Tecnologie a emissioni negative

Per raggiungere gli obiettivi climatici a lungo termine, in futuro il CO2 dovrà essere sot-tratto in grandi quantità dall’atmosfera e immagazzinato in modo permanente (si parla di «emissioni negative»). Oggi si conoscono diverse tecnologie a emissioni negative, basate su approcci biologici (p. es. l’uso del legno) o tecnici (p. es. filtri che aspirano il CO2 direttamente dall’aria). Tuttavia, questi approcci non sono ancora stati testati nella pratica oppure non sono pronti per essere impiegati in misura tale da avere un effetto sul clima. Per questo motivo, oggi occorre creare condizioni quadro favorevoli allo sviluppo di tecnologie a emissioni negative.

Basi scientifiche

Con l’Accordo di Parigi, a fine 2015 la comunità internazionale si è posta l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale medio ben al di sotto di 2 gradi rispetto all’era preindustriale, perseguendo un aumento massimo della temperatura di 1,5 gradi. Questi obiettivi climatici richiedono un cambiamento significativo delle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Le basi scientifiche dell’Accordo di Parigi, vale a dire il 5° rapporto di valutazione dell’IPCC (2013/14) e il rapporto speciale presentato nel 2018 che riferisce di un riscaldamento globale di 1,5 gradi, mostrano inequivocabilmente che per raggiungere l’obiettivo entro la metà del secolo, le emissioni globali di CO2 devono essere ridotte a un saldo netto pari a zero. A fine agosto 2019, il Consiglio federale ha pertanto deciso di inasprire il suo obiettivo climatico a lungo termine: entro il 2050 la Svizzera non deve emettere quantità di gas serra superiori a quelle che possono assorbire i pozzi di carbonio naturali e tecnici (emissioni nette pari a zero). Secondo le attuali conoscenze, un tale equilibrio non può essere raggiunto senza l’impiego di tecnologie a emissioni negative, neanche in Svizzera.

Cosa sono le tecnologie a emissioni negative?

Le tecnologie a emissioni negative (NET, note anche come Carbon Dioxide Removal) sottraggono permanentemente il gas serra anidride carbonica (CO2) all’atmosfera terrestre. Intervengono nel ciclo del carbonio della Terra e contrastano direttamente la causa principale del cambiamento climatico. Le tecnologie di riduzione della radiazione solare (SRM), invece, mirano a diminuire la quantità di radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre (cfr. fig. 1). In passato, gli interventi mirati su larga scala nel sistema climatico con NET e SRM sono stati raggruppati in denominazioni quali geoingegneria (geoengineering), ingegneria climatica (climate engineering) e simili. Tali termini generici, tuttavia, si sono rivelati fuorvianti, essendo i due orientamenti profondamente diversi.

Figura 1 – Lungo la catena degli effetti del problema climatico, gli esseri umani possono reagire in modo diverso.
Figura 1 – Lungo la catena degli effetti del problema climatico, gli esseri umani possono reagire in modo diverso. Fonte: rappresentazione dell’UFAM basata su Jan C. Minx et. al., 2018.

Il ruolo centrale delle NET negli attuali rapporti dell’IPCC è una conseguenza dei fallimenti finora registrati nella protezione del clima globale. Quasi tutti i modelli di calcolo evidenziano che gli obiettivi climatici di Parigi potranno essere raggiunti soltanto se tali tecnologie saranno applicate. Tuttavia, l'obiettivo di emissioni nette pari a zero può e deve essere raggiunto principalmente abbandonando i combustibili fossili (in particolare petrolio, gas, benzina e diesel).

Il Consiglio federale ha approvato in settembre, in adempimento del postulato Thorens Goumaz (18.4211), un rapporto sull’importanza delle emissioni di CO2 negative per la futura politica climatica svizzera. Il rapporto fornisce una panoramica di tutte le NET finora conosciute. Inoltre, illustra lo stato attuale delle conoscenze sul potenziale di questi metodi per la politica climatica svizzera e delinea le possibilità d’intervento per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo di una Svizzera clima-neutrale.

Sono note diverse NET che consentono di rimuovere il CO2 dall’atmosfera con approcci biologici o tecnici e di immagazzinarlo in modo più o meno permanente. In linea di massi-ma, il CO2 può essere catturato con la biomassa (fotosintesi) o chimicamente (tramite filtri dell’aria o legandosi a minerali). Infine, il CO2, o a seconda del processo utilizzato soltanto il carbonio (C), viene poi immagazzinato nella biomassa presente sulla superficie terrestre (p. es. il legno), nel terreno, nel sottosuolo geologico, in minerali o nel fondale marino (cfr. fig. 2). Affinché i processi producano emissioni negative efficaci dal punto di vista climatico, il CO2 deve essere immagazzinato in modo permanente per diversi decenni o, meglio ancora, per secoli. Rispetto al CO2 immagazzinato nel sottosuolo profondo o in minerali, quello immagazzinato nella biomassa forestale o nell’humus del suolo può essere rilasciato nuova-mente nell’aria, ad esempio in seguito a eventi eccezionali (come gli incendi boschivi) o alla lavorazione intensiva del terreno.

Figura 2 - Diversi approcci consentono di sottrarre CO2 dall’atmosfera.
Figura 2 - Diversi approcci consentono di sottrarre CO2 dall’atmosfera. Fonte: rappresentazione dell’UFAM basata sul Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change (MCC)

Quale ruolo per le tecnologie a emissioni negative?

Il dibattito sulle NET presenta aspetti contrastanti. Da un lato cresce il riconoscimento della loro necessità, mentre dall’altro vi è il rischio che venga loro attribuito un potenziale eccessivo, facendo sì che misure urgenti di riduzione delle emissioni vengano rinviate o addirittura omesse. Quest’ultimo caso sarebbe altamente rischioso. Senza eccezioni, infatti, tutte le procedure proposte non sono state ancora testate nella pratica o non sono pronte all’uso nella misura necessaria per avere un impatto sul clima.

Inoltre, molte questioni fondamentali come i costi o i conflitti di obiettivi e, quindi, le possibilità di attuazione nel caso specifico non sono state chiarite a sufficienza. Per questi motivi, le NET non rappresentano un’alternativa alla riduzione immediata e massiccia delle emissioni. Realisticamente, possono essere eventualmente considerate quale componente di supporto di un più ampio pacchetto di misure. Ciò presuppone, tuttavia, che la ricerca e lo sviluppo necessari a farle maturare per il mercato debbano avanzare ed essere incrementati rapidamente.

Un criterio decisivo per la creazione di emissioni negative è la sottrazione permanente di CO2 all’atmosfera (almeno per diversi decenni, meglio ancora, per secoli). Tutti i pozzi di carbonio naturali sono accomunati dal fatto di essere reversibili e di poter restituire velocemente il CO2. Se si vuole garantire un impatto climatico positivo dal punto di vista globale, occorre tenerne conto nella concezione normativa delle misure.

Se la CO2 estratta dall'atmosfera viene utilizzata, ad esempio, per produrre combustibili sintetici, si generano serbatoi temporanei. In questo caso non si parla di emissioni negative, poiché il gas serra viene sottratto all’atmosfera solo per un breve periodo di tempo. Tuttavia, questo approccio può contribuire alla creazione di un’economia circolare rispettosa del clima.

Come si posiziona la Svizzera?

Anche se il dibattito pubblico menzionato all’inizio si svolge ancora in misura limitata, la consapevolezza che gli obiettivi climatici di Parigi et l’obiettivo climatico 2050 della Svizzera non possano più essere raggiunti soltanto attraverso la riduzione delle emissioni sta guadagnando terreno, come testimoniano anche diversi interventi parlamentari recenti. Come afferma il Consiglio federale nel suo rapporto in adempimento del postulato 18.4211 Thorens Goumaz, gli obiettivi climatici rendono necessario l'intervento per stabilire le condizioni quadro per la ricerca e l'ampliamento delle RET.

La conoscenza sui pericoli di un cambiamento climatico incontrollato e l’insufficiente sostituzione dei vettori energetici fossili richiede che le tecnologie a emissioni negative siano integrate nella strategia climatica a lungo termine della Svizzera. Il loro compito principale sarà quello di compensare le emissioni «inevitabili», consentendo così di raggiungere l’obiettivo fondamentale di emissioni nette pari a zero per tutti i gas serra entro il 2050.

Quali emissioni saranno considerate inevitabili in futuro è oggetto di dibattito sociale. L’inclusione nella strategia non garantisce che i potenziali necessari per le emissioni negative siano disponibili in Svizzera. Sono in corso ulteriori lavori di ricerca e sviluppo per confermare tali potenziali e ampliarli gradualmente.

A differenza delle NET, nell’ambito della sua politica climatica la Svizzera non persegue attivamente i diversi approcci volti a influenzare la radiazione solare (SRM). Tuttavia, svolge un ruolo importante nel contesto internazionale. Uno dei compiti più urgenti è la creazione di un quadro internazionale che consenta di regolamentare e monitorare le attività di ricerca e sviluppo di interventi su larga scala nel sistema climatico (governance).

Nel marzo 2019 la Svizzera e altri Paesi hanno presentato un progetto di risoluzione alla quarta Assemblea plenaria del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environment Programme, UNEP), che avrebbe rappresentato un primo passo in questa direzione. Ciononostante, la richiesta non è stata ritenuta in grado di ottenere consenso e dunque è stata respinta. La sfida della governance rimane. 

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Ultima modifica 02.09.2020

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