Quando di notte si vede come di giorno

19.11.2013 - Un’illuminazione artificiale eccessiva può recare pregiudizio alle specie di animali notturne e dare notevole disturbo alla popolazione. Nuovi accorgimenti – tra cui i LED – consentono di contrastare efficacemente il problema. Cresce così il numero di città che adottano misure «illuminate» per far fronte all’inquinamento luminoso.

Con il suo Plan Lumière, Lucerna intende rendere più armoniosa la sua illuminazione notturna e ridurre ulteriormente l’intensità della luce negli spazi pubblici: una strategia già applicata alla Jesuitenkirche.
© Gabriel Ammon, AURA

Testo di Beat Jordi

La luce artificiale scaccia la nostra ancestrale paura dell'oscurità e ci libera dai ritmi dettatici dalla naturale alternanza tra il giorno e la notte. Da che, negli anni '70 dell'Ottocento, sono apparsi i primi lampioni elettrici lungo i boulevard di Parigi, illuminare le pubbliche vie è diventata una cosa scontata. Oggi, però, a brillare di luce artificiale non sono solo le strade e le piazze, ma anche vetrine, cartelloni pubblicitari, facciate, alberi, cascate e persino le cime di alcune montagne, i cui bagliori rischiarano di notte ampi tratti di cielo. «Negli ultimi vent'anni le emissioni luminose che si irradiano verso l'alto sono aumentate del 70 per cento in Svizzera», riferisce Laurence von Fellenberg della divisione Specie, ecosistemi, paesaggi dell'UFAM.

Volo di notte 

Nelle notti d'estate ronzano attorno ai lampioni nugoli di falene, tricotteri, mosche e altri insetti. Affascinati dalla luce, entrano nel vetro del lampione e non riescono più ad uscirne, bruciandosi a contatto con le lampade. A spingerli nella trappola non è però tanto un'attrazione fatale, quanto piuttosto un disturbo dell'orientamento: molti insetti notturni si orientano infatti in base alla posizione della luna. E in prossimità di un lampione è facile «prendere lucciole per lanterne»: se una farfalla ne prende uno come punto di riferimento, inclinerà sempre di più il suo volo, normalmente rettilineo, a mano a mano che se ne avvicina fino ad andare in looping e sbatterci contro. «In Svizzera, in una sola notte d'estate, milioni di insetti muoiono o sprecano le loro riserve d'energia volando e rivolando attorno ai lampioni», stima Fabio Bontadina, biologo alla SWILD, una società di ricerca e comunicazione specializzata in ecologia urbana.

Anche il sistema di navigazione degli uccelli migratori è perturbato dalla luce artificiale. Specie nelle notti brumose o nebbiose, le luci riflesse nelle gocce di pioggia formano infatti sulle città una sorta di cupola luminosa attorno a cui gli stormi d'uccelli volano per ore perdendo energie preziose sino, alle volte, a morire di sfinimento. 

Radar inceppati

I lampioni sono fonte di disturbo anche per i pipistrelli: quando le uscite delle loro tane sono illuminate artificialmente, questi animali prettamente notturni tardano a lasciare il nido, accorciando così il tempo a loro disposizione per procacciarsi il cibo. Le specie di chirotteri che non temono la luce possono ovviare a questo inconveniente cacciando gli insetti che volano attorno ai lampioni. Ma le specie rare nel nostro Paese - come ad esempio il ferro di cavallo minore, che è fortemente minacciata - sono estremamente sensibili alla luce. «Sono dunque due volte più vulnerabili», spiega Fabio Bontadina che da vent'anni studia le cause del regresso di questi animali in Svizzera. 

Squilibri ormonali, disturbi del sonno e sospetta cancerogenicità

L'oscurità è di vitale importanza anche per l'essere umano. Il ritmo circadiano del nostro organismo - l'alternanza, cioè, di veglia e sonno - è infatti regolato, tra le altre cose, dalla melatonina, un ormone che è secreto unicamente di notte. Il suo livello varia secondo un ciclo giornaliero di ventiquattr'ore e tocca il suo apice verso le tre del mattino. È la melatonina ad aiutare il nostro corpo a prepararsi al sonno: fa affluire più sangue a mani e piedi, induce una sensazione di calore e il nostro corpo si rilassa.

La luce inibisce la produzione di melatonina in proporzioni che variano a seconda dell'intensità e dello spettro luminoso. Qualche anno fa si pensava che per produrre questo effetto inibitorio ci volesse una luce molto forte, come quella utilizzata per la luminoterapia. Oggi, in realtà, gli esperti ritengono che ad avere degli effetti siano anche le lampade a risparmio energetico, molto meno potenti ma con una maggiore componente di radiazioni blu, o gli schermi dei computer. E questi effetti si manifestano anche quando teniamo gli occhi chiusi: «Le palpebre riducono l'intensità della luce solo del 30 per cento», spiega Christian Cajochen, professore al Centro di cronobiologia dell'Università di Basilea.

Le sollecitazioni luminose possono inoltre modificare il ciclo della melatonina. Quando la fase di maggiore secrezione dell'ormone non coincide più con il principale periodo di riposo, il sonno rischia di essere disturbato. Poiché alcune sperimentazioni animali hanno mostrato che la melatonina impedisce la crescita di tumori, si suppone peraltro che vi possa essere un legame tra l'esposizione notturna alla luce e la comparsa di un cancro. «Gli effetti dell'illuminazione artificiale sulla salute umana vanno presi molto sul serio », sottolinea Christian Cajochen.

Abbagli fastidiosi

Di giorno, all'esterno, a dare in genere fastidio sono le fonti di luce abbaglianti riverberate da superfici riflettenti come il metallo, il vetro o i pannelli solari. La notte, questo spiacevole effetto d'abbagliamento può però essere provocato anche da fonti luminose meno potenti, che non compromettono l'acuità visiva. Il problema viene in questo caso, oltre che dal livello assoluto di intensità della luce, anche dal contrasto: nell'oscurità le pupille si dilatano, mentre alla luce si contraggono. E questa tensione produce una sensazione spiacevole.

La legge sulla protezione dell'ambiente obbliga chiunque sia all'origine di emissioni potenzialmente dannose o moleste per l'ambiente a ridurle alla fonte «nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche». «Questo vale sia per la luce artificiale che per il rumore», precisa Alexander Reichenbach della sezione Radiazioni non ionizzanti dell'UFAM. «In virtù del principio di precauzione, occorre prendere delle misure anche quando non vi sono certezze scientifiche e la ricerca è lacunosa.»

Luci puntate sull'obiettivo

Impiegare la luce in modo rispettoso dell'ambiente è tuttavia possibile. E lo dimostrano bene città come Winterthur, Zurigo, Lucerna, Basilea o Ginevra che ormai da diversi anni hanno adottato un piano volto ad armonizzare la propria illuminazione notturna. «Lo spunto è venuto dalla proliferazione incontrollata di luci d'ogni colore e intensità », spiega Roland Koch, capo del settore Trasporti e infrastrutture della città di Lucerna. «Non si riusciva più a mettere in risalto i punti della città che volevamo valorizzare. Per farli vedere avremmo dovuto aumentare ulteriormente l'intensità delle luci.»

Adottato nel 2006, il Plan Lumière stabilisce il grado e il tono di luce da dare alle varie strade, piazze e vie d'accesso alla città. L'intensità luminosa viene in genere ridotta e nel quadro delle autorizzazioni di costruzione si fissa un valore indicativo massimo per l'illuminazione delle vetrine. Stando a Roland Koch, le misure si riflettono anche sul senso di sicurezza: «Accanto a una vetrina abbagliante si può avere l'impressione che una strada sia buia e quindi poco sicura anche quando è ben illuminata.» Per ragioni ecologiche, il Comune ha inoltre deciso di sopprimere o di limitare solo a determinate fasce orarie l'illuminazione artificiale nelle zone naturali particolarmente sensibili, tipo le rive del lago, i margini boschivi o gli habitat dei pipistrelli.

Il Ministero dell'ambiente francese si è spinto ancora più lontano con un decreto in vigore dal luglio 2013: le luci interne dei locali ad uso professionale devono essere spente al più tardi un'ora dopo la fine del lavoro. E quelle delle vetrine e delle facciate non possono più rimanere accese tutta la notte ma solo fino all'una del mattino.

Abbasso l'inquinamento luminoso

«La crescente consapevolezza degli effetti di una luce eccessiva e i progressi della tecnologia LED sono l'occasione buona per mettere termine all'inquinamento luminoso», afferma Alexander Reichenbach. I LED hanno una maggiore efficienza energetica rispetto ad altri tipi di lampade e possono essere orientati meglio, così da irradiare meno luce nel cielo. Nuovi ritrovati consentono inoltre di fabbricare dei diodi con una luce più calda e meno componenti blu, che sono poi le più problematiche.

In un rapporto sulle conseguenze della luce artificiale per la biodiversità e per l'uomo (non disponibile in italiano), la Confederazione ha riconosciuto che nel settore vi è urgente necessità di agire e prevede ora l'elaborazione di valori indicativi che servano a valutarne il grado di nocività e di molestia per l'uomo. L'UFAM sta esaminando inoltre la possibilità di integrare nell'ordinanza sulla protezione della natura e del paesaggio una disposizione sugli impianti d'illuminazione mobili e fissi a protezione delle specie e dei loro spazi vitali.

Nell'aprile 2013 la Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (SIA) ha pubblicato una nuova norma, la SIA 491 (Prevenzione delle emissioni luminose non necessarie nell'ambiente esterno), il cui scopo è adattare in modo ottimale l'illuminazione alle esigenze della popolazione, riducendone gli effetti molesti o nocivi per gli esseri viventi e il paesaggio. Adottare dei sistemi di illuminazione esterna efficaci e adeguati non significa tuttavia solo contribuire a proteggere le specie e a tutelare la salute umana. Significa anche dare la possibilità ai nostri figli di osservare la Via Lattea anche da una regione fortemente illuminata com'è quella dell'Altipiano svizzero.

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Ultima modifica 19.11.2013

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