Piacere di imparare: a scuola di biodiversità

A Barbengo (TI), proprio di fronte all’edificio della Scuola media, si apre un’ampia superficie di terreno incolto prossimo allo stato naturale. Da quando gli allievi vi hanno scoperto un esemplare di Raganella arborea, una specie in via di estinzione, il biotopo è stato posto sotto protezione. Oggi serve ai docenti come aula di scienze a cielo aperto.

Il terreno prossimo allo stato naturale adiacente alla Scuola media di Barbengo (TI).
Il terreno prossimo allo stato naturale adiacente alla Scuola media di Barbengo (TI).
© Marco Martucci

Testo di Vera Bueller

In uno studio del 2002 che aveva fatto scalpore, alcuni ricercatori britannici avevano constatato che l’80 % dei bambini intervistati era in grado di ricordare senza problemi i nomi di tutti i personaggi dei Pokemon, mentre appena la metà sapeva più o meno riconoscere le piante che crescevano nel parco botanico o zoologico della propria città. Alla Scuola media di Barbengo il risultato sarebbe stato tutt’altro. In questo quartiere di Lugano, proprio davanti alla scuola, si estende un grosso appezzamento di terreno incolto che funge da aula per lo studio della biodiversità. Adibita in passato a deposito di materiale da costruzione, la superficie è stata nel tempo riconquistata dalla natura: ne è nata una combinazione spontanea di siepi naturali, prati magri, pozze e stagni, in cui, tra legno usato e legno morto, ghiaia e mucchi di sassi, trovano rifugio anfibi e insetti divenuti ormai rari.

Quando nel 2006 si voleva asfaltare il biotopo per far spazio a una piazza di giro per autobus, l’insegnante e giornalista scientifico Marco Martucci ha mobilitato i suoi allievi. Sotto la sua guida i ragazzi hanno misurato, fotografato, mappato e perlustrato il terreno, catalogando specie di animali e piante selvatiche. Ed è così che, nel 2007, hanno trovato la raganella arborea, una specie in pericolo di estinzione. È da questa che il progetto, premiato dal WWF nel 2010, prende appunto il nome: «Progetto raganella». L’intero biotopo è da allora protetto in quanto sito di riproduzione di anfibi d’importanza cantonale.

Per Marco Martucci è un sogno divenuto realtà: «È sorprendente quanto si possa fare con un terreno incolto di dimensioni in fondo così ridotte. Qui gli allievi toccano con mano la biodiversità e questo lascia tracce che durano tutta la vita.» Con il crescere dell’urbanizzazione i bambini hanno infatti sempre meno possibilità di stare all’aperto e di trarre esperienze dal contatto diretto con piante e animali.

Che un ambiente d’insegnamento «amico» sensibilizzi i bambini nei riguardi della biodiversità è confermato anche da Petra Lindemann-Matthies, ricercatrice presso l’Istituto di scienze naturali dell’Alta scuola pedagogica di Karlsruhe: «Spazi verdi nell’area della scuola gestiti in modo seminaturale offrono ai giovani svariate possibilità di sperimentare la natura in tutte le sue componenti sensoriali e di imparare, con un approccio globale e interdisciplinare, ad acquisire le competenze operative necessarie a interagire con la natura e ad assumersi infine la propria responsabilità nella conservazione degli ambienti e delle specie presenti.»

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Ultima modifica 23.05.2013

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