Biodiversità e formazione: ma cos’è quella piantina là?

L’obiettivo del programma pedagogico internazionale GLOBE è motivare gli allievi a studiare l’ambiente che li circonda apprendendo dal vivo importanti nozioni di ecologia. In Svizzera, uno dei temi portanti del programma verte sulle piante esotiche invasive che minacciano la biodiversità. Piccoli scienziati crescono.

Testo di Lucienne Rey

Non sempre gli invasori avanzano a colpi di cannone e al suono di urla di guerra: ce ne sono anche di quelli che lo fanno in maniera subdola. Se ne sono accorte anche Corinne e Mirjam: «A caccia dei conquistatori nascosti» si intitola il poster che questa mattina di buon’ora presenteranno davanti alla loro classe del liceo Kirchenfeld a Berna. Nel quadro di un corso interdisciplinare sulle metodologie delle scienze naturali, le due giovani maturande e i loro compagni hanno perlustrato la vicina valle della Worble e poi cartografato le specie originarie di altri continenti che si diffondono ai danni della fauna e della flora indigene: le cosiddette neofite invasive. Ogni gruppo presenta ora il proprio poster, frutto di molte ore di lavoro, nel quale sono spiegati le problematiche, i metodi, le ipotesi di lavoro e i risultati dell’indagine.

Sensibilizzare alla natura e alla scienza

Il corso, organizzato congiuntamente dai professori Georg Thormann (geografia) e Heinz Stöckli (biologia), persegue più obiettivi: da un lato, permette agli allievi di applicare le conoscenze tecniche e scientifiche acquisite in classe, dall’altro li inizia alla ricerca scientifica individuale preparandoli così alle esigenze delle università. Questo connubio di ecologia e metodologia scientifica fa del liceo Kirchenfeld un candidato ideale al programma didattico internazionale GLOBE.

L’acronimo GLOBE sta per «Global Learning and Observations to Benefit the Environment» e dà il nome a un programma didattico internazionale rivolto a tutti i livelli di scuola, tenuto a battesimo nel 1994 dall’allora vicepresidente americano Al Gore. Al progetto GLOBE aderiscono oggi oltre 26‘000 scuole di 112 Paesi, 41 dei quali europei. Nel nostro Paese l’associazione promotrice del programma è stata fondata nel 2009 e, da allora, GLOBE Svizzera è un partner importante dell’UFAM nel settore dell’educazione ambientale (cfr. ambiente 4/2010).

Grazie a GLOBE gli allievi prendono coscienza di problematiche che vanno oltre il lavoro personale: i dati raccolti sono pubblicati in Internet e possono essere confrontati con quelli di altre regioni della Svizzera o addirittura di altri Paesi. Nel caso della cartografia delle neofite, GLOBE ha ad esempio trasmesso le schede con i dati anche a Info Flora, una fondazione con sede operativa a Ginevra e Berna che si occupa di documentare e promuovere le piante selvatiche in Svizzera e che raccoglie a questo scopo informazioni sui popolamenti, le minacce, la protezione e la biologia della flora svizzera. In contropartita, i responsabili di Info Flora hanno collaborato con GLOBE Svizzera all’allestimento delle schede e alla stesura delle direttive per la raccolta dei dati sul terreno.

Un lavoro impegnativo…

La presentazione del poster davanti alla classe è l’ultima di una lunga serie di tappe. Dapprima, gli studenti hanno visitato il giardino botanico per conoscere l’aspetto e le proprietà delle neofite invasive che avrebbero potuto incontrare nella valle della Worble. Quindi, a gruppi, hanno perlustrato un segmento della valle e, con l’ausilio di un apparecchio di navigazione satellitare (GPS), hanno rilevato il punto di ritrovamento esatto di una data pianta. Per ogni punto è stato compilato un protocollo con informazioni sul numero di ricacci e lo stadio di sviluppo delle singole piante, la dimensione del popolamento, il grado di copertura dell’area occupata e le caratteristiche dell’habitat. Affinché i residenti e i proprietari dei fondi non fossero sorpresi nel vedere i giovani aggirarsi lungo il fiume, Georg Thormann ha preventivamente informato i Comuni interessati.

Una volta raccolti, i dati del GPS sono trasferiti in un computer e convertiti in una tabella Excel in modo da poter essere ripresi da Info Flora. I dati sono stati inoltre riportati su una carta topografica mediante il sistema d’informazione geografica ArcGis. Queste cartografie, provviste di puntini colorati, figurano in genere al centro del poster.

… che porta buoni frutti

Ogni poster rispecchia lo stile personale degli autori, realizzando così un obiettivo importante di Georg Thormann: «Gli studenti devono saper prendere le proprie decisioni. Sul terreno si trovano di fronte a situazioni che devono gestire da soli.» L’insegnante lascia ai giovani mano libera quando si tratta ad esempio di decidere se contare tutte le piante o se procedere a una valutazione unicamente in base ai campioni. La decisione deve però essere adeguatamente motivata e la procedura scelta applicata in modo coerente.

Nel formulare le ipotesi di lavoro gli studenti devono mettere in relazione le piante con l’habitat studiato e osservare attentamente l’ambiente circostante. Quest’ultimo è un aspetto a cui Georg Thormann tiene particolarmente: «A differenza che in passato, quando i giovani trascorrevano le giornate per prati e boschi, le generazioni di oggi stanno molto davanti al computer e spesso non conoscono più la natura per esperienza diretta. Il lavoro sul campo è importante anche per questo.» Alcuni dei ricercatori in erba sono riusciti nel loro lavoro in modo brillante. Tra le numerose ipotesi di lavoro formulate si legge: «Lungo la Worble si possono rinvenire soprattutto la balsamina ghiandolosa e il poligono del Giappone, entrambe neofite che prediligono l’umidità.» Ipotesi che è poi stata confermata da prove empiriche.

Tutt’altro che scartoffie

Dalla discussione emerge che non tutti i gruppi di lavoro si sono mossi sul terreno con la stessa disinvoltura: un gruppo è stato bloccato da una staccionata benché l’accesso all’altra riva fosse possibile attraversando il letto del ruscello, un altro non ha terminato i rilievi a causa di una mandria di mucche. Nell’insieme Georg Thormann elogia comunque il lavoro di tutti: i dati raccolti dai vari gruppi corrispondono ampiamente, e ciò è provato dal fatto che i risultati globali delle due classi che hanno partecipato alla ricerca combaciano fra loro.

Dal dibattito finale risulta chiaro che gli studenti hanno svolto il compito con particolare senso critico: «L’approccio nei confronti delle neofite varia molto da Comune a Comune», ha ad esempio osservato Julian. «Lo sfruttamento agricolo tiene sotto controllo le piante alloctone», fa riflettere dal canto suo René, «ma l’agricoltura intensiva non rappresenta una soluzione al problema della biodiversità.» Melinda e Eric si rallegrano, infine, che il loro lavoro sia stato integrato nel programma GLOBE: «È bello sapere che i nostri risultati saranno utilizzati.» I dati rilevati confluiranno infatti in un sistema di monitoraggio e forniranno così qualche munizione in più alla lotta contro le incursioni di questi vegetali indesiderati.

 


Accrescere la sensibilità moltiplicando i partner

Strategia Biodiversità Svizzera, obiettivo 7: fare in modo che, entro il 2020, la società abbia acquisito conoscenze sufficienti sulla diversità biologica. Come ci dice Beat Bringold, capo della sezione Educazione ambientale dell’UFAM, l’ufficio raggiunge già tutti i gruppi d’interesse rilevanti grazie ai suoi numerosi partner: «Oltre che con GLOBE, lavoriamo anche con Silviva, il centro di formazione del WWF o altri poli di consulenza in materia di natura che propongono numerose offerte didattiche, molte delle quali rivolte agli insegnanti», spiega l’esperto. La biodiversità è un tema centrale di questi corsi. Per il tramite dei docenti, l’UFAM sensibilizza all’ecologia anche gli allievi.

Attraverso la collaborazione con la fondazione éducation 21 l’ufficio assicura inoltre il coordinamento e l’interrelazione fra i diversi attori dell’educazione ambientale. «I livelli su cui facciamo maggior leva sono tuttavia quelli sistemici», dice Beat Bringold. Tramite la formazione professionale l’UFAM porta infatti le competenze indispensabili alla protezione della biodiversità anche a futuri giardinieri, pianificatori e altri professionisti del verde: «In questo modo anche un apprendista forestale riceverà nel corso della sua formazione utili nozioni sulla biodiversità», conclude Beat Bringold.

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Ultima modifica 23.05.2013

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