«L’impatto ambientale ha raggiunto livelli troppo alti»

18.08.2014 - Bruno Oberle, direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM, sull’Earth Overshoot Day il 19.08.2014

L'Earth Overshoot Day è quel giorno dell'anno in cui le risorse naturali da noi consumate raggiungono il quantitativo che la natura è in grado di rigenerare in un anno intero. A livello mondiale, secondo la Global Footprint Network, all'ottavo mese la domanda di risorse naturali supera la quantità annua che il Pianeta riesce a produrre. Quest'anno siamo in deficit ecologico a partire da oggi. Anche la Svizzera ha la sua parte di responsabilità: se tutti i Paesi consumassero tante risorse quante ne consumiamo noi ci vorrebbero 2,8 Pianeti Terra per coprire il fabbisogno totale.

Bruno Oberle Direttore UFAM

Qual è l'importanza dell'Earth Overshoot Day?

Bruno Oberle: L'Earth Overshoot Day ci mostra in modo evidente che viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Da oggi non viviamo più di interessi ma di capitale, ossia consumiamo più risorse di quante la natura sia in grado di procurarci.

Per la Svizzera l'Overshoot Day è arrivato già a maggio. Come si spiegano dunque i successi conseguiti dalla politica ambientale del nostro Paese?

Il calcolo fatto dalla Global Footprint Network non considera solo l'impatto prodotto all'interno di un Paese ma anche quello generato attraverso i suoi consumi all'estero. Il bilancio totale mostra che anche noi svizzeri abusiamo delle risorse naturali. Indubbiamente abbiamo raggiunto traguardi importanti nel nostro Paese per la tutela delle basi della vita: si pensi, ad esempio, alla qualità della nostra aria, che oggi è migliore rispetto ad alcuni anni fa. Può pertanto sorprendere che la nostra impronta ecologica sia tanto elevata.

Ma dobbiamo tenere conto anche dell'impatto dei nostri consumi all'estero, che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente e supera ormai di gran lunga quello interno. L'impatto totale ha raggiunto un livello troppo elevato, ben superiore a quello che la natura può sopportare.

Potrebbe farci un esempio dell'impatto che i nostri consumi hanno all'estero?

Gli esempi sono infiniti. Pensiamo a tutti i beni di consumo che produciamo interamente o in parte al di fuori dei nostri confini, come i prodotti alimentari, l'abbigliamento, l'elettronica o i materiali da costruzione: per produrli servono risorse naturali, quali ad esempio acqua e suolo, ma anche infrastrutture, quali energia e mezzi di trasporto. Un tempo venivano prodotti molti più beni nel nostro Paese.

Da dove si dovrebbe iniziare per ridurre l'impatto ambientale dei nostri consumi dentro e fuori dal nostro Paese?

I consumi nel settore immobiliare, dell'alimentazione e della mobilità sono i principali responsabili dell'impatto ambientale e qui esiste un potenziale di riduzione: si pensi, ad esempio, che circa un terzo degli alimenti finisce nella spazzatura. È da qui che dobbiamo cominciare. Più in generale, dobbiamo passare dalla gestione dei rifiuti a un'economia a ciclo chiuso, in cui si trasforma e riutilizza l'usato invece di ricorrere continuamente a nuove materie prime.

E qui entra in gioco la politica.

Sì. Bisogna ammodernare la politica ambientale e accrescere sensibilmente l'efficienza energetica lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti. È questa l'economia verde, ossia un'economia che tiene conto della disponibilità limitata delle risorse naturali e del grado di impatto ambientale che il nostro Pianeta può sopportare. È già in Parlamento una proposta di modifica della legge sulla protezione dell'ambiente che va in tale direzione e che ci permetterà di muovere i primi passi in questa lunga maratona del passaggio all'economia verde, un compito che terrà impegnate tante generazioni.

Cosa significa concretamente?

Dobbiamo riuscire a separare la crescita economica dallo sfruttamento crescente delle risorse, cioè a spezzare il rapporto fra crescita e impatto ambientale.

La Svizzera è riuscita a ottenere tale separazione parzialmente in alcuni settori ambientali: ad esempio la crescita delle emissioni di gas serra causate dal nostro consumo in Svizzera e all'estero è infatti lievemente inferiore a quella economica. Ci vuole tuttavia una netta riduzione dell'impatto ambientale e delle emissioni mantenendo al contempo una crescita economica positiva. A tal fine ci vogliono innovazione, una nuova consapevolezza sociale e, non da ultimo, leggi intelligenti che premino le imprese più all'avanguardia. Occorre garantire che le imprese rispondano dell'impatto ambientale che producono lungo l'intera catena di creazione del valore.

Tutto ciò non nuocerà all'economia svizzera?

No, tutt'altro! Quanto prima e quanto più fermamente l'economia svizzera affronterà queste sfide tanto più efficiente e competitiva diventerà sul lungo periodo. Attraverso un utilizzo attento ed efficiente delle risorse naturali saremo meno dipendenti dalle materie prime importate e contribuiremo alla disponibilità di materie prime di buona qualità all'estero. La tutela delle risorse naturali consente alle imprese di risparmiare denaro. E siccome la Svizzera è un Paese dove la ricerca scientifica e l'innovazione hanno raggiunto livelli d'eccellenza, la nostra economia ha ottime possibilità di assumere un ruolo importante nel mercato mondiale della tecnologia pulita (cleantech), che è in continua crescita. Si pensi, ad esempio, all'enorme successo riscosso all'estero dai nostri filtri antiparticolato o alle numerose commesse nel settore edilizio per il risanamento energetico degli edifici.

Cosa significa per me, privato cittadino?

È evidente che oggi consumiamo più di quello che il nostro Pianeta produce. Ciò dipende anche dal fatto che l'economia è globalizzata, mentre non lo sono ancora gli standard ambientali né l'informazione sull'impatto ambientale dei prodotti. Uno degli obiettivi dell'economia verde è di creare questa trasparenza, che permetterà ai consumatori di prendere decisioni consapevoli. Serve anche un cambio di mentalità da parte nostra: se impariamo a privilegiare la qualità rispetto alla quantità oppure a utilizzare un oggetto in comune piuttosto che a possederne uno ciascuno, potremo salvaguardare le materie prime. Invece di comperarmi un trapano potrei, ad esempio, prenderlo in prestito all'occorrenza dal mio vicino; lo sa che il tempo medio di utilizzo effettivo di un trapano privato negli anni è di 11 minuti? Se ogni casa plurifamiliare disponesse di un unico trapano si risparmierebbero notevoli risorse. In fin dei conti, si tratta di saper soddisfare le nostre esigenze in modo intelligente.

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Ultima modifica 18.08.2014

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