Retrospettiva e previsione degli esperti: «L’impegno per la protezione dell’aria deve essere costante»

Nel 1986 è entrata in vigore l’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt). Quali effetti ha prodotto? Come funziona? E quali sono le sfide future? A queste e ad altre domande rispondono i due esperti in materia di qualità dell’aria Martin Schiess e Hans Gygax. 

Intervista curata da Gregor Klaus

Martin Schiess è un chimico e dal 2012 dirige la divisione Protezione dell’aria e prodotti chimici dell’UFAM. Nel 1987 è entrato a far parte dell’allora Ufficio federale per la protezione dell’ambiente, occupandosi tra le altre cose dell’elaborazione dell’ordinanza svizzera sulla protezione contro gli incidenti rilevanti. Nel 1993 è stato nominato responsabile supplente della nuova sezione Tecnica di sicurezza. Dal 2004 al 2012 ha diretto presso l’UFAM la divisione Protezione dell’aria e radiazioni non ionizzanti.

Hans Gygax è un fisico dell’atmosfera e fino al 2014 ha diretto la sezione Protezione dell’aria presso l’ufficio dell’ambiente del Cantone di Friburgo e dal 2014 fino al pensionamento avvenuto nel 2018 la sezione Aria, rumore e radiazioni non ionizzanti. Dal 2006 è stato membro del comitato direttivo della Società svizzera dei responsabili della protezione dell’aria (Cercl’Air), che ha presieduto dal 2010 al 2016. Nel 2007 è stato nominato dal Consiglio federale quale membro della Commissione federale d’igiene dell’aria.

© Miriam Künzli | Ex-Press | BAFU

Come dobbiamo immaginarci la qualità dell’aria in Svizzera negli anni Ottanta?

Martin Schiess: L’aria non era salutare. Prima dell’intervista, Hans Gygax e io abbiamo dato un ultimo sguardo veloce ai valori di sostanze inquinanti dell’epoca. Il diossido di zolfo superava il valore limite di x volte, gli ossidi di azoto di tre volte e le polveri fini si attestavano a valori doppi se non tripli. Anche i valori del monossido di carbonio erano troppo elevati. A quei tempi le situazioni di forte inquinamento atmosferico, oggi ancora predominanti in parti d’Europa, rappresentavano la normalità.

Hans Gygax: All’inizio degli anni Ottanta si pensava ancora che lo smog estivo esistesse solo a Los Angeles e quello invernale solo nella regione della Ruhr o a Londra. Ma lo smog può essere presente anche nel nostro Paese, solo in maniera meno marcata. Ricordo che nell’estate del 1982 noi del Politecnico federale di Zurigo abbiamo rilevato per la prima volta in Svizzera significative concentrazioni di ozono. All’inizio del 1987 si è registrata per diversi giorni una situazione di smog invernale con valori molto elevati soprattutto per il diossido di zolfo. Sono stati però i danni alla foresta riscontrati negli anni Ottanta a far crescere la pressione sulla politica al punto da indurla a emanare prescrizioni di rapido effetto per la protezione dell’aria. 

Schiess: Dobbiamo tenere presente che all’epoca le auto non erano ancora dotate di catalizzatori. Incredibile tutto quello che ne è seguito! In orari di punta, lungo le strade altamente trafficate delle grandi città i passanti riuscivano a stento a respirare. La Svizzera non vantava un’industria pesante di particolare rilievo, tuttavia a livello locale i valori di sostanze inquinanti erano molto elevati anche a causa delle emissioni industriali. L’inquinamento generale dell’aria era visibile sulle facciate annerite degli edifici, un segnale che indica già di per sé la presenza di un rischio per la salute umana.

Come ha reagito l’economia all’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico del 1985 e a tutti i suoi valori limite?

Schiess: Naturalmente ci sono state discussioni durante la procedura di consultazione. I provvedimenti risultavano però fattibili secondo lo stato della tecnica del tempo.

Gygax: L’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico è molto completa e la tipologia di requisiti era totalmente nuova per l’industria. Per alcune aziende ci sono state amare sorprese già nella fase di attuazione, in quanto gli investimenti richiesti erano considerevoli.

Si è dunque percepita una certa resistenza?

Gygax: Praticamente tutti i detentori di impianti erano consapevoli che qualcosa doveva succedere. Le discussioni non vertevano quindi sul principio, quanto piuttosto sui termini per il risanamento. Del resto erano in gioco il benessere e la salute della popolazione! Una vera e propria resistenza si è manifestata solo in relazione al tema del traffico stradale, quando si è trattato di discutere le limitazioni di velocità sulle autostrade.

Schiess: In effetti, i contrasti sono sorti soprattutto per la questione dei trasporti. Eppure con l’introduzione del catalizzatore a partire dal 1987 la Svizzera ha assunto un ruolo di precursore insieme alla Svezia. Già dal 1988, qui da noi non si potevano praticamente più acquistare auto nuove senza catalizzatore. Un gran bel risultato! Oggi nessuno rinuncerebbe mai al catalizzatore, ai filtri e agli impianti di denitrificazione!

Qual è l’indirizzo strategico principale dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico?

Schiess: Il principio di prevenzione ancorato nella legge sulla protezione dell’ambiente affronta il problema alla fonte. In tale contesto, le emissioni sono limitate nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni d’esercizio e dalle possibilità economiche. Le prescrizioni devono quindi essere periodicamente adeguate al più recente stato della tecnica. In tal modo le fonti di emissioni diventano sempre più pulite e a un certo punto, idealmente, non ci saranno più fonti che causano inquinamento atmosferico.

La qualità dell’aria è sensibilmente migliorata nel corso degli ultimi 30 anni. Una vera storia di successo. La politica rigorosa contro l’inquinamento atmosferico dovrà essere portata ancora avanti?

Schiess: L’aria è qualcosa che respiriamo senza interruzione. Parliamo di 15 000 litri al giorno. L’aria è un elemento VITALE. Non possiamo farne a meno e non possiamo sostituirla. I risultati della ricerca mostrano che possono verificarsi danni alla salute già al di sotto degli attuali valori limite d’immissione per le sostanze nocive. Qualunque inasprimento sul fronte della lotta contro l’inquinamento atmosferico è dunque più che mai giustificato. L’impegno per la protezione dell’aria deve essere costante! È necessario controllare continuamente tutte le fonti potenziali e adeguare le prescrizioni al più recente stato della tecnica. Ciò vale anche quando i valori limite d’immissione non vengono più superati direttamente. Se abbassiamo i valori limite d’immissione, prima o poi verranno installati filtri migliori. Il nostro obiettivo consiste nel ridurre costantemente l’inquinamento.

Gygax: L’impegno per la protezione dell’aria deve essere costante anche perché vengono costruiti sempre nuovi impianti che producono emissioni. Ne sono un esempio molto pregnante gli impianti a legna che noi giustamente promuoviamo a tutela del clima. Tuttavia, anche con lo stato della tecnica attuale questi impianti producono sostanze nocive in misura superiore agli impianti di riscaldamento a gasolio, che in parte sostituiscono. Mantenere queste emissioni a livelli bassi rappresenta una grande sfida.

L’esecuzione dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico è compito dei Cantoni. Le autorità esecutive dispongono però di risorse finanziarie e di personale molto diverse. Ci sono dunque Cantoni che emettono più inquinanti atmosferici di altri?

Schiess: Che l’esecuzione sia compito dei Cantoni è un fatto positivo. I Cantoni sono più vicini alla realtà degli impianti e alle preoccupazioni della popolazione. Possono reagire alle emissioni in modo più rapido ed efficiente. Naturalmente ci sono Cantoni più avanti di altri per quanto riguarda la protezione dell’aria. Ciò si traduce però in un sano «sistema di concorrenza» in cui alcuni Cantoni si accodano ad altri. In base alla mia esperienza, gli addetti dei servizi specializzati fanno tutto quello che possono per garantire un’aria pulita per la popolazione.

Gygax: Posso solo confermarlo. Un ruolo centrale per lo scambio di esperienze tra i Cantoni è assunto dall’organizzazione Cercl’Air, un’associazione che riunisce gli operatori di autorità e università attivi nel settore della protezione dell’aria. Non esistono praticamente altri compartimenti ambientali in cui la collaborazione a livello nazionale tra gli specialisti dell’esecuzione sia così marcata. Lo scopo principale del lavoro in seno ai diversi gruppi specialistici è un’esecuzione armonizzata.

Per quanto riguarda i trasporti, la Svizzera si è impegnata a recepire i valori limite fissati dall’UE. Ciò significa che dipendiamo dalle decisioni prese a livello internazionale. Non è rischioso?

Schiess: L’inquinamento atmosferico non conosce confini. Quindi è un bene che tutti remino nella stessa direzione. La Svizzera non si limita a recepire i valori limite, ma li influenza anche. Collaboriamo attivamente in seno ai gruppi di lavoro competenti sia della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) sia dell’UE per ridurre le emissioni di particolato, idrocarburi incombusti e ossidi di azoto da parte dei veicoli. Per esempio il valore limite per il numero di particelle che possono essere emesse dalle macchine edili è stato influenzato in maniera decisiva dalla Svizzera. Non serve a nulla avere aria pulita nel nostro Paese se poi dai confini facciamo entrare l’inquinamento.

Gygax: La Svizzera è molto credibile in questo processo, non soltanto perché non possiede una propria industria automobilistica ed è quindi indipendente, ma anche perché facciamo dell’ottima ricerca, per esempio sulla fuliggine prodotta dai motori diesel, sull’avviamento a freddo dei motori a benzina e sulla polvere di frenata – tutti temi sui quali sono in corso discussioni e per i quali servono requisiti più severi.Schiess: E se in Europa esistono dei valori limite, prima o poi questi si estenderanno a tutto il mondo – e lo stesso vale per il più recente stato della tecnica.

Per quando è prevista la prossima revisione dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico?

Schiess: Al momento c’è una revisione sottoposta a procedura di consultazione che riguarda i cementifici: nonostante il loro numero esiguo, questi generano infatti un buon 4 per cento delle emissioni di ossidi di azoto della Svizzera. L’obiettivo è compiere un passo avanti sul fronte della denitrificazione.

Gygax: Le revisioni hanno cadenza biennale e spesso contengono adeguamenti specifici per determinati impianti. Tuttavia nel prossimo futuro sarebbe opportuno verificare, nell’ambito di una revisione più approfondita, se i limiti di emissioni generali sono ancora conformi al principio di prevenzione sancito nella legge sulla protezione dell’ambiente.

Quali sono le sfide future?

Schiess: Le attività umane saranno sempre causa di inquinamento atmosferico. Dobbiamo quindi ridurre al minimo il loro impatto per mezzo di prescrizioni e nuove tecnologie. Nel contempo dobbiamo provvedere affinché anche in futuro il know-how sia garantito e ulteriormente sviluppato nei Cantoni e presso la Confederazione. L’aria è qualcosa che respiriamo tutti i giorni e abbiamo bisogno che un certo numero di persone comprenda la complessità delle misure necessarie a proteggerla.

Misurare la qualità dell’aria

In Svizzera il carico di sostanze nocive presenti nell’aria è valutato sulla base dei valori limite d’immissione stabiliti nell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt). A tal fine, nel 1978 è stata istituita la «Rete nazionale d’osservazione degli inquinanti atmosferici» (NABEL) che nel 1988, in seguito a una decisione del Consiglio federale, è stata ampliata da 8 a 16 stazioni. La NABEL misura le concentrazioni di sostanze nell’aria ambiente (immissioni) e permette così di controllare l’efficacia dei provvedimenti attuati negli ultimi decenni per ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici.

Le misurazioni riguardano i principali inquinanti atmosferici che possono nuocere alla salute umana o all’ambiente, che siano sotto forma di gas o di particelle o contenuti nelle precipitazioni. Vengono determinati principalmente gli inquinanti atmosferici che sono disciplinati nell’ordinanza svizzera contro l’inquinamento atmosferico o che devono essere rilevati nell’ambito di convenzioni internazionali per la protezione dell’aria. 

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Ultima modifica 24.02.2021

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