Clima: affari internazionali
Le emissioni di gas serra non si fermano alle frontiere. La Svizzera, con il suo ecosistema montano, è particolarmente colpita. Un’azione globale concertata è fondamentale. Per questo motivo la Svizzera s’impegna attivamente a livello internazionale per la protezione del clima.
Convenzione sul clima
Riconoscendo la necessità di una strategia globale per la protezione del clima, i Paesi riuniti a Rio nel 1992 hanno adottato il primo accordo internazionale in tale ambito: la Convenzione sul clima (UNFCCC). A partire dal 2020, gli obblighi previsti dalla Convenzione sono stati ampiamente sostituiti da quelli dell’Accordo di Parigi.
Il Protocollo di Kyoto
Nel 1997, la comunità internazionale ha stabilito nel Protocollo di Kyoto degli obiettivi vincolanti di riduzione per i Paesi industrializzati partecipanti. Il primo periodo di adempimento concerneva il periodo 2008–2012. Nel quadro del secondo periodo di adempimento, la Svizzera e numerosi altri Paesi si sono impegnati per la riduzione delle emissioni fino al 2020. L’Accordo di Parigi ha sostituito il Protocollo di Kyoto a partire dal 2020.
L’Accordo di Parigi
Nel 2015, alla Conferenza di Parigi sul clima, è stato adottato un accordo sul clima per il periodo successivo al 2020 che, per la prima volta, vincola tutti i Paesi a ridurre le proprie emissioni di gas serra. In tal modo, la distinzione fatta fino ad allora tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo è stata in gran parte abolita.
Accordi bilaterali per il clima
Nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima la Svizzera si impegna a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 50 per cento rispetto al livello del 1990 (Nationally Determined Contribution, NDC). Questo avverrà principalmente tramite progetti di protezione del clima all’estero. Tale cooperazione bilaterale e multilaterale è consentita dall’articolo 6.2 dell’Accordo di Parigi. A questo scopo la Svizzera stipula accordi bilaterali. Questi disciplinano le condizioni quadro per la cooperazione e definiscono i parametri per il trasferimento internazionale delle riduzioni delle emissioni e il loro riconoscimento da parte delle Parti contraenti. In tal modo, i trattati stabiliscono il quadro giuridico per gli accordi commerciali tra acquirenti e venditori di certificati di riduzione delle emissioni. I gruppi di interesse o gli Stati interessati possono rivolgersi all’Ufficio federale dell’ambiente scrivendo all’indirizzo carbonoffset@bafu.admin.ch. I progetti autorizzati nell'ambito degli accordi bilaterali sono specificati nella pagina seguente:
Richieste della Svizzera nell’ambito dei negoziati internazionali sul clima (UNFCCC)
La Svizzera si impegna attivamente per un regime climatico globale che garantisca una riduzione sufficiente dei gas serra e che sostenga i Paesi in via di sviluppo nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Le richieste sono una componente dei negoziati nell’ambito della Convenzione sul clima (UNFCCC): ogni parte contraente può esprimere la propria posizione e avanzare proposte in sede di processo negoziale.
1. Obiettivi climatici della Svizzera secondo l’Accordo di Parigi (Nationally Determined Contribution, NDC)
L’Accordo di Parigi mira a limitare il riscaldamento globale a un aumento di 1,5 gradi. A tal fine, obbliga tutti gli Stati ad adottare misure concrete per ridurre le loro emissioni di gas serra. Ogni cinque anni, gli Stati devono aumentare il loro obiettivo di riduzione. Per raggiungere questo obiettivo, devono inoltre adottare misure e riferire sui progressi compiuti. La Svizzera ha comunicato il suo ultimo obiettivo climatico per il 2030 nel 2017.
Nella sua seduta del 29 gennaio 2025, il Consiglio federale ha approvato il nuovo obiettivo di riduzione nell’ambito dell’Accordo di Parigi, che corrisponde al percorso di riduzione stabilito dalla legge sul clima e l’innovazione. Entro il 2035, la Svizzera ridurrà le proprie emissioni di gas serra di almeno il 65 per cento rispetto al valore del 1990, in media del 59 per cento negli anni 2031–2035. Gli obiettivi saranno raggiunti principalmente attraverso misure nazionali. Al tempo stesso, il Consiglio federale ha adottato un’integrazione della strategia climatica a lungo termine.
Comunicazione della Svizzera (NDC 2031-2035):
Annex to the NDC: Contributions to the Global Stocktake:
Comunicazione della Svizzera (NDC 2021-2030):
Complement to the long-term climate strategy:
Gli obiettivi di riduzione della Svizzera sul piano nazionale sono specificati nella pagina seguente:
Obiettivi e strategie della politica climatica
La Svizzera ha annunciato a livello internazionale i suoi obiettivi di riduzione. Il contributo determinato a livello nazionale è disponibile nel registro del Segretariato della UNFCCC:
2. Politica climatica internazionale: tappe e risultati
Rio, Kyoto, Marrakech, Cancún, Parigi sono le pietre miliari delle discussioni sulla protezione del clima. Dall’adozione della Convenzione sul clima, nel 1992, la comunità internazionale si riunisce regolarmente per cercare di contenere i cambiamenti climatici. La sezione seguente illustra in dettaglio l’evoluzione del regime climatico a livello internazionale.
Nel 1992, in occasione del Vertice della Terra di Rio, i Paesi hanno adottato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), entrata in vigore nel 1994.
L’adozione dell’UNFCCC segna il primo passo di un’azione concertata su scala internazionale: riconosce ufficialmente l’importanza dei cambiamenti climatici e delle cause antropiche legate alle emissioni di gas serra. La Convenzione mira a stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello tale da evitare pericolose interferenze climatiche e tiene conto delle responsabilità differenziate dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, professando «un’azione internazionale adeguata ed efficace in rapporto alle loro responsabilità comuni ma differenziate, alle rispettive capacità e alle loro condizioni economiche e sociali». Incoraggia pertanto i governi ad attuare strategie atte a ridurre le emissioni e ad adeguarsi ai cambiamenti climatici, con il sostegno finanziario e tecnologico dei Paesi sviluppati ai Paesi in via di sviluppo ed emergenti. Il mondo industrializzato s’impegna pertanto a ridurre le proprie emissioni di gas serra e ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni e ad adattarsi ai cambiamenti climatici, in particolare finanziando progetti nell’ambito del Fondo mondiale per l’ambiente (GEF). Ratificata da 195 Stati e dall’Unione Europea, l’UNFCCC è ormai una convenzione universale.
UNFCCC: United Nations Framework Convention on Climate Change
Nel 1997, in occasione della COP 3, i Paesi hanno adottato il Protocollo di Kyoto, il primo accordo internazionale vincolante su impegni quantificati per ridurre le emissioni di gas serra. È entrato in vigore nel 2005 con una doppia condizione: ratifica di almeno 55 Paesi e inclusione dei Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi dell’Allegato I della Convenzione) che nel 1990 erano responsabili di almeno il 55 per cento delle emissioni mondiali di CO2. In base al Protocollo di Kyoto, i Paesi industrializzati s’impegnano a ridurre le loro emissioni di gas serra del 5,2 per cento in media rispetto ai livelli del 1990 per il periodo 2008-2012, noto come primo periodo d’impegno. Considerati singolarmente, questi obiettivi vincolanti vanno dal –8 al +10 per cento di emissioni (8 % per la Svizzera e l’UE) rispetto al 1990. Gli impegni assunti con questo Protocollo sono vincolanti, ma riguardano solo il 25 per cento circa delle emissioni mondiali. Questo perché si applicano solo ai Paesi sviluppati (i Paesi in via di sviluppo sono obbligati solo a stilare un inventario delle emissioni inquinanti). Il Protocollo non vincola dunque Paesi come la Cina, l’India o il Brasile. Nel periodo 2008-2012 la Svizzera ha rispettato gli obblighi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo di Kyoto.
Alla Conferenza sul clima di Doha tenutasi alla fine del 2012, gli Stati hanno concordato un secondo periodo d’impegno nell’ambito del Protocollo di Kyoto (emendamento di Doha). In virtù di questo accordo, entro il 2020 i Paesi industrializzati s’impegnano a ridurre le loro emissioni del 18 per cento in media rispetto al livello del 1990 (Svizzera: –20 % nel 2020; UE: –20 % tra il 2013 e il 2020). Il secondo periodo d’impegno riguarda solo il 14 per cento delle emissioni globali, perché oltre agli Stati Uniti e al Canada, che hanno abbandonato il Protocollo di Kyoto o non lo hanno ratificato, anche il Giappone, la Russia e la Nuova Zelanda non hanno rinnovato l’impegno di Doha e pertanto non hanno più obblighi per il secondo periodo. I Paesi in via di sviluppo, per i quali non esistono impegni di riduzione, hanno registrato un aumento massiccio delle emissioni. Il secondo periodo d’impegno scade alla fine del 2020 e non è previsto un terzo.
Nel 2015, i Paesi adottano l’Accordo di Parigi, entrato in vigore il 4 novembre 2016 con effetto al 1° gennaio 2021 per coprire il periodo successivo al 2020. L’Accordo di Parigi è la prima convenzione internazionale sul clima vincolante per tutti gli Stati: Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Con la ratifica, gli Stati s’impegnano ad adottare misure concrete per ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici a seconda delle loro rispettive responsabilità e capacità. I Paesi industrializzati ribadiscono il loro impegno per sostenere i Paesi in via di sviluppo nel loro intento di ridurre i gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici. Anche altri Stati sono ora invitati a fornire il loro contributo.
In base all’Accordo di Parigi, i principali responsabili delle emissioni, compresi Stati Uniti e Cina, si sono impegnati per la prima volta a raggiungere obiettivi di riduzione concreti. Il 1° maggio 2020, 189 Stati avevano ratificato l’Accordo di Parigi, ovvero gli Stati responsabili di quasi il 97 per cento delle emissioni globali di gas serra. Sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti escono dall’Accordo di Parigi alla fine del 2020, per poi rientrare sotto la presidenza di Joe Biden nel febbraio 2021. Il 20 gennaio 2025, l’amministrazione di Donald Trump annuncia nuovamente che gli Stati Uniti si ritirano dall’Accordo di Parigi.
Ogni anno si tengono le Conferenze delle Parti alla Convenzione (COP), del Protocollo di Kyoto (CMP) e dell’Accordo di Parigi (CMA). In occasione di queste conferenze, gli Stati esaminano i progressi compiuti e prendono le decisioni necessarie per attuare efficacemente questi accordi. Ad esempio, stipulano regole più dettagliate per mettere in atto gli accordi o decidono le disposizioni necessarie a livello istituzionale e governativo.
2015, COP21 a Parigi, Francia
Conferenza di Parigi COP21 sul clima: adottato l’accordo sulla politica climatica internazionale
2021, COP26 a Glasgow, Regno Unito
2022, COP27 a Sharm el-Sheik, Egitto
2023, COP28 a Dubai, Emirati Arabi Uniti
2024, COP29 a Baku, Azerbaigian
29a Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP29) a Baku
3. Mercato del carbonio secondo l’Accordo di Parigi
3.1. Nuovi meccanismi di mercato
3.1.1 Accordi Articolo 6
Le emissioni di gas serra non si fermano alle frontiere. Pertanto le riduzioni delle emissioni hanno la stessa efficacia sia che vengano realizzate in Svizzera che all’estero, Nell’ambito dell’Accordo di Parigi la Svizzera si impegna a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra di almeno il 50 per cento rispetto al livello del 1990 (Nationally Determined Contribution, NDC). L’Accordo di Parigi sancisce, ai sensi dell’articolo 6.2, la cooperazione bilaterale o multilaterale nella realizzazione della NDC. A questo scopo la Svizzera stringe accordi bilaterali.
Accordi bilaterali per il clima
3.1.2 Progetti pilota sui nuovi meccanismi di mercato
La Svizzera intende raggiungere il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 anche attraverso riduzioni all’estero. L’Accordo di Parigi prevede nuovi meccanismi di mercato per consentire agli Stati di acquistare riduzioni delle emissioni
all’estero e di contabilizzarle nei propri obiettivi climatici. Le regole sono state negoziate a livello internazionale. La Svizzera e la Fondazione Centesimo per il Clima stanno sviluppando progetti pilota per testare i nuovi approcci e sviluppare soluzioni pratiche per il periodo successivo al 2020.
3.2. Finanziamento internazionale per il clima
Il finanziamento internazionale per il clima è un elemento fondamentale della politica internazionale della Svizzera in materia climatica. In questo settore, la Svizzera si impegna pertanto anche nei negoziati internazionali nel quadro della Convenzione quadro sul clima. Nell’ambito della Convenzione e al di fuori di essa, il nostro Paese si impegna a favore di soluzioni pragmatiche per le diverse sfide nel contesto del finanziamento internazionale per il clima, quali i metodi di calcolo e i sistemi di incentivazione per mobilizzare fondi privati. Il suo obiettivo è fornire un contributo adeguato al finanziamento internazionale e ai diversi fondi per il clima.
Le unità operative del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sul clima sono il Fondo globale per il clima (GEF) e il Fondo verde per il clima (GCF), ai quali la Svizzera fornisce il suo equo contributo.
Oltre ai due fondi menzionati, ne esistono altri tre, collegati alla Convenzione sul clima:
- Il Least Developed Countries Fund (LDCF) è stato istituito nel 2001 quale elemento del meccanismo finanziario della Convenzione quadro sul clima. Si basa sulle esigenze specifiche dei Paesi meno sviluppati, ossia soprattutto dei Paesi africani più poveri e di piccoli Stati insulari, fortemente colpiti dai cambiamenti climatici e dai loro effetti negativi. Il LDCF finanzia in particolare programmi nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici.
- Il secondo fondo specializzato, il Special Climate Change Fund (SCCF) è stato creato nel 2001 quale elemento del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sul clima. Mette a disposizione mezzi supplementari per le misure di protezione del clima previste dalla Convenzione nei Paesi in via di sviluppo e in transizione. Una parte esigua del fondo promuove programmi per lo scambio di tecnologie.
- Il fondo di adattamento (Adaptation Fund, AF) è stato istituito nel 2001 quale meccanismo di finanziamento del Protocollo di Kyoto al fine di finanziare progetti e programmi di adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Il fondo dovrebbe essere alimentato in primo luogo attraverso i mezzi del «meccanismo per uno sviluppo climacompatibile» (Clean Development Mechanism, CDM) disciplinato nel Protocollo di Kyoto. Ogni progetto registrato nel CDM è soggetto a una tassa pari al 4 per cento, la metà della quale confluisce nel AF. Nel 2018, a Katowice si è inoltre deciso di utilizzare questo fondo anche per l’attuazione dell’Accordo di Parigi e che venga alimentato con fondi derivanti dall’attuazione dell’articolo 6.4.
Finanziamento internazionale nel settore ambientale
4. Alleanze e coalizioni nei negoziati internazionali sul clima
Nell’ambito dei negoziati e delle discussioni internazionali sul Clima, la Svizzera non agisce da sola, ma si impegna a fianco di altri Paesi. In particolare è attiva in diversi gruppi, alleanze e coalizioni. La sezione seguente illustra alcuni di questi gruppi, in modo non esaustivo.
4.1 Gruppo d’integrità ambientale (Environmental Integrity Group, EIG)
Nell’ambito dei negoziati dell’UNFCCC, la Svizzera partecipa ai negoziati all’interno del Gruppo d’integrità ambientale, composto da Georgia, Principato del Liechtenstein, Principato di Monaco, Messico, Corea del Sud e Svizzera. Il Gruppo è stato istituito durante le trattative del Protocollo di Kyoto, che autorizzavano unicamente i gruppi degli Stati parte a negoziare. La Corea, il Messico e la Svizzera non facevano parte di alcun gruppo, motivo per cui hanno deciso d’istituire il Gruppo e hanno invitato altre parti indipendenti ad aderirvi. Il Gruppo s’impegna assiduamente a sostenere le politiche progressiste sul clima. Estendendosi su tre continenti e su tre fusi orari ed essendo l’unico gruppo negoziale composto allo stesso tempo da economie sviluppate ed emergenti, il Gruppo dispone di un raggio d’azione senza eguali. Il Gruppo s’impegna per assumere un ruolo costruttivo e può aiutare a trovare un terreno comune d’intesa tra blocchi con interessi contrapposti.
4.2 Dialogo di Cartagena (Cartagena Dialogue)
I negoziati nell’ambito dell’UNFCCC sono stati tradizionalmente caratterizzati da una spaccatura tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Il Dialogo di Cartagena per un’azione progressiva ha lo scopo di offrire uno spazio informale durante i negoziati dell’UNFCCC alle delegazioni dei Paesi sviluppati e in sviluppo per esplorare possibili soluzioni, a prescindere dalle posizioni tradizionali dei reciproci gruppi in seno all’UNFCCC. Il Dialogo di Cartagena è dunque un gruppo informale di Paesi che collaborano a favore di un sistema ambizioso, completo e giuridicamente vincolante nell’ambito dell’Accordo di Parigi e che si impegnano a livello nazionale a diventare, o a rimanere, economie a basse emissioni di carbonio. Nell’ambito del Dialogo di Cartagena, gli esperti lavorano tutto l’anno per individuare soluzioni su questioni specifiche e s’incontrano fisicamente in fase negoziale. La Svizzera è un membro attivo del Dialogo di Cartagena, di cui co-presiede un gruppo di lavoro sull’obiettivo in materia di riduzione delle emissioni.
5. IPCC - la base scientifica
Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) è stato istituito nel 1988 dall'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) insieme al Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (United Nations Environment Programme, UNEP) con lo scopo di fornire le necessarie informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche sul cambiamento climatico di origine antropica.
L'IPCC valuta periodicamente le cause e gli effetti del cambiamento climatico e fornisce quindi le informazioni necessarie e le basi decisionali per la politica climatica, senza tuttavia emanare raccomandazioni politiche. I rapporti dell'IPCC sono oggi considerati l'opera di riferimento per tutti coloro che si occupano di cambiamento climatico (esperti, amministrazioni e settore privato). Ogni sette anni circa, l'IPCC pubblica un rapporto di valutazione esaustivo sui cambiamento climatico.
Il Comitato esecutivo ha il compito di fornire consulenza all'IPCC in merito agli aspetti scientifici e alla strategia di lavoro. Viene eletto per la durata di un ciclo di valutazione di 5-7 anni. La candidata svizzera, la prof.ssa Sonia Seneviratne (ETHZ), è stata eletta al Comitato esecutivo dell'IPCC nel luglio 2023 per il settimo ciclo 2023-2030.
Ogni rapporto dell'IPCC comprende quattro volumi: i primi tre contengono i rapporti dei tre gruppi di lavoro tematici dell'IPCC e il quarto il rapporto di sintesi.
- Basi fisiche dei cambiamenti climatici
- Impatti, adattamento e vulnerabilità
- Mitigazione del cambiamento climatico
- Rapporto di sintesi
Nel corso del suo settimo ciclo, l’IPCC redigerà anche un rapporto speciale sui cambiamenti climatici nelle aree urbane, nonché due rapporti metodologici sui fattori climatici a breve durata di vita e sulle tecnologie di cattura del CO2, nonché sulla cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del CO2.
Per i singoli rapporti, vengono realizzati dei riassunti destinati ai decisori politici e soggetti all’approvazione degli Stati.
Rapporto di sintesi
Il 20 marzo 2023, a Interlaken, in Svizzera, si è concluso il sesto ciclo di valutazione dalla convocazione dell'IPCC con l'adozione del rapporto di sintesi. Il rapporto di sintesi riassume lo stato delle conoscenze sui cambiamenti climatici, i loro effetti e rischi diffusi nonché le opportunità di mitigazione delle emissioni di gas serra e di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici. Esso si basa sui contributi già pubblicati dai tre gruppi di lavoro e su tre rapporti speciali. Il rapporto esamina lo stato attuale e le tendenze, presenta proiezioni climatiche a lungo termine e valuta le opzioni per rispondere ai cambiamenti climatici.
Mitigazione del cambiamento climatico
Nell'aprile 2022 l’IPCC ha pubblicato il terzo volume della sesta serie, che fornisce un quadro delle emissioni globali di gas serra e del riscaldamento climatico in diversi scenari. Indica in particolare le misure di protezione del clima necessarie per evitare che l’aumento della temperatura globale superi 1,5 gradi Celsius entro la fine del secolo. Queste includono le energie rinnovabili, le misure di efficienza energetica e i carburanti alternativi e sostenibili. Le emissioni difficili da prevenire devono essere compensate con tecnologie che estraggono CO2 dall’atmosfera per immagazzinarlo (le cosiddette tecnologie a emissioni negative). Il volume illustra anche i costi e i benefici economici di misure di protezione del clima decise a livello politico.
IPCC: 6th Assessment Report − Mitigation of Climate Change
Impatti, adattamento e vulnerabilità
Alla fine di febbraio del 2022 l'IPCC ha pubblicato il secondo volume della sesta serie, che mostra la vulnerabilità della natura e della società nei confronti dei rischi del cambiamento climatico. Inoltre, valuta le strategie attuali e le possibili strategie future di adattamento al cambiamento climatico. Il rapporto conferma che, a questo proposito, ci sono grosse differenze tra le regioni. Anche per l'Europa, il rapporto identifica la necessità di intervenire per ridurre al minimo i rischi e rendere l'ambiente e la società più resilienti alle conseguenze del cambiamento climatico.
IPCC: 6th Assessment Report - Impacts, Adaptation and Vulnerability
Basi fisiche dei cambiamenti
Il primo volume del sesto rapporto è stato pubblicato nell'agosto 2021. Il rapporto conferma i risultati dei precedenti rapporti dell'IPCC, segnatamente il contributo dei gas serra di origine antropica al riscaldamento globale e il legame tra il cambiamento climatico ed eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, come ondate di calore, precipitazioni intense e periodi di siccità.climatici
IPCC: 6th Assessment Report − The Physical Science Basis
Rapporti speciali dell’IPCC
L'ultimo rapporto (AR5) era stato completato nel 2014. Nel 2018 l'IPCC ha adottato un rapporto speciale sulla stabilizzazione della temperatura globale a 1,5 gradi sopra il livello preindustriale. Nel 2019, ha pubblicato altri due rapporti speciali, rispettivamente sugli oceani e la criosfera e i sistemi terrestri.
IPCC: 6th Assessment Report - Special Reports
IPCC: Intergovernmental Panel on Climate Change




