Tecnologie a emissioni negative

Nel maggio 2017 alcuni scienziati attivi in Svizzera si sono rivolti alla popolazione con un documento di posizione in cui sottolineavano l’urgenza di un dibattito imparziale sul ruolo delle tecnologie a emissioni negative (Negative Emissions Technologies, NET) e di quelle di riduzione della radiazione solare (Solar Radiation Management, SRM) per raggiungere gli obiettivi climatici concordati a livello internazionale. La loro analisi si fonda sulle basi scientifiche dell’Accordo di Parigi. Come si posiziona la Svizzera rispetto a questi nuovi elementi di politica climatica per mitigare i cambiamenti climatici?

Basi scientifiche

Con l’Accordo di Parigi, a fine 2015 la comunità internazionale si è posta l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale medio ben al di sotto di 2 gradi rispetto all’era preindustriale, perseguendo un aumento massimo della temperatura di 1,5 gradi. Questi obiettivi climatici richiedono un cambiamento significativo delle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Le basi scientifiche dell’Accordo di Parigi, vale a dire il 5° rapporto di valutazione dell’IPCC (2013/14) e il rapporto speciale presentato nel 2018 che riferisce di un riscaldamento globale di 1,5 gradi, mostrano inequivocabilmente che per raggiungere l’obiettivo entro la metà del secolo, le emissioni globali di CO2 devono essere ridotte a un saldo netto pari a zero. Secondo le attuali conoscenze, un tale equilibrio non può essere raggiunto senza l’impiego di tecnologie a emissioni negative, neanche in Svizzera.

Cosa sono le tecnologie a emissioni negative?

Le tecnologie a emissioni negative (NET, note anche come Carbon Dioxide Removal) sottraggono permanentemente il CO2 all’atmosfera terrestre. Intervengono nel ciclo del carbonio della Terra e contrastano direttamente la causa principale del cambiamento climatico. Le tecnologie di riduzione della radiazione solare (SRM), invece, mirano a diminuire la quantità di radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre. In passato, gli interventi mirati su larga scala nel sistema climatico con NET e SRM sono stati raggruppati in denominazioni quali geoingegneria (geoengineering), ingegneria climatica (climate engineering) e simili. Tali termini generici, tuttavia, si sono rivelati fuorvianti, essendo i due orientamenti profondamente diversi.

Il ruolo centrale delle tecnologie a emissioni negative negli attuali rapporti dell’IPCC è una conseguenza dei fallimenti finora registrati nella protezione del clima globale. Quasi tutti i modelli di calcolo evidenziano che gli obiettivi climatici di Parigi potranno essere raggiunti soltanto se tali tecnologie saranno ammesse. Le misure note di riduzione delle emissioni, ad esempio nei settori degli edifici o della mobilità, non sono più sufficienti da sole.

Le Accademie svizzere delle scienze hanno recentemente descritto i diversi approcci nella scheda informativa «Emissionen rückgängig machen oder die Sonneneinstrahlung beeinflussen», contrapponendo ai potenziali teorici i costi e i rischi conosciuti. A seconda delle condizioni quadro nazionali, sono possibili approcci diversi. In Svizzera, le seguenti attività potrebbero potenzialmente generare emissioni negative su scala più vasta.

1. Cattura biologica di CO2 mediante fotosintesi e stoccaggio sotto forma di biomassa viva o morta (ampliamento dei pozzi di carbonio naturali):

  • migliore gestione delle foreste
  • stoccaggio del carbonio in prodotti di legno durevoli
  • stoccaggio del carbonio nel suolo
  • stoccaggio di carbone vegetale nel suolo

2. Cattura biologica di CO2 mediante fotosintesi con stoccaggio geologico permanente: la biomassa viene utilizzata per generare energia e il CO2 che si forma viene catturato e stoccato nel sotto-suolo (Bio-Energy with Carbon Capture and Storage, BECCS). Lo stoccaggio può avvenire in un luogo adatto, in Svizzera o all’estero. È disponibile una stima del potenziale teorico di stoccaggio nel sottosuolo svizzero.

3. Cattura chimica di CO2 dall’aria ambiente con stoccaggio geologico permanente (Direct Air Capture with Carbon Storage, DACCS).

 

Quale ruolo per le tecnologie a emissioni negative?

Il dibattito sulle tecnologie a emissioni negative presenta aspetti contrastanti. Da un lato cresce il riconoscimento della loro necessità, mentre dall’altro vi è il rischio che venga loro attribuito un potenziale eccessivo, facendo sì che misure urgenti di riduzione delle emissioni vengano rinviate o addirittura omesse. Quest’ultimo caso sarebbe altamente rischioso. Senza eccezioni, infatti, tutte le procedure proposte non sono state ancora testate nella pratica o non sono pronte all’uso nella misura necessaria per avere un impatto sul clima.

Inoltre, molte questioni fondamentali come i costi o i conflitti di obiettivi e, quindi, le possibilità di attuazione nel caso specifico non sono state chiarite a sufficienza. Per questi motivi, le tecnologie a emis-sioni negative non rappresentano un’alternativa alla riduzione immediata e massiccia delle emissioni. Realisticamente, possono essere eventualmente considerate quale componente di supporto di un più ampio pacchetto di misure. Ciò presuppone, tuttavia, che la ricerca e lo sviluppo necessari a farle maturare per il mercato debbano avanzare ed essere incrementati rapidamente.

Un criterio decisivo per la creazione di emissioni negative è la sottrazione permanente di CO2 all’atmosfera (almeno per diversi decenni). Tutti i pozzi di carbonio naturali sono accomunati dal fatto di essere reversibili e di poter restituire velocemente il CO2. Se si vuole garantire un impatto climatico positivo dal punto di vista globale, occorre tenerne conto nella concezione normativa delle misure.

Se nei procedimenti BECCS o DACCS il CO2 viene utilizzato dopo la cattura (ad es. per la produzione di combustibili sintetici), si generano serbatoi temporanei. In questo caso non si parla di emissioni negative, poiché il gas serra viene sottratto all’atmosfera solo per un breve periodo di tempo. Tuttavia, questo approccio può contribuire alla creazione di un’economia circolare rispettosa del clima.

Come si posiziona la Svizzera?

Anche se il dibattito pubblico menzionato all’inizio non è ancora in corso, la consapevolezza che gli obiettivi climatici di Parigi non possano più essere raggiunti soltanto attraverso la riduzione delle emissioni sta guadagnando terreno, come testimoniano anche diversi interventi parlamentari recenti. Il postulato 18.4211 Thorens Goumaz, adottato dal Consiglio nazionale, pone la questione fondamentale del ruolo che le emissioni negative di CO2 possono avere sulle future misure di politica climatica della Svizzera. Il postulato 19.3639 Bourgeois si concentra sul potenziale che i suoli svizzeri hanno di stoccare il carbonio. Iniziative simili sono in corso anche in diversi parlamenti cantonali e comunali.

Su incarico dell’UFAM, nel 2018/19 la Fondazione Risiko-Dialog ha condotto un dibattito con i portatori di interesse. Il rapporto riflette la valutazione dei vari attori sulle possibilità, i rischi e i costi delle diverse tecnologie a emissioni negative in Svizzera. I risultati sono confluiti nelle risposte ai due postulati di cui sopra.

La conoscenza sui pericoli di un cambiamento climatico incontrollato e l’insufficiente sostituzione dei vettori energetici fossili richiede che le tecnologie a emissioni negative siano integrate nella strategia climatica a lungo termine della Svizzera. Il loro compito principale sarà quello di compensare le emissioni «inevitabili», consentendo così di raggiungere l’obiettivo fondamentale di emissioni nette pari a zero per tutti i gas serra entro il 2050.

Quali emissioni saranno considerate inevitabili in futuro è oggetto di dibattito sociale. L’inclusione nella strategia non garantisce che i potenziali necessari per le emissioni negative siano disponibili in Svizzera. Sono in corso ulteriori lavori di ricerca e sviluppo per confermare tali potenziali e ampliarli gradualmente.

A differenza delle tecnologie a emissioni negative, nell’ambito della sua politica climatica la Svizzera non persegue attivamente i diversi approcci volti a influenzare la radiazione solare. Tuttavia, svolge un ruolo importante nel contesto internazionale. Uno dei compiti più urgenti è la creazione di un quadro internazionale che consenta di regolamentare e monitorare le attività di ricerca e sviluppo di interventi su larga scala nel sistema climatico (governance).

Nel marzo 2019 la Svizzera e altri Paesi hanno presentato un progetto di risoluzione alla quarta Assemblea plenaria del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environment Programme, UNEP), che avrebbe rappresentato un primo passo in questa direzione. Ciononostante, la richiesta non è stata ritenuta in grado di ottenere consenso e dunque è stata respinta. La sfida della governance rimane.

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Ultima modifica 21.08.2019

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