Finanziamento: Lo scotto da pagare

Rimediare agli errori del passato finirà per costare caro alla Svizzera: tra le indagini dei siti inquinati e il risanamento dei siti contaminati, la fattura si aggirerà in totale sui 5 miliardi di franchi. E siccome non è sempre possibile chiamare alla cassa i responsabili, toccherà spesso alle collettività pubbliche saldare il conto.

© UFAM

Testo di Pieter Poldervaart

A Olten (SO), una ditta che gestiva una tintoria e una lavanderia a secco ha riversato per quasi 70 anni le sue acque di scarico in un pozzo perdente, incurante del fatto che contenessero solventi come benzina e tetracloroetano. Nel 1970, il Comune decide di comprare il fondo e trasformare il laboratorio in un centro giovanile. Nel 2009, il fabbricato viene demolito e la malefatta viene alla luce: il terreno è dichiarato sito contaminato.

L’ufficio cantonale dell’ambiente ordina allora un risanamento in tre fasi il cui costo stimato è di 940 000 franchi. Poiché la ditta non esiste più, non è però possibile chiedere di pagare i danni al vero responsabile. A chi spetta dunque pagare la fattura del risanamento? Il problema viene risolto fissando una chiave di riparto: il 30 per cento dei costi sono accollati alla nuova proprietaria del fondo, che al momento dell’acquisto era a conoscenza della necessità di risanamento. E il resto è preso a carico per il 40 per cento dalla Confederazione e per il 60 per cento dal Cantone.

Costoso, ma necessario

Questo caso è lungi dall’essere unico. Fino a qualche decennio fa, i processi di produzione e di trasformazione che provocavano l’infiltrazione di sostanze tossiche nel suolo erano ancora prassi corrente. Così come era consueto – e tollerato, quando finanche non autorizzato dalle stesse autorità – riempire fossati o vecchie cave con rifiuti urbani o industriali.

Vista con gli occhi di adesso, una gestione dei rifiuti tanto disinvolta è difficilmente concepibile, specie quando la domanda da porsi è: E ora a chi tocca procedere ai necessari risanamenti? Al riguardo la base giuridica è chiara: secondo la legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) sono i Cantoni a dover vegliare a che le discariche e gli altri siti contaminati siano risanati, e ai servizi cantonali specializzati spetta di norma garantire l’attuazione delle apposite disposizioni.

Dei 38 000 siti inquinati della Svizzera, all’incirca uno su dieci rappresenta un pericolo per l’ambiente o la popolazione. I siti da risanare sono dunque 4000, con costi stimati che ammontano a 3,7 miliardi di franchi. In media, la spesa dovrebbe essere di circa 1 milione di franchi a sito, ma la banda di oscillazione è enorme: si va dalle poche decine di migliaia di franchi per il trattamento di un terrapieno parapalle di un piccolo impianto di tiro a quasi 1 miliardo di franchi per il risanamento totale di una discarica per rifiuti speciali come quella di Kölliken (AG).

Il fondo federale fa da acceleratore

Per finanziare la sua partecipazione ai costi del risanamento, la Confederazione alimenta dal 2002 un apposito fondo. La concessione dei contributi è retta, oltre che dalla legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb), dall’ordinanza sulla tassa per il risanamento dei siti contaminati (OTaRSi) il cui principio è risolvere i problemi del passato basandosi sui rifiuti di oggi. Ciò significa, in concreto, che chiunque conferisca oggi in discarica materiale di scavo, di demolizione o ceneri di caldaia contaminate deve pagare una tassa speciale. Questa va dai 3 ai 17 franchi la tonnellata a seconda del grado di contaminazione dei rifiuti ed è prelevata anche in caso di smaltimento all’estero.

La Confederazione riceve ogni anno dalle 200 alle 250 domande di partecipazione finanziaria al risanamento di siti inquinati. E l’UFAM, che è responsabile della concessione di queste indennità ai Cantoni, versa loro a tale scopo circa 40 milioni di franchi. «Il fondo OTaRSi ci permette di dare una bella spinta a progetti di risanamento che altrimenti rimarrebbero in sospeso per molto tempo», spiega la giurista dell’UFAM Sibylle Dillon.

Nel diritto ambientale, quale che sia la gravità dell’inquinamento, è comunque il principio del «chi inquina paga» ad applicarsi. «Chi si rende responsabile dell’inquinamento di un sito manipolando dei rifiuti è considerato un “perturbatore per comportamento“ e deve dunque sopportare la maggior parte dei costi di risanamento», spiega Sibylle Dillon. Il più delle volte, tuttavia, i rifiuti tossici sono abbandonati da decenni ed è difficile, anche facendo costose ricerche, risalire a chi li ha depositati. Le piccole imprese artigianali o industriali che li hanno prodotti sono inoltre perlopiù scomparse e spesso è impossibile identificare i vecchi proprietari e costringerli a saldare il conto.

Capita alle volte che il nuovo proprietario del terreno sia chiamato a passare alla cassa, ma solo in veste di “perturbatore per situazione“ e quindi in maniera limitata. Non è tenuto ad alcuna partecipazione finanziaria solo se, pur applicando il principio di precauzione, non avrebbe potuto essere a conoscenza dell’inquinamento. In assenza di un responsabile, i costi finiscono dunque sulle spalle delle autorità. In questo caso, a determinate condizioni, la Confederazione prende a carico il 40 per cento delle spese e il resto va essenzialmente sul conto dei Cantoni e in parte dei Comuni. Costituiscono un caso speciale le discariche che contengono grandi quantità di rifiuti urbani e gli impianti di tiro, per i quali la Confederazione copre il 40 per cento dei costi di risanamento indipendentemente dal fatto che i responsabili siano identificabili o meno.

Non è però soltanto il risanamento ad essere salato: la sola indagine di tutti i siti inquinati dovrebbe costare circa 1,3 miliardi di franchi. E anche in questo caso, se non si trova il responsabile, sono le autorità pubbliche a dover pagare.

In Svizzera, un sito contaminato su dieci è un impianto di tiro. Quello di Hellbühl, a Neuenkirch (LU), è ad esempio uno stand per il tiro a 300 metri con otto bersagli. Per risanarlo si è dovuto rimuovere l’intero terrapieno parapalle per un costo complessivo di 187 000 franchi. La Confederazione ha versato un’indennità forfetaria di 8000 franchi a bersaglio per un totale di 64 000 franchi. «È grazie a questi aiuti della Confederazione che i Comuni più piccoli possono permettersi di procedere a lavori così costosi e chiudere definitivamente i conti con il passato.»

Il fatto che la Svizzera possieda i mezzi finanziari necessari a rimediare una volta per tutte agli errori degli scorsi decenni non solleva solo i gestori degli impianti di tiro. Il sostegno finanziario e tecnico della Confederazione è gradito anche dai Cantoni e dai Comuni.

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Ultima modifica 25.11.2015

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