Ruolo modello della confederazione: biodiversità tra difesa nazionale e natura

Le superfici militari ospitano una grande varietà di specie e di habitat naturali. La metà delle piazze d’armi, dei poligoni e degli aerodromi militari è iscritta non a caso in uno degli inventari federali dei paesaggi. Maggior proprietario fondiario della Svizzera, il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha quindi una particolare responsabilità nei confronti della biodiversità.

Un blindato sulla piazza d’armi Allmend di Thun (BE) rimuove materiale da un corpo d’acqua interrato per creare un habitat favorevole agli anfibi.
Un blindato sulla piazza d’armi Allmend di Thun (BE) rimuove materiale da un corpo d’acqua interrato per creare un habitat favorevole agli anfibi.
© Rolf Dänzer

Testo di Stefan Hartmann

È la situazione più temuta da ogni comandante di poligono: nel settembre 2009, poco prima che il reparto blindati di Bière (VD) cominciasse l’esercitazione di tiro, un soldato ha avvistato delle persone nella zona di mira. «Fermare immediatamente il fuoco», ha ordinato via radio. Gli intrusi si sono rivelati essere degli appassionati di uccelli sulle tracce di due ghiandaie marine: una vera rarità in Svizzera. Gli ornitologi, vestiti inavvedutamente in abiti mimetici, avevano saputo via SMS della presenza della specie a Bière ed erano accorsi lì da tutti gli angoli del Paese. Non volevano a nessun costo perdersi l’evento, in barba ai pannelli d’avvertimento e ai dischi bianchi e rossi dei bersagli.

Non è un caso che le ghiandaie marine si trovassero nella zona. Il poligono si estende per 9 chilometri quadrati e presenta vari habitat di vaste dimensioni in cui vive la metà di tutte le specie di uccelli nidificanti e di anfibi indigene, come pure un quarto di tutte le specie vegetali conosciute in Svizzera. Solo il 50 % circa del terreno è utilizzato attivamente per scopi militari, il resto funge da cosiddetta zona di sicurezza. Ampie porzioni di superficie sono coperte da praterie magre in cui gli uccelli trovano abbondanza di cibo e rifugi.

Giardinieri su cingoli

Senza una cura costante nel tempo, tutta questa diversità biologica si perderebbe nel giro di pochi anni: i corpi d’acqua ferma si prosciugherebbero e pregevoli prati secchi e siti pionieri sarebbero velocemente colonizzati da cespugli. Per contrastare il fenomeno, i contadini che gestiscono le superfici militari devono seguire speciali direttive. Per la manutenzione dei terrapieni di tiro, a Bière si fa ricorso a un mezzo di sminamento telecomandato che di tanto in tanto passa a battere il terreno. Le misure si dimostrano efficaci: nell’arco di tre anni il numero di specie vegetali è raddoppiato. «Dopo questi interventi assistiamo ogni volta a un’esplosione di specie pioniere rare», si rallegra David Külling, capo dei centri di competenza Protezione della natura e dei monumenti storici del settore Immobili di armasuisse, l’ex Aggruppamento per l’esercito del DDPS. «Grazie a tali prestazioni ecologiche, le piazze d’armi contribuiscono alla sopravvivenza delle specie in conformità con gli obiettivi strategici della Confederazione in materia di protezione della biodiversità.»

Biologo di professione, David Külling è responsabile dell’attuazione del programma «Natura, Paesaggio, Esercito» (NPE) che il DDPS ha avviato 14 anni fa per inventariare gli ambienti, le specie e i monumenti naturali meritevoli di protezione presenti sulle superfici militari. Il programma è nato a seguito dell’iniziativa Rothenthurm sulla protezione delle zone palustri adottata nel 1987. «Per l’esercito, Rothenthurm è stata come un faro», spiega Külling. Dopo la sua approvazione, in parallelo all’elaborazione dei vari inventari federali e della Concezione «Paesaggio svizzero», l’esercito ha cominciato a «prendere molto sul serio» la propria parte di responsabilità in materia di protezione della natura.

Le piazze d’armi, i poligoni di tiro e gli aerodromi militari di proprietà del DDPS coprono nel complesso una superficie di circa 250 chilometri quadrati: quasi la superficie del Canton Zugo. Molte delle piazze si trovano nelle regioni prealpine e sono state acquistate dall’esercito durante il secolo scorso a scopi di esercitazione militare. Circa la metà delle superfici sono ubicate all’interno di paesaggi protetti e ospitano beni naturali significativi (cfr. riquadro).

«Come maggiore proprietaria fondiaria della Svizzera, la Confederazione ha una grande responsabilità in fatto di protezione della biodiversità», sottolinea Laurence von Fellenberg, collaboratrice della sezione Qualità dei paesaggi e servizi ecosistemici dell’UFAM, nonché interlocutrice del DDPS e di armasuisse per ciò che riguarda ad esempio l’armonizzazione dei progetti di costruzione militari con le esigenze della natura e del paesaggio. L’UFAM collabora con il DDPS anche su temi quali i pericoli naturali, il risanamento di siti inquinati o la lotta contro il rumore. Molte piazze d’armi o poligoni di tiro presentano elevati tenori di metalli pesanti che possono costituire un problema per le acque o per il pascolo.

Un monitoraggio della biodiversità autonomo

È un grigio mattino di novembre sulla piazza d’armi di Ricken-Cholloch (SG): un vento freddo annuncia l’arrivo dell’inverno, ma le torbiere basse che si estendono a valle hanno ancora i colori dell’autunno. Cholloch è un tipico poligono di tiro delle Prealpi. La superficie è posta in una fascia compresa tra gli 800 e i 1300 metri s.l.m. e ha una topografia variata. Terminata la stagione di tiro, gli addetti alla logistica hanno finalmente più tempo per i lavori di manutenzione. Anche i 27 affittuari che si occupano di gestire le superfici agricole secondo chiare direttive d’utilizzo possono ora falciare indisturbati i lischeti nelle torbiere basse o potare le siepi e i margini del bosco.

Per far conoscere meglio al pubblico l’importanza delle superfici militari quali riserve di biodiversità, il DDPS ha avviato un suo programma di monitoraggio su 26 piazze d’armi e poligoni di tiro. Con l’obiettivo di affiancare il Monitoraggio della biodiversità in Svizzera avviato nel 2001 dalla Confederazione, il programma del DDPS si limita al censimento degli uccelli nidificanti e delle piante. I primi risultati relativi al 2012 confermano l’elevato valore naturalistico delle superfici militari. Entro il perimetro di piazze d’armi e poligoni di tiro la densità di alcune specie di uccelli tipiche del paesaggio agricolo è più elevata che altrove in Svizzera. Anche il numero di specie iscritte nelle Liste rosse è in crescita.

Schiessplatz Ricken-Cholloch (SG) – Natur und Landschaftswerte

Coinvolgere la truppa

Anche la truppa deve essere sensibilizzata alla protezione della biodiversità. «La collaborazione con i soldati è fondamentale», afferma David Külling. Il caposervizio manutenzione del poligono istruisce di volta in volta i partecipanti ai corsi di ripetizione o alle scuole reclute sull’ubicazione delle zone di protezione. Le superfici sono indicate sulle mappe da aree tratteggiate e segnalate sul terreno da paletti blu. La cartina d’insieme di Cholloch mostra un mosaico di ambienti ricchi di specie - prati magri, pascoli secchi, popolamenti boschivi particolari e zone umide - la cui conservazione ha un ruolo importante anche nei progetti di costruzione del DDPS e nei contratti di affitto agricolo.Le specie originarie di altri continenti che possono causare problemi ecologici vengono rimosse. Urs Weber, l’ecologo incaricato di condurre l’annuale controllo d’applicazione del programma NPE, racconta di aver trovato in uno stagno di Cholloch dei ciprini dorati rilasciati illegalmente. «Li abbiamo dovuti rimuovere perché le specie esotiche mangiano le uova di anfibi.» In un sito ha osservato anche esemplari di verga d’oro del Canada che ha dovuto far sradicare dagli affittuari dei terreni. Le superfici militari sono luoghi di incontro- scontro tra interessi diversi: il mandato dell’esercito, la protezione della natura e le esigenze civili. Se è vero che le esercitazioni possono distruggere i beni naturali, è anche vero che grazie all’uso militare è possibile conservare, creare o promuovere un paesaggio dinamico. Nei solchi lasciati sul terreno da blindati possono ad esempio crearsi punti d’acqua ferma, ideali come habitat per anfibi. «I disturbi prodotti dalle esercitazioni creano spesso dinamiche naturali inaspettate», spiega David Külling.

Che cosa ci riserva il futuro?

Il futuro di molte superfici militari è tuttavia incerto. Alcune esercitazioni possono essere svolte anche su simulatori. Entrata in vigore nel 2004, la riforma Esercito XXI ha portato a una drastica riduzione del preventivo, del numero di soldati e del personale civile. Nei prossimi anni i fondi basteranno per la manutenzione solo di una parte dell’infrastruttura: «A medio termine questo potrebbe essere un problema», commenta David Külling. Se le superfici fossero cedute ai Cantoni senza condizioni, le esigenze d’utilizzo da parte dei diversi gruppi di popolazione potrebbero moltiplicarsi a dismisura e minacciare la biodiversità. «Il DDPS è una sorta di 27° Cantone», afferma Külling. «L’attività militare, la gestione degli immobili e l’applicazione del diritto ambientale è nelle mani di un unico ente, il che facilita il coordinamento delle diverse forme di utilizzazione, a tutto vantaggio della natura.»

 


Beni naturali e piazze d’armi

Le piazze d’armi e i poligoni di tiro sono composti per circa il 40 % da ambienti meritevoli di protezione.

Sulle superfici militari di grosse dimensioni l’averla piccola (sopra) è quattro volte più frequente che nella media svizzera.

Sulla piazza d’armi di Bure (JU) si è stabilita negli scorsi anni la maggiore colonia di allodola del Canton Giura.

Sulla piazza d’armi di Brugg-Bremgarten (AG), grazie a misure mirate, si è riusciti a preservare importanti popolazioni di raganella e di altre dieci specie di anfibi.

Quasi la metà di tutte le superfici militari ospita un prato secco di importanza nazionale. La piazza d’armi di Thun (BE) ospita il più grande prato secco del Cantone.

Buona parte dei saltimpalo (sotto) del versante nordalpino vive in piazze d’esercitazione militari.

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Scaricare questo numero (PDF, 5 MB, 22.05.2013)2/2013 Conservare la biodiversità

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Ultima modifica 23.05.2013

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