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09.05.2008 - La biodiversità richiede spazi sufficienti e una buona qualità dell’ambiente. "Sono questi gli obiettivi che dobbiamo perseguire sistematicamente in tutte le politiche settoriali", dichiara Bruno Oberle, direttore dell’UFAM, che nella perdita della diversità biologica vede un fenomeno della stessa portata dei cambiamenti climatici.
Che bilancio trarre della biodiversità in Svizzera?
Il bilancio non è soddisfacente, poiché rivela da un lato un'elevata biodiversità, ma dall'altro perdite e impoverimento delle specie. Il numero di specie vegetali e animali presenti in Svizzera sfiora quota 50 000, ma il 50 per cento delle specie animali, ben tre quarti degli anfibi e dei rettili, un terzo delle piante a fiori, delle felci e dei muschi sono oggi a rischio. Il monitoraggio della biodiversità condotto dalla Confederazione mostra che nelle zone alpine e prealpine la diversità biologica è ancora relativamente elevata, ma fortemente sotto pressione. Si deve invece segnalare una nuova marcata perdita di specie soprattutto nell'Altopiano.
Perché non si registra un bilancio più positivo?
Habitat naturali incontaminati sufficientemente estesi e una qualità dell'ambiente soddisfacente sono i presupposti fondamentali di un mondo animale e vegetale caratterizzato da ricchezza biologica. La Svizzera è un Paese densamente popolato e dotato di molte infrastrutture, impianti produttivi e centri per il tempo libero. Trovare spazi sufficienti da riservare alla natura si è rivelata finora un'impresa ardua specialmente nell'Altopiano. La superficie destinata a preservare la biodiversità e protetta a livello nazionale rappresenta solo l'8 per cento del territorio nazionale ed è costituita dal parco nazionale, dai biotopi (paludi, zone golenali e prati secchi), dalle riserve forestali e dalle zone protette riservate alla fauna selvatica. Gran parte di queste superfici si trova nell'arco alpino. Ma è necessario intervenire soprattutto nell'Altopiano. Molti habitat sono oggi pesantemente inquinati a causa dell'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi o dell'apporto eccessivo di azoto rilasciato nell'atmosfera.
È dunque il settore agricolo il principale responsabile di questa situazione?
Un terzo delle specie animali e vegetali vive nella zona agricola e quasi il 40 per cento della superficie nazionale è adibito all'agricoltura. Le pratiche agricole influenzano dunque profondamente la biodiversità, specialmente nei campi coltivati dell'Altopiano. La vera sfida consiste nel garantire la produzione di generi alimentari salvaguardando contemporaneamente l'ambiente. La chiave del successo sta quindi nell'efficienza dei metodi e dei mezzi di produzione impiegati in agricoltura.
Come affronta queste sfide l'agricoltura?
In Svizzera l'agricoltura svolge diverse funzioni: produrre generi alimentari, ma anche fornire un contributo alla conservazione delle basi naturali della vita, alla cura del paesaggio rurale e all'occupazione decentrata del territorio. La Confederazione ricompensa questi impegni aggiuntivi con pagamenti diretti ecologici e in parte anche finanziando i miglioramenti strutturali. Questi pagamenti erogati dalla Confederazione vanno a integrare il reddito contadino e consentono alle aziende agricole di adempiere a questi compiti.
Gli agricoltori sono chiamati a migliorare le loro prestazioni ecologiche?
Negli ultimi anni gli agricoltori svizzeri hanno dato prova di notevoli sforzi e hanno compiuto progressi significativi in materia di protezione delle falde acquifere, dell'aria e della diversità delle specie. L'obiettivo prefissato non è però ancora stato centrato. Anche dal Parlamento giunge la richiesta di un impiego più efficiente dei pagamenti diretti, accompagnato da un riesame dei criteri di assegnazione di questi aiuti. L'UFAM, in collaborazione con l'Ufficio federale dell'agricoltura, sta attualmente definendo obiettivi ambientali nel settore agricolo che, se perseguiti maggiormente, consentiranno di utilizzare in maniera più efficiente e quindi giustificare meglio i fondi federali. Se l'agricoltura saprà realizzare questi obiettivi ambientali fornirà un notevole contributo alla biodiversità.
Come stanno le cose sul fronte dell'altra utilizzazione su ampia scala del territorio, vale a dire i boschi?
I boschi sono una riserva preziosa di biodiversità. Il 50 per cento delle specie presenti in Svizzera vive infatti nelle foreste, dove la biodiversità ha sofferto meno di quanto non sia accaduto in agricoltura. Oggi i boschi svizzeri sono gestiti in base a criteri naturalistici, poiché si è capito che questo approccio rappresenta il miglior compromesso tra l'estrazione delle materie prime, il conseguimento dell'obiettivo di protezione e la conservazione delle specie. Alla luce del rilancio della domanda di legno si delinea ora la necessità per la politica forestale di conciliare il bisogno di crescente utilizzazione dei boschi con gli interessi della biodiversità, due obiettivi non per forza contrapposti visto che, ad esempio, un ritmo più sostenuto di rinnovazione del bosco e una maggiore infiltrazione di luce in seguito a un'utilizzazione più intensa del bosco hanno effetti positivi sulla biodiversità. La Confederazione promuove inoltre l'istituzione di riserve forestali allo scopo di salvaguardare la biodiversità anche in caso di forte incremento dello sfruttamento del bosco.
Occorre attuare una separazione territoriale tra zone protette e riserve da un lato e zone adibite alle varie forme di utilizzazione intensiva dall'altro?
La regola generale deve essere: per qualsiasi utilizzazione del territorio s'impone il rispetto dei più avanzati standard della tecnica onde evitare danni inutili. Niente lasciapassare per le utilizzazioni inappropriate aventi effetti nocivi sull'ambiente. Ma non è tutto: servono superfici più estese riservate prioritariamente alla natura, dove le attività dell'uomo sono subordinate all'obiettivo di salvaguardia della biodiversità. Abbiamo dunque bisogno di entrambe le componenti: riserve naturali incontaminate e un'utilizzazione ecocompatibile della superficie su tutto il territorio nazionale. A ciò si aggiunge un terzo fattore: il collegamento delle zone protette esistenti. La diversità genetica delle specie dipende infatti dalla possibilità per le popolazioni di migrare e mescolarsi.
La biodiversità ha un legame molto stretto con il territorio: andrebbe dunque rafforzata nell'ambito dello sviluppo territoriale?
Lo sviluppo territoriale può fornire un contributo significativo per garantire superfici adeguate e coordinare la protezione della natura con altre forme di utilizzazione. A questo riguardo entrano in linea di conto nuovi strumenti da inserire nei piani direttori e nei piani di utilizzazione, ad esempio una nuova categoria per le zone riservate alla protezione della natura e alle attività ricreative e di svago.
Da dove nasce la necessità di salvaguardare la biodiversità?
Ognuno di noi entra in contatto con la natura e con il proprio ambiente circostante. Ognuno di noi apprezza una natura più o meno incontaminata quale luogo ove rifugiarsi per rompere con la routine lavorativa. Si esplica in ciò il valore quotidiano della biodiversità: si tratta di un valore estetico ed emotivo. La biodiversità assume però anche un valore economico. Il turismo svizzero, che rimane pur sempre uno dei settori economici di punta del nostro Paese, fa leva sulla bellezza del nostro territorio e della nostra natura. Alberghi e ristoranti sono presenti in ogni parte del mondo, non invece i nostri paesaggi alpini. L'Unione europea ha pubblicato di recente un rapporto che stima a 150 miliardi di Euro i costi annui della scomparsa delle specie. Una natura impoverita non è più in grado di espletare quelle funzioni che essa ci garantisce per ora in continuazione, senza che noi ce ne rendiamo realmente conto: un melo carico di frutti è merito anche delle alpi, che impollinano i fiori. Non dimentichiamo infatti che senza api non avremmo i frutti. Molti, anzi la maggior parte dei principi attivi contenuti nei farmaci di cui facciamo uso, continuano a essere di origine naturale. Il Tamiflu è estratto da una varietà di anice che cresce in Asia, l'aspirina da una varietà di salice. Sul pianeta Terra l'uomo non può sopravvivere da solo, la sua esistenza è legata a quella delle altre specie.
In occasione del Vertice della Terra tenutosi a Johannesburg nel 2002 era stato fissato l'obiettivo di arrestare le perdite di biodiversità entro il 2010. Alla Conferenza mondiale sulla diversità biologica in corso a Bonn viene ora stilato un bilancio. La Svizzera raggiungerà l'obiettivo di protezione prefissato?
La Svizzera non raggiungerà l'obiettivo per cui si era impegnata, e con essa la maggior parte degli altri Paesi interessati.
È una consolazione o una scusa per la Svizzera?
È un segnale d'allarme, perché in questo ambito non possiamo sperare che siano gli altri a raggiungere l'obiettivo al posto nostro. Se falliamo in materia di conservazione della biodiversità siamo noi a pagarne le conseguenze.
La Svizzera si impegna attivamente per la protezione dei biotopi, l'inventariazione di paludi, zone golenali e prati secchi, per la creazione di una rete di collegamenti tra i vari spazi vitali. Non servono a nulla queste misure?
Certo che servono. Per arrestare la perdita di biodiversità abbiamo adottato tutta una serie di misure che vanno dalla creazione di inventari per le paludi, le zone golenali e i prati secchi alla protezione dei biotopi. Attualmente stiamo lavorando alla realizzazione di una rete di parchi gestiti sulla base di criteri naturalistici. Non dimentichiamo poi le bandite di caccia e le riserve di uccelli acquatici. Parallelamente si registra però un incremento delle forme di utilizzazione ai margini dei biotopi e ogni secondo viene edificato un metro quadrato di terreno che viene sottratto alla biodiversità.
In tema di miglioramenti: in che direzione dobbiamo muoverci?
Sappiamo quali sono gli elementi fondamentali: spazi sufficienti e una buona qualità dell'ambiente. Sono questi gli obiettivi chiave che dobbiamo perseguire con insistenza e integrare in ogni nuova misura in grado di influenzare l'utilizzazione del territorio e la qualità degli habitat naturali. È proprio questa la sfida più delicata per garantire la conservazione della diversità naturale: l'unico modo per riuscirvi è tener conto di questi obiettivi in una pluralità di decisioni politiche afferenti a settori diversi. In passato non è sempre stato così. La coerenza delle decisioni dovrebbe trovare fondamento giuridico anche a livello di legge.
Il dibattito sull'ambiente è dominato dalla questione climatica. Che importanza va attribuita alla biodiversità?
Le principali Convenzioni dell'ONU in tema di ambiente sono tre: quella sul clima, quella sulla biodiversità e quella sulla desertificazione. Tutte e tre hanno un ruolo decisivo per l'umanità. Con riferimento alla Svizzera, rivestono un'importanza capitale sia la Convenzione sul clima sia la Convenzione sulla biodiversità. La perdita di biodiversità assume a lungo termine una rilevanza e una portata paragonabili a quelle dei cambiamenti climatici.
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