Earth Overshoot Day 2015: Agricoltura invece di asfalto

Attraverso i giardini comunitari di quartiere l’associazione Urban Agriculture Basel permette ai cittadini di imparare a coltivare alcuni prodotti. Cresce continuamente il numero delle persone che desiderano consumare in modo più consapevole, afferma il cofondatore dell’associazione Isidor Wallimann, che vede nelle città numerose superfici idonee all’agricoltura.

Prodotti coltivati vicino a casa: per Isidor Wallimann l’agricoltura è possibile anche in città.

I parcheggi, le aiuole, molte superfici ancora asfaltate, le terrazze sui tetti e persino i parcheggi sotterranei sarebbero superfici idonee per l'agricoltura, sostiene Wallimann: «I funghi o l'insalata indivia, ad esempio, hanno bisogno di poca luce.» Il professore emerito di sociologia ed economia politica, con all'attivo anche studi di agraria, si occupa da anni di economia sostenibile, sia in qualità di esperto presso diverse università svizzere ed estere sia quale cofondatore dell'associazione di pubblica utilità Urban Agriculture Basel. Nel 2011 l'associazione ha creato, nel quartiere Wettstein di Basilea, un giardino comunitario, il Landhof-Garten. Il servizio municipale responsabile del verde pubblico aveva già rimosso in passato la pavimentazione sostituendola con buon terriccio. Con una superficie di 1100 metri quadri il Landhof è il più grande giardino comunitario cittadino della Svizzera. Qui giovani famiglie e altri cittadini piantano verdura, frutta ed erbe aromatiche secondo i principi dell'agricoltura biologico-dinamica. Chiunque può partecipare: ogni mercoledì e sabato si lavora insieme nell'orto e si raccolgono i suoi frutti. Sulla superficie un tempo ricoperta di asfalto ora cresce rigogliosamente di tutto: lamponi, fagioli, patate, melissa, malva ed anche il poco conosciuto tomatillo. I giardinieri del Landhof acquistano una parte delle sementi dall'organizzazione Pro Specie Rara, che promuove la conservazione delle specie antiche e indigene.

«Nel giardino del Landhof sono presenti circa 250 specie differenti», riferisce Wallimann, un esempio considerevole di biodiversità. La comunità coltiva da sé anche i piantoni così da mantenere il maggior numero possibile di cicli produttivi all'interno dello stesso giardino. Agricoltura urbana significa cibo prodotto direttamente dove le persone vivono, spiega il cofondatore. Il principio «local food for local people» permette di ridurre il tragitto per il trasporto degli alimenti e quindi anche le emissioni di gas serra. Consente inoltre di gustare il cibo con più spensieratezza: «Il cibo è autentico». Il cibo è uno dei fondamenti della vita e influisce direttamente sulla nostra salute. Oggigiorno sempre più consumatori vogliono sapere da dove viene quello che mangiano e in che condizioni è stato prodotto. Chi vive in città non riuscirà mai a produrre da sé tutto quello che mangia ma, secondo Walliman, non è questo quello che conta davvero: l'obiettivo dell'agricoltura urbana non è tanto garantire la quantità necessaria di cibo quanto piuttosto controllare quello che mangiamo, riconoscendone l'importanza. 

Nuovo movimento di recente creazione

Il Landhof, una vera oasi cittadina, è anche luogo di incontri. È uno degli oltre 40 progetti della rete dell'associazione Urban Agriculture Basel e comprende anche un'associazione di consumatori che acquista i prodotti direttamente dai contadini bio della regione. Per Wallimann ecologia, economia e società sono tra loro strettamente correlate. «L'alimentazione è un tema che attira l'attenzione soprattutto dei giovani», osserva il settantenne Walliman. E l'agricoltura urbana è molto in voga, non solo a Basilea. Isidor Wallimann, un vero pioniere, si compiace di questo «nuovo movimento» che ha tanti seguaci, dal vegano alla consumatrice di carne più convinta. Ovviamente anche la politica dovrebbe attivarsi per salvaguardare l'ambiente e garantire una produzione a condizioni eque: «Ma il nostro movimento, che viene dal basso, può fare concretamente molto per la sostenibilità anche senza l'intervento della politica».

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Ultima modifica 07.08.2015

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