Agricoltura: un buon consiglio non ha prezzo

Per conservare e promuovere la biodiversità delle regioni agricole di pianura occorrono tre volte più ambienti di qualità di quanti ce ne siano oggi. Oltre a sviluppare il sistema di pagamenti diretti, la consulenza agricola potrebbe contribuire anche a raggiungere quest’obiettivo.

Biodiversità a pieni punti: l’azienda della famiglia Berweger a Effretikon (ZH).
Biodiversità a pieni punti: l’azienda della famiglia Berweger a Effretikon (ZH).
© Markus Jenny

Testo di Hansjakob Baumgartner

Con i suoi 22 ettari di superficie utile, quella di Astrid e Jürg Berweger a Effretikon (ZH) non è propriamente un’azienda agricola di grandi dimensioni. È però sana e solida dal punto di vista economico. La sua principale fonte di guadagno è la vendita diretta di carne bovina proveniente dall’allevamento di vacche nutrici. Nello spaccio aziendale si vendono anche verdure e ortaggi di produzione propria. Frumento e girasoli sono invece commercializzati attraverso i tradizionali canali di vendita. Un’importante fonte d’entrata è costituita anche dai pagamenti diretti per prestazioni a favore della biodiversità.

L’azienda è membra di IP-Suisse, l’organizzazione dei contadini che praticano un’agricoltura integrata. I prodotti di queste aziende - perlopiù carne, latte, farina e pane - sono ad esempio distribuiti dalla Migros sotto il marchio «TerraSuisse». I produttori di IP-Suisse devono soddisfare una serie di norme ambientali aggiuntive a quelle previste per legge. Sono inoltre richieste loro prestazioni supplementari a favore della diversità biologica, valutate secondo un sistema a punti.

A fruttare punti sono essenzialmente le superfici di compensazione ecologica, di cui è particolarmente apprezzata la qualità - per esempio, la presenza nei prati di un’elevata varietà di piante. Ma un’azienda può guadagnare punti anche adottando misure sulla superficie utile. Ad esempio, può lasciare nei campi di cereali piccole aree incolte suscettibili di offrire siti idonei alla nidificazione dell’allodola.

Il sistema a punti è stato sviluppato dalla Stazione ornitologica svizzera di Sempach e dall’Istituto di ricerche dell’agricoltura biologica (FiBL). I censimenti delle specie animali e vegetali condotti in 132 aziende mostrano che il sistema riflette bene la situazione in fatto di biodiversità: più sono i punti totalizzati da un’azienda e più sono le specie di piante, farfalle e uccelli effettivamente riscontrate.

La consulenza paga

Per ottenere il marchio IP-Suisse occorre totalizzare almeno 17 punti. I Berweger sono ora a quota 27, ma non è stato sempre così. Era da tempo che sentivano il bisogno di fare qualcosa per la natura, ci dice Jürg Berweger, ma non sapevano bene né cosa né come. L’opportunità gli è stata data dalla Stazione ornitologica e dall’istituto di ricerche FiBL che, per un progetto congiunto, cercavano contadini che volessero testare l’effetto di una consulenza aziendale esaustiva sul rendimento economico ed ecologico di un’azienda agricola. Berweger non ha esitato molto ad accettare la proposta. Nel 2009 ha quindi ricevuto la visita da parte di Markus Jenny, specialista di ecologia agraria alla Stazione di Sempach. Dopo aver analizzato l’azienda al tavolo da cucina, l’esperto ha proceduto a una perizia dei prati e dei campi e, in base a questa, ha poi elaborato una proposta di misure per la promozione della biodiversità.

Buona parte della superficie aziendale è composta da prati e pascoli destinati alle 12 vacche nutrici. Alcuni prati sono stati quindi resi più estensivi e in parte seminati con una nuova miscela di sementi. Nei pascoli sono state lasciate diverse zone a maggese e piantate delle siepi. E siccome le mucche della famiglia Berweger non consumavano tutto il mais prodotto in azienda, si è data la possibilità di ricavare due strisce di maggese anche nei campi di granturco. La quota di superfici di compensazione ecologica sul totale della superficie aziendale è passata dall’8 al 15 %, con perdite di produzione che restano peraltro minime e che sono più che compensate dalla maggiore entrata di contributi ecologici.

Evoluzione della quota di superfici di compensazione ecologica in 24 aziende pilota dopo una consulenza aziendale esaustiva.
Evoluzione della quota di superfici di compensazione ecologica in 24 aziende pilota dopo una consulenza aziendale esaustiva.

Più natura, più reddito

Al progetto, oltre a quella dei Berweger, hanno partecipato altre 23 aziende. Il risultato a livello ecologico? Un salto quantico: la quota delle superfici di compensazione sull’intera superficie agricola è aumentata nel complesso di oltre il 50 %. Spesso si è addirittura fatto più di quanto proposto dal consulente (cfr. grafico sotto). E i conti tornano anche in cassa: il risultato annuo d’esercizio è migliorato in media di 3491 franchi.«Questo prova che si sono potute fornire maggiori prestazioni a favore della biodiversità senza tagli sostanziali alla produzione», afferma Markus Jenny. «L’opinione secondo cui troppa ecologia riduce l’agricoltura produttiva e mette in pericolo la sicurezza degli approvvigionamenti è quindi smentita.»A lungo termine succederà con tutta probabilità addirittura il contrario. Solo biocenosi diversificate possono infatti fornire i numerosi servizi ecosistemici da cui dipende l’agricoltura produttiva: l’impollinazione delle colture da parte degli insetti, la lotta naturale contro i parassiti e la conservazione della fertilità dei suoli. Rispetto a quelli poveri di specie, i sistemi ricchi di biodiversità riescono ad assorbire meglio anche l’aumento delle temperature e dei periodi di siccità che ci riservano i cambiamenti climatici. A livello nazionale non si è tuttavia ancora riusciti a fermare la perdita di biodiversità in atto nelle regioni agricole: dal 1990, malgrado le misure adottate, le superfici ecologiche e i progetti d’interconnessione, il numero di uccelli che nidificano nei nostri campi e prati si è ridotto di un quarto. «Il sistema dei pagamenti diretti conteneva finora molti falsi incentivi che favorivano l’intensificazione della produzione anziché le prestazioni a favore della biodiversità», spiega Nicola Indermühle della sezione Specie, habitat, reti ecologiche all’UFAM.

Specie faro e specie bersaglio

Su questo punto la Politica agricola 2014-2017 promette un miglioramento. La chiave di volta sta nell’ulteriore sviluppo del sistema di pagamenti diretti: in futuro le prestazioni d’interesse generale saranno compensate in maniera più mirata. «Verranno meno anche gli effetti collaterali negativi che gli attuali contributi per la detenzione di animali da reddito producono a livello di occupazione della superficie», si compiace Samuel Vogel del settore Ecologia all’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG).

Cinque anni fa UFAG e UFAM hanno definito una serie di obiettivi ambientali per l’agricoltura (OAA). Tocca in particolare a quest’ultima garantire e promuovere le specie indigene presenti sulle superfici agricole o dipendenti dall’utilizzazione agricola. Ma quanta superficie idonea è necessaria per raggiungere questo obiettivo?

Circa un terzo degli animali e delle piante indigeni, ossia oltre 10‘000 specie, vive in zone agricole: impossibile dunque preoccuparsi di ciascuna singolarmente. Gli obiettivi ambientali dell’agricoltura in materia di biodiversità si focalizzano pertanto su circa 1700 tra specie faro e specie bersaglio. Se stanno bene loro, prospera l’intera comunità di specie legata al paesaggio colturale. La condizione è che vi sia un’offerta di superfici sufficiente a soddisfare le loro esigenze ambientali. Gli specialisti parlano di superfici di qualità OAA. Tra queste vi sono, ad esempio, i biotopi di importanza nazionale che si trovano in zone agricole, le superfici di compensazione ecologica che presentano un’elevata qualità biologica o le superfici su cui è presente un determinato numero di specie faro e bersaglio.

Triplicare le superfici di qualità

In base a diverse fonti di informazione - inventari dei biotopi, statistiche agro-ambientali sulla compensazione ecologica, risultati del Monitoraggio della biodiversità in Svizzera, osservazioni di specie faro e bersaglio raccolte da centri di competenza - un gruppo di ricerca incaricato da UFAG e UFAM ha stimato il volume attuale di tutte le superfici di qualità OAA. In una seconda fase i ricercatori hanno quantificato i valori di stima sulla base di esempi tipo. E il risultato fa riflettere.

Attualmente solo il 6-10 % della superficie agricola utile soddisfa gli obiettivi di qualità (OAA); nell’Altipiano e nelle regioni di pianura tale percentuale scende addirittura al 3,1 %. A livello nazionale essa dovrebbe essere del 16 % al fine di conservare le specie bersaglio e faro. Ciò che è necessario non è tanto un maggior numero di superfici di compensazione, quanto piuttosto un miglioramento della loro qualità. Occorre intervenire soprattutto nelle regioni di pianura. In queste zone gli ambienti qualitativamente pregevoli dovrebbero avere una superficie del 10 % per fermare la perdita di biodiversità: tre volte di più rispetto alla situazione odierna (cfr. grafico in basso).

Le aziende che partecipano attualmente al progetto di consulenza della Stazione di Sempach e del FiBL soddisfano già questi parametri. «Molti titolari d’azienda si rendono conto solo in sede di colloquio che ottimizzando il bilancio ecologico si riesce anche ad aumentare il proprio reddito, oltre che a promuovere la biodiversità», sottolinea Markus Jenny. Una consulenza aziendale incentrata su questioni ecologiche potrebbe dunque rappresentare un importante contributo al raggiungimento degli obiettivi ambientali in agricoltura.

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Scaricare questo numero (PDF, 5 MB, 22.05.2013)2/2013 Conservare la biodiversità

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Ultima modifica 23.05.2013

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