Il Consiglio federale avvia la consultazione sulla futura politica climatica della Svizzera

Berna, 01.09.2016 - Di qui al 2030 il Consiglio federale intende dimezzare le emissioni di gas serra della Svizzera rispetto ai livelli del 1990 contribuendo così al raggiungimento dell’obiettivo, concordato a livello internazionale, di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2 gradi. Pertanto nella sua seduta di ieri ha avviato la procedura di consultazione concernente tre progetti: l’approvazione dell’Accordo di Parigi sul clima, la revisione totale della legge sul CO2 volta a definire a livello giuridico gli obiettivi e i provvedimenti nonché l’accordo con l’Unione europea sul collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni.

Dall’inizio delle misurazioni, le temperature globali sono aumentate in media di 0,85 gradi centigradi. Nello stesso periodo (ossia dal 1864) in Svizzera l’incremento è stato pari a 1,9 gradi centigradi. Si tratta di una tendenza destinata, secondo le previsioni scientifiche, ad accentuarsi nei prossimi decenni. Come Paese alpino, la Svizzera è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici e, quindi, è molto interessata al successo della politica climatica internazionale e a una rapida riduzione delle emissioni globali. Poiché già adesso certe conseguenze del riscaldamento climatico sono inevitabili, occorre anche migliorare la sua capacità di adattamento.

Accordo di Parigi sul clima 

L’Accordo di Parigi sul clima, adottato nel dicembre 2015 dalla comunità internazionale, persegue l’obiettivo di contenere ben al di sotto di 2 gradi centigradi l’aumento del riscaldamento globale rispetto al livello preindustriale, puntando a un incremento massimo della temperatura pari a 1,5 gradi centigradi. L’Accordo impegna tutti gli Stati ad adottare provvedimenti per la riduzione dei gas serra, a elaborare una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e a orientare i flussi finanziari in modo rispettoso del clima. Per l’entrata in vigore occorre la ratifica di 55 Stati che generano il 55 per cento delle emissioni globali di gas serra. La ratifica da parte della Svizzera deve essere approvata dalle Camere federali. In data odierna, come primo passo, il Consiglio federale ha posto l’Accordo in consultazione.

Applicazione dell’Accordo di Parigi nella legge sul CO2

L’applicazione dell’Accordo di Parigi presuppone una revisione totale della legge sul CO2, che definisca a livello giuridico gli obiettivi e i provvedimenti fino al 2030. Oltre all’obiettivo internazionale di dimezzamento delle emissioni di gas serra della Svizzera entro il 2030, il Consiglio federale intende fissare un obiettivo a livello interno da raggiungere adottando una combinazione di provvedimenti. Nel 2030 le emissioni di gas serra in Svizzera dovranno essere ridotte di almeno il 30 per cento rispetto al livello del 1990 e un massimo del 20 per cento delle riduzioni potrà avvenire all’estero. Tenendo conto della riduzione prevista per il 2030, ciò si tradurrà in un rapporto interno-estero di 60:40.

Gli strumenti e l’efficace combinazione di provvedimenti dell’attuale legge sul CO2 saranno mantenuti e rafforzati. L’obiettivo principale consiste nella rinuncia alle energie fossili (cfr. il dossier web). Per verificare se i provvedimenti sono adeguati oppure se necessitano di un aggiustamento, il Consiglio federale adotterà obiettivi intermedi che riguarderanno non solo gli edifici, i trasporti e l’industria, bensì anche l’agricoltura, il cui contributo alla riduzione avverrà attraverso la politica agricola. La revisione della legge ha lo scopo di sostenere la Strategia energetica 2050 della Confederazione ed è coerente con il progetto di articolo costituzionale su un sistema d’incentivazione nel settore del clima e dell’energia.      

La Confederazione continuerà a coordinare i provvedimenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e a mettere a disposizione informazioni di base quali le conoscenze climatologiche o le valutazioni dei rischi sanitari derivanti dalle ondate di caldo. Inoltre si prevede un maggior coinvolgimento dei Cantoni. 

Scambio di quote di emissioni: collegamento con il sistema dell’UE

L’accordo con l’UE sul collegamento tra il sistema di scambio di quote di emissioni svizzero e il sistema europeo (SSQE) è stato parafato all’inizio del 2016. Il caposaldo dell’accordo è costituito dal riconoscimento reciproco dei diritti di emissione svizzeri ed europei. Questa clausola permette soprattutto ai gestori attivi nel SSQE svizzero di negoziare diritti di emissione sul mercato europeo, molto più vasto e provvisto di maggiore liquidità. Anche questo accordo dovrà essere approvato dal Parlamento. Al contempo dovrà essere modificata la legge sul CO2 al fine di includere il traffico aereo ed eventuali centrali termiche a combustibili fossili. Per quanto possibile, l’accordo con l’UE e la revisione della legge sul CO2, necessaria per l’applicazione dell’accordo, dovranno entrare in vigore prima del 2020. Ciò consentirà alle imprese svizzere di beneficiare dei vantaggi offerti dal mercato del CO2 nell’UE già nel periodo di adempimento in corso (2013–2020).

La procedura di consultazione concernente i tre progetti si concluderà il 30 novembre 2016.


Indirizzo cui rivolgere domande

Andrea Burkhardt, responsabile della divisione Clima, UFAM, tel. +41 79 687 11 64



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