Requisiti in materia di carburanti e combustibili

Una miglior qualità dei carburanti e dei combustibili contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico. La Confederazione ha introdotto prescrizioni in materia di qualità per la benzina e il diesel. Si applicano valori limite o prescrizioni in materia di qualità anche per la composizione dell’olio da riscaldamento, della legna da ardere, dei combustibili gassosi e dei combustibili a base di carbone. Sono così state ridotte sensibilmente le emissioni di diossido di zolfo e piombo.


In motori, impianti a combustione, bruciatori e altri impianti stazionari sono impiegati diversi carburanti e combustibili solidi, liquidi e gassosi. L'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt) definisce il tenore massimo di determinati elementi e composti (all. 5 OIAt) nonché i requisiti per importazione professionale o l'immissione in commercio di tali carburanti e combustibili.

L'OIAt stabilisce inoltre quali carburanti e combustibili possono essere impiegati in quali impianti (all. 2 e 3 OIAt). In alcuni impianti possono venire impiegati diversi carburanti e combustibili. I valori limite per inquinanti come la polvere, gli ossidi di azoto o il monossido di carbonio sono adeguati ai singoli carburanti e combustibili.


Prescrizioni sulla qualità per la benzina e il diesel

La Confederazione ha limitato progressivamente il tenore di determinate sostanze problematiche nella benzina (piombo e benzene) e nel diesel (zolfo). Oggi la benzina senza piombo a basso tenore di benzene e il diesel a basso tenore di zolfo sono la norma. Ciò ha permesso di ridurre le emissioni dirette di piombo, benzene e zolfo e di impiegare sistemi di post-trattamento dei gas di scarico come i catalizzatori (che richiedono benzina senza piombo) e i filtri antiparticolato (diesel a basso tenore di zolfo).

I requisiti per la benzina e il diesel sono stabiliti nell'OIAt (all. 5 n. 5 e 6 OIAt):

  • un litro di benzina per motori per veicoli stradali può contenere al massimo 5 milligrammi di piombo e 0,1 decilitri di benzene;
  • per la benzina per aerei è ammesso un tenore limitato di piombo;
  • il diesel può contenere al massimo 10 milligrammi di zolfo al chilogrammo.

I requisiti dell'OIAt corrispondono ai criteri di qualità delle norme europee per il diesel (SN EN 590) e la benzina (SN EN 228).

Nel 2004 in Svizzera è stata introdotta una tassa d'incentivazione sui carburanti contenenti più di 10 ppm di zolfo (0,001 %), che ha permesso di ridurre le emissioni di diossido di zolfo.

Per la benzina, durante il periodo estivo è prevista una limitazione della tensione di vapore, allo scopo di ridurre le emissioni di composti organici volatili. Se la benzina è miscelata con bioetanolo (E5 o E10), la tensione di vapore della miscela aumenta. Affinché anche in estate possa essere immessa in commercio benzina con una percentuale di bioetanolo, per tali miscele sono previste deroghe per la tensione di vapore (all. 5 n. 1bis OIAt).


Biocarburanti


Benzina alchilata

Per gli apparecchi come le motoseghe, i tagliasiepi o i tosaerba, l'UFAM raccomanda di utilizzare benzina alchilata priva di composti aromatici. A differenza della benzina tradizionale, quella alchilata è pressoché priva di benzene, una sostanza cancerogena. Inoltre la combustione libera meno inquinanti in generale. La qualità della benzina alchilata è disciplinata nella norma svizzera SN 181 163.


Oli da riscaldamento e altri combustibili liquidi

Oli da riscaldamento

  • Per ridurre al mimino le emissioni di diossido di zolfo, l'OIAt definisce il tenore massimo in zolfo per gli oli da riscaldamento «extra leggero», «medio» e «pesante» (all. 5 n. 1 OIAt).
  • Inoltre l'aggiunta di additivi è limitata e quella di oli esausti, sia fossili sia biogeni, come l'olio vegetale usato, è vietata (all. 5 n. 12 OIAt).

Altri combustibili liquidi che possono venire impiegati come olio da riscaldamento (p. es. biocombustibili di origine vegetale):

  • non possono produrre emissioni più elevate o altre emissioni rispetto all'olio da riscaldamento «extra leggero»; e
  • sono soggetti a limiti relativi al tenore di determinati inquinanti (p. es. ceneri, cloro, piombo, zinco).

Legna da ardere

Nei piccoli impianti a combustione a legna vengono bruciati soprattutto legna in pezzi, trucioli, pellet e mattonelle di legno. L’OIAt suddivide la legna da ardere in cinque categorie (all. 5 n. 31 OIAt). Per le diverse categorie di legno si applicano diversi requisiti di qualità che concernono anche gli impianti in cui possono essere bruciate.

Legna allo stato naturale

Nei piccoli forni e nei camini di potenza termica fino a 40 chilowatt si può bruciare soltanto legna allo stato naturale, che comprende ciocchi, rami secchi, pigne, mattonelle, pellet, pezzetti minuti e corteccia. Fa parte di questa categoria anche la legna non utilizzata proveniente dalla lavorazione del legno o la legna non in pezzi sotto forma di trucioli, segatura o polvere di levigatrice proveniente da segherie, falegnamerie e altre aziende di lavorazione del legno.

I requisiti per i pellet e le mattonelle di legno allo stato naturale sono disciplinate dall’OIAt (all. 5 n. 32).

Scarti di legno

Se non è ancora stata utilizzata, la legna proveniente dalla lavorazione del legno a livello industriale dipinta, rivestita, incollata o trattata secondo processi simili può essere bruciata in impianti con potenza termica superiore a 40 chilowatt (impianti a combustione alimentati con scarti di legno).

Legname di scarto non trattato

Con la revisione dell’OIAt del 3 marzo 2017 è stata introdotta una categoria di legname di scarto non trattato considerata legna da ardere.

  • ­Ne fanno parte pali di steccati, sostegni e altri oggetti di legname di scarto non trattato utilizzati in giardino o nell’agricoltura e che vengono sostituiti regolarmente. Ai fini della combustione questo tipo di legno è considerato equivalente alla legna allo stato naturale. Può quindi essere bruciato soprattutto in piccoli forni e caminetti.
  • Fanno parte di questa categoria anche le palette a perdere in legno massiccio, che non possono tuttavia essere impiegate come combustibile in tutti gli impianti, ma soltanto in quelli alimentati con scarti di legno.

Legname di scarto

Il legname proveniente dalla demolizione e dalla ristrutturazione di edifici nonché da cantieri, mobili, imballaggi e palette (escluse le palette a perdere in legno massiccio) non rientra nella legna da ardere. Questo legname è stato trattato frequentemente o contaminato con sostanze velenose durante l’uso. È ammessa la combustione unicamente in impianti per il legname di scarto (potenza termica superiore a 350 chilowatt) rispettando i valori limite di emissione più severi.

Rifiuti di legname contaminati

I materiali legnosi che non possono essere assegnati a nessuna delle categorie precedenti possono essere inceneriti solo in impianti d’incenerimento dei rifiuti urbani.



Combustibili gassosi

I combustibili gassosi sono impiegati in bruciatori a gas e motori a combustione stazionari. I gas vengono ripartiti in combustibili gassosi e rifiuti (all. 5 n. 41 OIAt). Sono considerati gas il gas naturale, il gas liquido, l'idrogeno, i gas assimilabili al gas naturale, come il biogas o il gas di depurazione, nonché i gas di discarica.

Per i gas di discarica, l'OIAt stabilisce valori limite per il tenore in composti organici e inorganici del cloro e del fluoro.


Combustibili a base di carbone

Il tenore di zolfo nei combustibili solidi a base di carbone - carbone, mattonelle di carbone o coke - è limitato (all. 5 n. 2 OIAt). In Svizzera il consumo di carbone è esiguo.


Rifiuti biogeni

I rifiuti biogeni come i fondi di caffè, lo stallatico equino, le piume di pollame o simili non sono considerati combustibili ai sensi dell'OIAt, anche se sono trasformati o lavorati ulteriormente, ad esempio sotto forma di pellet. Possono essere bruciati unicamente negli impianti d'incenerimento di rifiuti (all. 2 OIAt). Devono inoltre essere rispettate le disposizioni della legislazione sulla protezione delle acque e sui rifiuti (p. es. valorizzazione dei concimi aziendali, compostaggio dei rifiuti).


Controllo della qualità dei carburanti e dei combustibili

L'UFAM e le autorità doganali controllano i carburanti e i combustibili (art. 38 OIAt). Da un lato è analizzata la qualità di carburanti e combustibili importati o forniti da raffinerie svizzere. Dall'altro, le autorità prelevano campioni presso i distributori di carburante. Se constata che sono stati ripetutamente importati o immessi in commercio carburanti o combustibili che non soddisfano i requisiti di qualità dell'OIAt, l'UFAM prende le dovute misure.

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Ultima modifica 31.03.2017

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