Dall'idea alla commercializzazione: Genesi di un’innovazione in cinque tappe

L’UFAM sostiene lo sviluppo di tecnologie ambientali innovative: incoraggia cioè nuovi prodotti o processi che salvaguardano l’ambiente, migliorano l’efficienza delle risorse e accrescono la competitività dell’economia. Uno di questi è il Rollac 1.0. Mobile e pensato soprattutto per gli ospedali, questo water a secco mira a risolvere un problema cruciale per la protezione delle acque: l’immissione di microinquinanti – tra cui i residui di farmaci – nelle acque di scarico.

Testo di Kaspar Meuli

Ricerca fondamentaler: Individuare e analizzare un problema ambientale

La problematicità dei microinquinanti per gli organismi acquatici è stata rivelata 15 anni fa da «Fischnetz», un vasto studio interdisciplinare sostenuto dall’UFAM il cui scopo era individuare le cause del massiccio calo di effettivi osservato nelle popolazioni ittiche durante gli anni Novanta. Dopo aver enucleato tutta una serie di fattori negativi, il progetto di ricerca ha in effetti mostrato che tra le sostanze suscettibili di nuocere alla salute dei pesci vi erano anche i microinquinamenti dovuti a residui di pesticidi, farmaci e sostanze endocrine.

Ricerca applicatar: Cercare una soluzione al problema

Alla Scuola universitaria superiore della Svizzera nordoccidentale (FHNW) si sta lavorando allo sviluppo di un water senz’acqua da una decina anni. L’input è venuto dal Cantone di Basilea Campagna, che voleva trovare una soluzione per non riversare più negli impianti di depurazione le acque di scarico degli ospedali. Un lavoro di diploma finanziato con un contributo di 35 000 franchi dall’UFAM ha dimostrato la fattibilità dell’idea: raccolte in un sacchetto, feci e urina sono incenerite e non finiscono più nelle canalizzazioni attraverso i servizi igienici. L’elemento chiave del progetto sta, secondo lo studio di fattibilità, nel materiale di cui è fatto il sacchetto: non deve assolutamente lasciar uscire alcun odore. Dopo lunghe sperimentazioni si è dunque trovata la soluzione ideale: uno speciale film di plastica a più strati.

Prototipazone: Trovare e testare la soluzione

Dopo averne dimostrato la fattibilità, il professor Claude Lüscher e il suo collaboratore Julien Furstos, autore del lavoro di diploma, hanno dovuto sviluppare ulteriormente il loro progetto di WC a secco, frattanto brevettato, per poterlo sperimentare in ambito ospedaliero. Insieme a partner privati (i fabbricanti del film di plastica e del sistema di chiusura) ne hanno così elaborato un prototipo, testato fra gli altri dall’ospedale di Soletta. Le reazioni, sia da parte dei pazienti che del personale di cura, sono state positive. Dopo una fase di sviluppo durata diversi anni e sostenuta dall’UFAM e dal Cantone Soletta per un totale di 430 000 franchi, il prototipo è stato presentato al Swiss Innovation Forum di Basilea nel 2012.

Installazione pilota: Calare la soluzione nella realtà produttiva

Trovare un partner per fabbricare il prodotto in serie non è stato facile. Il capoprogetto Claude Lüscher ha tentato per anni di convincere le grandi imprese del settore prima di trovare un interessato nella persona di Philipp Untersander, il proprietario della Liftac SA, una PMI di Grabs (SG) specializzata in forniture ospedaliere. Decisa a lanciare il water senz’acqua sul mercato, l’azienda ha fondato una filiale, la CLOsac SA, che ha acquistato i brevetti esistenti dalla FHNW e ha assunto il neodiplomato Julien Furstos, assicurandosi così un prezioso know-how. Ulteriori test ospedalieri hanno poi permesso di perfezionare notevolmente il prototipo. La clip inizialmente prevista per chiudere i sacchetti non tratteneva ad esempio sufficientemente bene gli odori, per cui è stata sostituita da un sistema di sigillatura. La sperimentazione ha inoltre mostrato che i nuovi WC mobili presentavano vantaggi non solo sul piano dell’igiene, ma anche a livello di comfort dei pazienti e del personale.

Commerrcializzazione: L'ultimo anello del processo d'innovazione

Il Rollac 1.0 è in commercio dall’autunno 2015. Fabbricato inizialmente in un lotto di 50 esemplari, il modello commercializzato si distingue dai vari prototipi precedenti soprattutto per l’aspetto. La massiccia struttura in acciaio originaria ha lasciato il posto a un apparecchio maneggevole ed estetico. Per commercializzarlo il fabbricante ha immaginato un formula originale: invece che acquistare il prodotto, gli ospedali possono anche noleggiarlo. Per far conoscere sul mercato il nuovo ritrovato, finora senza concorrenti, il fabbricante conta sui suoi buoni contatti nell’ambiente ospedaliero e sulle fiere ambientali estere, un metodo di diffusione che l’UFAM promuove finanziando gli stand di espositori svizzeri.


Il sostegno dell’UFAM all’eco-innovazione


L’UFAM promuove le nuove tecnologie ambientali colmando un’importante lacuna nel processo d’innovazione: il finanziamento del passaggio, spesso rischioso, dal laboratorio al mondo reale. L’UFAM sovvenziona soprattutto prototipi pronti alla produzione in serie, prodotti sperimentali ed installazioni dimostrative o pilota tecnicamente mature. Attraverso la Promozione delle tecnologie ambientali dà così una spinta talvolta decisiva alla rapida trasformazione dei risultati della ricerca in prodotti o tecnologie commerciabilizzabili, contribuendo in questo modo al miglioramento della qualità ambientale in tutti i settori ecologicamente rilevanti per la Svizzera.

I fondi annualmente messi a disposizione si aggirano sui 4 milioni di franchi. La procedura di richiesta è pubblicata sul sito Internet dell’UFAM. Le richieste inferiori a 50 000 franchi sono valutate internamente dalla sezione competente e dalla sezione Innovazione. I progetti più importanti sono invece vagliati da un comitato composto da esperti delle divisioni specializzate dell’UFAM e da rappresentanti della Commissione per la tecnologia e l’innovazione (CTI) dell’Ufficio federale dell’energia. Il gruppo di esperti tiene dalle due alle quattro riunioni l’anno durante le quali i richiedenti hanno la possibilità di presentare i propri progetti e rispondere alle domande su cui si fondano i criteri per la concessione degli aiuti: qual è il contributo che questa nuova tecnologia dà all’ambiente? In cosa consiste la sua innovatività? Ha già un mercato? Si può contare su un rientro del prestito? Ha effetti positivi anche su altri ambiti dello sviluppo sostenibile (economia, società)? E infine: il team di progetto è in grado di portare a buon fine l’idea?

Da queste presentazioni nascono non di rado degli spunti di miglioramento dei progetti. Se, ad esempio, un’innovazione nel campo dei rifiuti tocca anche aspetti riguardanti le acque di scarico o il rumore, gli esperti delle rispettive divisioni possono intervenire e suggerire accorgimenti o correttivi in grado di migliorare la prestazione ambientale del prodotto finale anche sotto quel profilo. (gk)

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Ultima modifica 18.05.2016

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