Piano d’azione biodiversità: «Siamo tutti parte della Strategia»

I lavori di elaborazione del piano d’azione per la messa in opera della Strategia Biodiversità Svizzera sono in pieno corso. Le misure concrete, frutto di un ampio processo partecipativo, saranno messe a punto entro l’estate 2014. Opportunità e sfide: a colloquio con Sarah Pearson, responsabile del progetto Strategia Biodiversità Svizzera all’UFAM.

Sarah Pearson, Responsabile della sezione Specie, habitat, reti ecologiche dell’UFAM, Sarah Pearson è capoprogetto della Strategia Biodiversità Svizzera. Ha studiato biologia e scienze politiche. Il suo giardino spontaneo ospita una grande varietà di piante e animali.
Sarah Pearson: Responsabile della sezione Specie, habitat, reti ecologiche dell’UFAM, Sarah Pearson è capoprogetto della Strategia Biodiversità Svizzera. Ha studiato biologia e scienze politiche. Il suo giardino spontaneo ospita una grande varietà di piante e animali.
© Christine Bärlocher/Ex-Press/UFAM

Intervista raccolta da Gregor Klaus

ambiente: A spasso per le Alpi, non vedo che natura e bei paesaggi. Ma abbiamo davvero un problema di biodiversità?

Sarah Pearson: Purtroppo sì! Negli scorsi decenni la Svizzera ha subito una massiccia perdita di varietà biologica. Si tratta di un processo lento: da noi non si bruciano i boschi per convertirli in piantagioni di soja. A causa della costante pressione cui sono sottoposti gli ambienti vitali, molte popolazioni di animali e di piante tendono però a diminuire e, presto o tardi, a scomparire. Raggiunto un determinato grado di minaccia, le specie figurano nella Lista rossa. Attualmente oltre un terzo delle specie animali e vegetali indigene risulta in pericolo. E con il regredire delle specie diminuisce anche la loro diversità genetica. L’attuale utilizzazione del territorio da parte dell’uomo favorisce solo un esiguo numero di animali e piante, che si diffondono poi dappertutto. Gli ambienti vitali si fanno così sempre più simili in tutta la Svizzera e le regioni perdono le loro specificità ecologiche.

Le misure adottate finora sono state quindi tutte vane?

Non riesco assolutamente a immaginare l’aspetto che avrebbe oggi la Svizzera se nessuno si fosse preoccupato della natura e del paesaggio! Non siamo riusciti ad arrestare la perdita di biodiversità, ma di certo siamo riusciti a salvaguardare molti valori naturali. Penso ad esempio alle paludi, alle zone golenali, ai siti di riproduzione degli anfibi o ai prati e pascoli secchi di importanza nazionale. Benché questi sforzi siano andati a beneficio di tutti, la protezione della natura è stata però a lungo vista come l’hobby di un gruppuscolo di attivisti. La visione è cambiata dopo che nel 2009 il Consiglio federale ha avviato i lavori di elaborazione della Strategia Biodiversità Svizzera. Da allora, nella maggior parte degli operatori del settore è intervenuto un sensibile cambiamento di consapevolezza. Persone e organizzazioni che fino a quel momento si erano interessate sporadicamente alla protezione della natura si sono improvvisamente messe a riflettere su cosa fare per contribuire alla tutela delle nostri basi vitali. La conservazione e la promozione della diversità biologica sono state viepiù percepite come un progetto dell’intera società che va al di là dello schema politico destra-sinistra. La biodiversità è scevra da ideologie o almeno così dovrebbe essere.

Con il piano d’azione gli obiettivi definiti dal Con-siglio federale si faranno più concreti. C’è entusiasmo nell’aria?

I lavori che vertono attorno alla Strategia hanno destato grande interesse. Numerose organizzazioni si sono implicate molto già in fase di consultazione. La cosa non è affatto scontata e dimostra che la questione della biodiversità concerne tutti. La maggior parte di noi si è resa conto di avere una responsabilità ed ora è pronta ad assumerla. L’incontro parlamentare del mese di giugno 2012, in cui la Consigliera federale Doris Leuthard ha presentato la Strategia, ha visto una straordinaria affluenza di politici di ogni schieramento. Alla giornata organizzata lo scorso novembre per l’avvio del piano d’azione hanno partecipato quasi duecento addetti ai lavori. Molti volevano già mettersi all’opera e discutere di misure.

Che cambiamenti porterà il piano d’azione nel-l’attuale protezione della natura?

Quanto dirò potrà sembrare un po’ arido, ma ciò che è mancato finora sono stati degli orientamenti strategici. Non si capiva bene chi fosse responsabile di cosa. Non c’era una visione globale della biodiversità in Svizzera, non c’erano obiettivi quantitativi, c’era poca cooperazione intersettoriale e praticamente nessuno scambio di conoscenze scientifiche. Anche i processi partecipativi erano molto rudimentali. Adesso tutto questo cambierà radicalmente.

Cambierà proprio tutto?

Nella Strategia abbiamo finalmente formulato in modo chiaro e preciso gli obiettivi in materia di biodiversità per 26 campi d’intervento, tra cui la pianificazione del territorio, l’agricoltura e la selvicoltura, la caccia e i trasporti. Si censiranno i servizi ecosistemici, verranno valutati gli effetti di tasse e sovvenzioni sulla natura e sul paesaggio e sarà elaborato un piano di promozione delle specie. È una base fantastica da cui partire! Ma la prima cosa da fare è realizzare un’infrastruttura ecologica formata da zone di protezione e di interconnessione. Per farlo, occorre da un lato valorizzare e completare il sistema svizzero di zone protette e, dall’altro, conservare le superfici prossime allo stato naturale ancora presenti nelle zone agricole, nel bosco, lungo i corsi d’acqua e nello spazio urbano. In questo, ciascun settore deve fare la propria parte e dare i giusti stimoli. Per colmare le lacune esistenti nella rete ecologica, bisognerà completarla creando nuovi ambienti seminaturali e corridoi di transizione. La Strategia esige peraltro che la biodiversità venga promossa, nell’una o nell’altra forma, sull’intero territorio nazionale.

Ma questa non è un’utopia?

Assolutamente no! L’elaborazione del piano d’azione avviene in modo partecipativo. Quelle che cercheremo di proporre al Consiglio federale nel maggio del 2014 saranno misure ampiamente condivise. Il nostro approccio è pragmatico, non idealistico. Terremo conto delle esigenze dei vari attori e utenti del territorio.

Come si svolgeranno a grandi linee i lavori dielaborazione del piano d’azione?

Per la maggior parte dei campi d’intervento è previsto almeno un workshop in cui gli attori saranno invitati a discutere delle misure. Da qui, spero, scaturiranno soluzioni innovative e nasceranno nuove idee. I lavori condotti nel quadro del piano d’azione sono seguiti da due gruppi d’accompagnamento strategico che valuteranno le misure proposte alla luce della loro rilevanza politica e fattibilità. Un gruppo è costituito da rappresentanti della politica, delle conferenze cantonali e di diverse organizzazioni, l’altro da funzionari dell’Amministrazione federale.

Si sa dunque abbastanza di biodiversità perintervenire?

Le basi scientifiche ci sono. Abbiamo un’idea molto precisa dello stato della biodiversità e di come evolverà se non facciamo niente. Questo non è allarmismo da organizzazioni non governative. Parliamo di fatti dimostrati da ricercatori riconosciuti. In molti altri settori della politica si prendono decisioni e si varano misure sulla base di conoscenze molto meno consolidate. Nella maggior parte dei casi sappiamo anche come conservare e promuovere la biodiversità sul terreno. Si tratta ora di mettere questo sapere a disposizione degli attori in forma adeguata.

E a chi spetta attuare le misure?

A lei, a me, a chiunque. Siamo tutti parte della Strategia! Chi consuma, ha un giardino o anche solo un balcone, lavora in campagna o in ufficio, dirige un’azienda, viaggia per vacanza, è impiegato in un’amministrazione comunale o in un ufficio federale: tutti possono contribuire a conservare e promuovere la biodiversità (cfr. articolo seguente).

Ma ne varrà poi la pena, visto che le misure non saranno comunque a costo zero…

Il denaro è molto ben investito. Si tratta del migliore affare che avremmo mai potuto fare. Proteggere la biodiversità vale miliardi. È alla varietà biologica che dobbiamo, fra le altre cose, zone di svago attraenti, materie prime, alimenti, suoli fertili, medicinali, protezione contro l’erosione e acqua potabile. Senza biodiversità l’uomo non ha futuro. La biodiversità non ha però solo una dimensione economica. Contribuisce anche al piacere estetico e al benessere psichico delle persone, per non parlare della responsabilità che abbiamo nei confronti di tutti gli esseri viventi della Terra.

L’attuazione del piano d’azione porterà la svoltaauspicata in fatto di biodiversità?

Lo spero. Attraverso il processo innescato dai lavori di elaborazione della strategia e del piano d’azione abbiamo già ottenuto molto in termini di sensibilizzazione degli attori principali. Io sono per natura ottimista e credo quindi nella capacità degli uomini di fare la cosa giusta al momento giusto. A metà 2014 il piano d’azione sarà sottoposto al Consiglio federale. Dopodiché i politici definiranno l’attuazione delle misure secondo regole democratiche. Una cosa è certa: se non interveniamo adesso le future generazioni non ce lo perdoneranno, poiché a loro potrebbe non essere mai data l’opportunità che abbiamo noi oggi.

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Ultima modifica 22.05.2013

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