Forza probatoria grazie alla pluralità delle fonti: Cambiamento climatico oltre ogni ragionevole dubbio

A livello mondiale le temperature non devono aumentare di più di due gradi. Scienziati e amministratori lavorano alacremente al raggiungimento di questo obiettivo, fondandosi su molteplici dati climatici e ambientali raccolti e analizzati con cura.

Stefan Brönnimann
Stefan Brönnimann, Università di Berna

Testo di Elsbeth Flüeler

Accanto alla scrivania di Regine Röthlisberger vi sono sette classificatori ordinati a mo'di arcobaleno - dal blu al verde, al rosso, al giallo: «È il nostro "ricettario". È in base alle istruzioni contenute qui dentro che stiliamo l'Inventario dei gas serra in Svizzera», spiega la viceresponsabile della sezione UFAM Reporting sul clima e adattamento ai cambiamenti. «Un lavoro che ogni anno sfocia in 80 pagine fitte di cifre, cui si aggiungono 500 pagine di commento». Pubblicato nel 2013, il primo dei tre volumi del rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) ne conta addirittura 1500 di pagine.

Nel 1997, con la firma del Protocollo di Kyoto, alcuni Paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra in base a obiettivi vincolanti. Da allora, gli Stati membri lavorano a spron battuto per determinare il volume esatto delle proprie emissioni e mettere a punto misure di riduzione mirate a livello nazionale, e i ricercatori si sforzano di fornire loro indicazioni chiare sull'evoluzione del clima a livello mondiale. L'ultimo rapporto dell'IPCC raccoglie i contributi di 254 autori. Uno di questi è Stefan Brönnimann, responsabile del Gruppo di climatologia dell'Istituto di geografia dell'Università di Berna, che insieme ad altri 14 colleghi ha redatto il capitolo sui cambiamenti osservati nell'atmosfera. 

Incertezze accertate

Che la temperatura media della Terra sia aumentata è un fatto accertato. Ma cosa significa «accertato», si sono domandati gli autori del rapporto. E che grado di incertezza c'è in questa affermazione? La conclusione cui sono giunti è che un risultato è veramente accertato solo quando su esso convergono «multiple independent lines of evidence», ovverosia molteplici fonti indipendenti di prova.

La prima prova accertata dell'aumento delle temperature medie globali viene dai dati delle circa 30 000 stazioni meteorologiche sparse in tutto il mondo. «In Svizzera abbiamo potuto far capo ai 150 anni di tradizione maturata sul campo dalle stazioni dell'Istituto svizzero di meteorologia (ISM)», sottolinea Stefan Brönnimann. Alcune però di queste stazioni, che in origine erano alla periferia delle città, si ritrovano ora in pieno centro o sono state spostate in un aeroporto. E molti dei loro apparecchi di misurazione sono stati sostituiti, in Svizzera come altrove, con nuovi modelli al passo con i più recenti standard della ricerca.

Tutti questi cambiamenti, che già in passato non avevano mancato di sollevare critiche, influenzano le affermazioni fatte sull'evoluzione della temperatura, rendendole poco affidabili. Stefan Brönnimann e i colleghi degli altri centri di ricerca climatologica hanno dunque dovuto analizzare i dati grezzi tenendo conto di queste variazioni e correggerli di conseguenza. «Ogni correzione crea nuovi margini di incertezza», avverte l'esperto. Negli ultimi anni i ricercatori hanno tuttavia studiato attentamente questo aspetto e si sono accorti di una cosa: che nonostante ognuno di loro avesse apportato delle correzioni indipendentemente dagli altri, le statistiche ottenute era pressoché identiche fra loro. «Oggi siamo in grado di circoscrivere meglio questi margini di incertezza, benché talvolta essi sembrino complessivamente più grandi che in passato.»

Sistemi diversi e indipendenti

Oltre che dalle temperature al suolo, una seconda fonte di prove del cambiamento climatico viene dalle temperature della superficie dei mari. Rilevate secondo un sistema di osservazione specifico, anche queste sono però viziate da un certo numero di incertezze. In passato la temperatura dell'acqua veniva infatti misurata dalle navi, con dei secchi fino agli anni Quaranta, e attraverso l'acqua di raffreddamento dei motori in seguito.

Una terza fonte di prove è fornita poi dalla temperatura dell'aria, anch'essa misurata da navi, e una quarta dalla temperatura dell'atmosfera libera, rilevata prima da palloni meteorologici e più tardi dai satelliti. Gli scienziati hanno cercato tracce del riscaldamento anche altrove: hanno studiato il volume dei ghiacciai, l'estensione della banchisa polare, l'altezza dei mari, lo spessore del manto nevoso in inverno, l'umidità dell'aria e il calore immagazzinato dagli oceani.

Da un totale di 44 serie di dati trattati, interpolati e omogeneizzati si sono così ottenuti 11 parametri, tutti recanti robuste evidenze scientifiche del cambiamento climatico benché ognuno con i propri margini di incertezza. «Questo risultato è un buon esempio di come molteplici fonti indipendenti permettano di giungere a un'affermazione scientifica rilevante dal punto di vista politico». Tutti e 11 i parametri dicono la stessa cosa malgrado i rispettivi margini di incertezza: il cambiamento climatico è certo oltre ogni ragionevole dubbio.

Inventariare i gas serra

È sulla scorta di questa evidenza che l'IPCC si rivolgerà ai responsabili politici quando si accingeranno ad elaborare un accordo successivo al Protocollo di Kyoto. Al tavolo delle trattative che decideranno dei futuri obiettivi in materia di protezione del clima ci sarà anche la Svizzera. Al momento il Parlamento sta discutendo del secondo periodo d'impegno del Protocollo che, una volta ratificato, obbligherà la Svizzera a ridurre entro il 2020 le sue emissioni di gas serra del 20 %  rispetto ai livelli del 1990. Le misure con cui realizzare quest'obiettivo e i loro effetti sono vagliati in base ai dati forniti da Regine Röthlisberger.

Per l'Inventario dei gas serra occorre seguire istruzioni precise quanto ai dati raccolti e ai metodi utilizzati per elaborarli, interpretarli e calibrarli. Tutto quel che serve è contenuto nei sette classificatori cui si accennava in entrata. Per descrivere ad esempio le emissioni di gas serra derivanti da vettori energetici fossili, Regine Röthlisberger e i suoi colleghi utilizzano dati relativi alle economie domestiche, ai servizi, all'artigianato, all'industria e ai trasporti tratti dalla statistica generale pubblicata dall'Ufficio federale dell'energia. Quantificano inoltre le quantità di gas serra emesse dai prodotti di sostituzione dei clorofluorocarburi (CFC) o dall'agricoltura, precisando in questo caso il numero di animali da reddito e i volumi di mangime.

Quando le chiediamo quante serie di dati figurano nell'inventario, Regine Röthlisberger allarga le braccia: all'incirca 1000? E in futuro saranno sempre di più: «Le conoscenze e le esperienze nella stima di queste emissioni aumentano costantemente», aggiunge l'esperta.

Agire su basi solide

Sia la scienza che l'amministrazione richiedono dati precisi sul clima e sulla sua evoluzione. Ma a che punto è la collaborazione fra di loro? «Noi dell'amministrazione abbiamo bisogno di basi scientifiche per definire degli obiettivi a lungo termine ed elaborare delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici», puntualizza Regine Röthlisberger. Nel suo lavoro quotidiano ha comunque solo rapporti puntuali con gli ambienti scientifici. E anche Stefan Brönnimann dell'Università di Berna riconosce che tra le due parti vi siano pochi punti di contatto. Eppure entrambe perseguono, ciascuna per la sua strada, lo stesso obiettivo: utilizzare dati precisi provenienti da migliaia di fonti per accompagnare e sostenere le decisioni politiche.

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Ultima modifica 11.02.2015

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