Protocollo di Nagoya: equa utilizzazione delle risorse genetiche

Il Protocollo di Nagoya disciplina l’accesso alle risorse genetiche e l’equa condivisione dei benefici che derivano dal loro utilizzo. Gli Stati sono così motivati a conservare la biodiversità e a sfruttarla in modo sostenibile.

Equa utilizzazione delle risorse genetiche

Testo di Marco D’Alessandro, UFAM

L’equa e ponderata ripartizione dei benefici finanziari, tecnologici e scientifici che derivano dall’utilizzo delle risorse genetiche di animali, piante e microrganismi (p. es. come base per la ricerca farmaceutica o lo sviluppo di nuove varietà) è, insieme alla conservazione della biodiversità, uno tra i principali obiettivi cui mira la Convenzione sulla diversità biologica. Nell’ottobre 2010, nella città giapponese di Nagoya, gli Stati firmatari della Convenzione hanno pertanto elaborato uno specifico accordo: il Protocollo di Nagoya, appunto. Chi intende accedere a una risorsa genetica di un altro Stato deve rispettarne le leggi e le prescrizioni e sottoscrivere un accordo in materia di ripartizione dei benefici derivanti dal suo utilizzo. Ciò permette di tutelare e conservare meglio la biodiversità anche nei Paesi finanziariamente più poveri, che spesso possiedono però una grande ricchezza in termini di varietà biologica. L’attuazione del Protocollo di Nagoya dovrebbe segnare così la fine della cosiddetta «biopirateria».

La Svizzera ha firmato il Protocollo nel maggio 2011. Affinché venga ratificato e attuato, occorre tuttavia integrare nella legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN) disposizioni particolari in materia di risorse genetiche. Nell’aprile 2013 il Consiglio federale ha adottato il relativo disegno di modifica e lo ha sottoposto al Parlamento per approvazione. Ora la legge prevede ad esempio un obbligo di precauzione e di notifica. Lo scopo è garantire che l’utilizzo delle risorse genetiche e del sapere ancestrale che i popoli indigeni detengono al riguardo non violi alcuna legge o disposizione dei Paesi d’origine e che i benefici che ne derivano siano distribuiti in maniera equa e ponderata.

L’attuazione del Protocollo di Nagoya porterà benefici anche alla Svizzera. Accrescerà infatti la sicurezza del diritto in materia di utilizzo delle risorse genetiche e faciliterà l’accesso a risorse genetiche di altri Paesi da parte della ricerca e dell’industria svizzere. Poiché la Svizzera è anch’essa custode di risorse genetiche, avrà modo di disciplinare a sua volta l’accesso alle proprie risorse e partecipare ai benefici che derivano dal loro utilizzo. Una buona attuazione del Protocollo può dunque portare a una situazione favorevole a tutti gli attori e promuovere non solo l’utilizzo, ma anche la conservazione della biodiversità a livello mondiale.

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Scaricare questo numero (PDF, 5 MB, 22.05.2013)2/2013 Conservare la biodiversità

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Ultima modifica 23.05.2013

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