Piene estreme dell’Aare: pubblicate le basi per una protezione migliore

Berna, 22.02.2021 - Lo studio sulle piene estreme dell’Aare «Extremhochwasser an der Aare» fornisce le basi per una valutazione del pericolo di piene anche per gli eventi molto rari. Analisi dettagliate sono state effettuate per cinque siti, fra i quali quelli delle centrali nucleari di Mühleberg, Gösgen e Beznau. Le autorità e i gestori di impianti dispongono in tal modo di basi solide per proteggere meglio le infrastrutture critiche dalle piene estreme.

La catastrofe nucleare di Fukushima, provocata nel marzo 2011 da uno tsunami, ha indotto diversi servizi federali a elaborare delle basi uniformi per valutare il pericolo di piene estreme nel bacino imbrifero dell’Aare. Ai lavori hanno partecipato gli uffici federali dell’ambiente (UFAM), dell’energia (UFE), di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera), della protezione della popolazione (UFPP) e l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN). I risultati sono stati presentati ai media il 22 febbraio 2021 in occasione di un incontro. Lo studio sulle piene estreme dell’Aare «Extremhochwasser an der Aare», coordinato dall’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), ha consentito di raccogliere, per l’intero bacino imbrifero, dati sui pericoli causati da eventi estremi con frequenza fino a 100 000 anni.

Serie temporali delle precipitazioni e delle portate su quasi 300 000 anni

Per 50 siti è stato possibile simulare serie temporali delle precipitazioni e delle portate in risoluzione oraria per un periodo di quasi 300 000 anni. Le simulazioni hanno consentito di determinare che, in caso di eventi estremamente rari di precipitazioni (periodicità di 100 000 anni), a monte della confluenza dell’Aare nel Reno sono possibili picchi di portata superiori a 7000 m3/s, ossia 12 volte la portata media.

Lo studio ha considerato diversi fattori che possono influire sulla portata dell’Aare: frane, intasamenti dovuti a legno galleggiante nei pressi di ponti (ostruzioni), erosioni spondali, rottura di dighe o errori umani nell’esercizio di impianti di sbarramento. Sono inoltre stati integrati valutazioni di esperti, calcoli e simulazioni di processi naturali come pure di disfunzioni tecniche degli impianti. Questi fattori presentano tuttavia incertezze, la cui estensione è stata nella misura del possibile definita in cifre.

Nel quadro dello studio è stata effettuata una valutazione separata del potenziale di pericolo per le centrali nucleari di Mühleberg, Gösgen e Beznau, per l’area dell’Istituto Paul Scherrer (PSI) con il deposito intermedio per rifiuti radioattivi (ZWILAG) e per la città di Olten quale importante punto nodale per il traffico (cfr. riquadro).

Integrare le nuove conoscenze nella valutazione dei rischi per impianti e infrastrutture

Il bacino imbrifero dell’Aare copre il 43 per cento circa del territorio nazionale e include alcune delle regioni più densamente popolate della Svizzera. Oltre ai siti analizzati, lungo il fiume e i suoi affluenti sono presenti 19 impianti di sbarramento e infrastrutture di trasporto d’importanza nazionale. Le nuove conoscenze sui pericoli di piene estreme costituiscono una base importante per la valutazione dei rischi che quest’ultime comportano.

L’UFAM ha presentato i risultati dello studio ai Cantoni e ai gestori delle infrastrutture nazionali. Le autorità competenti terranno in considerazione le nuove conoscenze nella valutazione dei rischi e nell’attuazione delle misure di protezione contro le piene. Secondo l’IFSN, i livelli delle acque determinanti per le analisi della sicurezza delle centrali nucleari si situano in un intervallo simile a quello delle analisi effettuate finora. Tuttavia, l’IFSN inviterà i gestori di impianti nucleari ad adeguare le loro analisi di sicurezza, come previsto dalle normative, conformemente al presente studio. Dal canto suo, l’UFE chiederà ai gestori di impianti di sbarramento sotto la sorveglianza federale di verificare le prove esistenti della sicurezza contro le piene alla luce delle nuove conoscenze.

Sotto l’egida dell’UFAM e dell’UFE, il metodo sviluppato per il bacino imbrifero dell’Aare sarà applicato anche ai bacini imbriferi di altri importanti corsi d’acqua. I risultati saranno in seguito messi a disposizione delle autorità competenti e dei gestori di impianti allo scopo di verificare e, se del caso, migliorare la protezione delle infrastrutture critiche contro le piene in caso di eventi estremi.

Piene estreme: analisi dei pericoli per cinque siti

Le altezze d’inondazione riportate di seguito delle aree vicine alle centrali nucleari si riferiscono ai siti degli stabili d’emergenza, situati nei pressi dell’edificio del reattore.

Centrale nucleare di Mühleberg (spenta nel 2019): in caso di piena millenaria, l’area rimane asciutta. A seguito di un evento con periodo di ritorno di 10 000 anni, il perimetro dell’impianto sarebbe ricoperto da 18 centimetri di acqua, mentre un evento con periodicità di 100 000 anni lo ricoprirebbe con poco meno di un metro d’acqua.

Centrale nucleare di Gösgen: per la piena millenaria o con periodo di ritorno di 10 000 anni assume particolare importanza l’intasamento della passerella per pedoni situata nelle immediate vicinanze, ossia la sua ostruzione parziale con legname galleggiante. Le altezze d’inondazione sono pari rispettivamente a 5 e 65 centimetri. Nel caso di una piena con periodicità di 100 000 anni, l’altezza dell’acqua è di circa 1,15 metri.

Centrale nucleare di Beznau: anche per questo sito, gli intasamenti da legname galleggiante sono fattori che contribuiscono in misura determinante ad un’inondazione. In caso di piena millenaria, l’area rimane asciutta. La piena con periodicità di 10 000 anni ricoprirebbe l’area attorno all’edificio di emergenza con 38 centimetri di acqua, mentre quella con periodo di ritorno di 100 000 anni con circa 1,1 metri.

Sito PSI di Villigen: tutti gli eventi di piena dovuti a precipitazioni possono essere assorbiti dall’Aare senza inondare il sito. Un’inondazione potrebbe verificarsi solo in caso di piena con periodicità di 100 000 anni associata all’ostruzione con legname galleggiante del ponte in cemento armato, lungo oltre 200 metri. L’area potrebbe in tal caso essere ricoperta da 20-25 centimetri di acqua.

Zona circostante la stazione di Olten: l’area sarebbe inondata solo in caso di piena con periodo di ritorno di 100 000 anni associata a un’ostruzione dei ponti. L’inondazione inizierebbe già 1,8 chilometri a monte del ponte sul Trimbach. La zona industriale sarebbe in parte ricoperta da oltre due metri di acqua e la zona circostante la stazione da fino a 3,1 metri.


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