesa, è ad esempio particolarmente attento ai dati agronomici. Dal 1987 censisce quindi la qualità del suolo in circa 250 punti di misurazione distribuiti su tutto il territorio cantonale. Il bilancio stilato dal gruppo di coordinamento a 25 anni di distanza dall’inizio dei rilevamenti è positivo: il tenore di humus è rimasto stabile, così come il pH, quest’ultimo grazie tuttavia allo spargimento di concimi calcarei che abbassano l’acidità nelle regioni molassiche. Sono inoltre diminuite le perdite di fosforo solubile dovute al dilavamento. Il monitoraggio non ha però mancato di evidenziare anche evoluzioni negative, che impongono un adattamento dei metodi di sfruttamento: tra questi, l’erosione e il compattamento del suolo o ancora gli eccessi di potassio dovuti all’elevata densità di bestiame.Il bilancio dei nutrienti come indicatoreUn altro tema d’attualità cui si interessa il NABO è quello del bilancio dei nutrienti. In forte crescita fino al 2000, le concentrazioni di azoto e di fosforo nelle superfici prative si sono nel frattempo stabilizzate, ma restano comunque elevate. Continua inoltre ad aumentare il tenore di potassio. Il team NABO ha pertanto deciso di intensificare le proprie attività nel settore, allo scopo di identificare i metodi di sfruttamento non sostenibili ed emanare delle raccomandazioni. Come fa? Raffronta i valori misurati con l’input–output di nutrienti della particella interessata.Tutti i campioni studiati dal NABO sono archiviati presso la stazione federale di ricerche Agroscope e possono quindi essere rianalizzati per lo studio di nuove problematiche legate ad altre proprietà del suolo. Tra i compiti chiave del NABO vi è infatti anche questo: trasmettere alle generazioni future archivi di campioni coerenti e ben documentati.

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Ultima modifica 11.02.2015

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