L’unione fa la sicurezza

Editoriale di Josef Hess

Josef Hess
Josef Hess, vicedirettore dell'UFAM

La sicurezza è un bisogno fondamentale dell’uomo, lo sappiamo. E sappiamo anche che la sicurezza non può essere assoluta. Eppure, dobbiamo ugualmente fare il possibile per scongiurare i pericoli che minacciano la nostra vita quotidiana. È anche a questo che la popolazione svizzera deve il suo benessere: ai significativi progressi fatti negli ultimi 150 anni in materia di sicurezza grazie agli sforzi congiunti di diversi uffici federali, dei Cantoni, dei Comuni e dei privati cittadini.

Di inondazioni, valanghe, cadute di massi e frane, nel nostro Paese ce ne saranno sempre. Che un forte terremoto torni a colpire la Svizzera è solo una questione di tempo. Le piene del 1987 ci hanno però fatto capire una cosa: che da sole le misure tecniche non bastano a ridurre i danni provocati dagli eventi naturali. Occorre cambiare paradigma. Dalla semplice difesa contro i pericoli si è così passati negli ultimi anni a una gestione integrale dei rischi: le misure organizzative e pianificatorie hanno acquistato importanza, i sistemi di previsione e di allarme sono stati notevolmente migliorati.

Questi sforzi hanno portato frutto a più riprese, ma i successi tendono a volte a indurci in errore: si fa presto a sopravvalutare la sicurezza. E spesso ci si accorge di essersi addentrati in comparti pericolosi quand’è ormai troppo tardi. Neanche un Paese ricco come la Svizzera può dominare completamente le forze della natura. Meglio quindi evitare il più possibile i pericoli, piuttosto che dover spendere sempre di più per fronteggiarli.

La protezione contro i pericoli naturali dovrà raccogliere nuove sfide e continuerà ad assorbire notevoli quantità di risorse anche nei prossimi decenni. Il problema non sta solo nei cambiamenti climatici e nella difficoltà di prevederne gli effetti sui processi naturali: con lo sviluppo urbanistico cresce rapidamente anche il potenziale di danno. Evitare che i rischi crescano altrettanto velocemente e che i danni diventino insostenibili è possibile solo grazie a una pianificazione del territorio previdente e a tecniche di costruzione che tengono conto dei pericoli.

La gestione integrale dei rischi è un compito collettivo che incombe a tutti: dalla Confederazione, ai Cantoni, ai Comuni, passando per gli istituti di ricerca, l’edilizia, le assicurazioni e i privati. «L’unione fa la sicurezza»: parlando di gestione dei pericoli naturali, nessun’altra riformulazione appare più indicata di questa.

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Ultima modifica 20.05.2015

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