Perché troppo azoto fa ammalare il bosco

02.05.2022 - Quasi la totalità del bosco svizzero risente di un apporto eccessivo di azoto. In quasi il 90 per cento della sua superficie sono superate le soglie critiche di immissione. Le conseguenze – l’acidificazione dei suoli e il dilavamento delle sostanze nutritive – sono gravi e a lungo andare indeboliscono il bosco, rendendolo vulnerabile. La Confederazione sta pertanto adottando una serie di provvedimenti per migliorare il bilancio dei nutrienti nel bosco. 

Attualmente circa due terzi degli inquinanti atmosferici azotati provengono dall’agricoltura e quasi un terzo dai processi di combustione nei trasporti, nell’industria e nelle economie domestiche. Nei boschi, questo azoto influisce sui cicli naturali delle sostanze e determina la scomparsa di importanti nutrienti dal terreno, con conseguente acidificazione del suolo boschivo. Tutto ciò ha un impatto a lungo termine sul nutrimento degli alberi. Le piante che ne sono colpite manifestano sintomi di carenza o un rallentamento della crescita. Sono meno resistenti alle malattie e agli influssi atmosferici, come siccità e tempeste. Anche la vita nel suolo si impoverisce.


L’azoto è presente in molteplici forme

Tutti gli organismi viventi necessitano di azoto per crescere. L’aria è costituita per il 78 per cento da questo elemento, che in tale forma non è comunque particolarmente reattivo. A causa dell’agricoltura intensiva e dell’industrializzazione, tuttavia, negli ultimi cento anni il ciclo naturale dell’azoto ha perso via via il proprio equilibrio. Nell’ambiente finiscono emissioni nocive di azoto reattivo, principalmente sotto forma di gas: ammoniaca, ossidi e protossido d’azoto. 

Ad essere elevate, nel confronto europeo, sono soprattutto le emissioni di ammoniaca prodotte dall’agricoltura. L’azoto non conosce confini e viaggia nell’atmosfera: è così che, ad esempio, quello prodotto nella Pianura Padana giunge fino in Ticino. Misure efficaci di protezione dell’aria adottate dalla metà degli anni Ottanta hanno consentito di ridurre le emissioni d’azoto in Svizzera. Nell’agricoltura il calo è stato molto meno marcato che a livello dei trasporti e dell’industria. 

Azoto reattivo nella foresta
© BAFU | OFEV | UFAM

Il bosco soffre per un eccesso di azoto reattivo

Attraverso le piogge, questo azoto giunge nel bosco sotto forma di deposito umido, di gas o come particolato (il cosiddetto deposito a secco). Gli alberi lo assorbono tramite le radici, ma anche direttamente dall’aria attraverso le foglie e gli aghi. In epoca preindustriale l’immissione da fonti naturali ammontava a circa 2-3 chilogrammi per ettaro all’anno. 

Oggi, invece, si parla in media di circa 20 kg di azoto all’anno per ettaro di bosco. Particolarmente critica è la situazione nell’Altipiano, dove si possono raggiungere i 60 kg/ha. Nel complesso, in circa il 90 per cento del bosco svizzero è stata superata la soglia ancora tollerabile di immissioni d’azoto.

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Depositi di azoto nel 2015.

 

L’azoto è importante per la crescita e la prosperità dei vegetali. Essendo in origine un elemento carente in natura, quando è presente in abbondanza quasi tutte le piante tendono ad assorbirne grandi quantità. Inizialmente agisce come fertilizzante, potenziando la crescita degli alberi. Ecco che allora nei boschi si vedono prosperare anche piante tipicamente amanti dell’azoto, come rovi, ortiche e sambuco. Allo stesso tempo, tuttavia, scompaiono quelle che necessitano di ambienti più poveri di azoto. Immissioni eccessive di azoto riducono la varietà della flora nel suo complesso. 

Inoltre, la crescita accelerata degli alberi continua soltanto nella misura in cui vi sono altre sostanze nutritive disponibili in quantità sufficiente. A partire da una determinata dose annua di azoto, la crescita torna a rallentare. Un suo apporto eccessivo, infatti, causa una carenza di importanti nutrienti nel suolo, quali potassio, calcio e magnesio (cfr. cap. successivo). 

In presenza di un elevato apporto di azoto, la varietà dei funghi micorrizici – fondamentali per l’assorbimento di sostanze nutritive e presenti attorno alle radici degli alberi – tende a diminuire. Ma è proprio grazie alle micorrize, ossia alla simbiosi con questi funghi, che le piante ricevono il giusto apporto di fosforo. Senza una quantità sufficiente di fosforo, anche la crescita degli alberi rallenta e il loro nutrimento si fa nel complesso sempre meno variegato. 

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Albero sradicato a Sagno (TI).
© IAP Simon Tresch

I suoli subiscono un’acidificazione, la vita nel suolo si impoverisce

L’ecosistema boschivo non è in grado di utilizzare completamente queste immissioni eccessive di azoto. Nel suolo non esistono (praticamente) possibilità per immagazzinare l’azoto reattivo. Soltanto una piccola percentuale di quello assorbito da alberi e arbusti è in grado di legarsi ai minerali sotto forma di ammonio (NH4+). La quantità restante è dilavata sotto forma di nitrato (NO3-).

Poiché quest’ultimo si lega a potassio, calcio e magnesio – i cationi «basici» (o cationi BC) – ne consegue una perdita di questi importanti elementi nutritivi dalla rizosfera (ossia la porzione di suolo adiacente alle radici della pianta) e una diminuzione del pH del terreno. 

Con un pH inferiore a 4,5, il manganese e l’alluminio (i cationi «acidi») presenti nel suolo si mobilizzano e vengono dilavati insieme al nitrato.
© BAFU | OFEV | UFAM

Ne consegue un’acidificazione e un impoverimento del suolo con effetti sugli organismi della terra: il numero di lombrichi scavatori diminuisce massicciamente, pregiudicando i processi di decomposizione di foglie e aghi e di dissodamento del terreno. La quantità di sostanze nutritive a disposizione delle piante diminuisce ulteriormente. 

Meglio, ma non ancora abbastanza

Le prescrizioni di legge, il progresso tecnologico e una crescente consapevolezza di consumo, nel corso degli ultimi decenni in Svizzera sono calate le emissioni di inquinanti atmosferici di origine antropica. L’aria è diventata più pulita. Ma quanto fatto sinora non basta. Le immissioni di azoto dall’atmosfera continuano a superare la soglia critica in quasi il 90 per cento dei nostri boschi. 

A risentirne non è soltanto la salute del bosco: la maggior parte dei composti azotati danneggia anche esseri umani, piante, animali, suoli, acque, clima e biodiversità. Per far fronte al problema, è necessario anche in futuro un impegno trasversale a tutti i livelli. L’impiego di tecnologie di ultima generazione in tutti i settori (agricoltura, industria, energia e mobilità) costituisce il principale fattore di riduzione delle immissioni di azoto. I miglioramenti dipendono in larga misura dall’attuazione di misure di riduzione in ambito agricolo e dall’evoluzione futura degli allevamenti. Da questo punto di vista, anche il nostro stile di consumo influisce sull’inquinamento da azoto. 

Brennessel
«Mare» d'ortica nella foresta: la diversità delle piante diminuisce a causa degli eccessivi apporti di azoto.
© iStock

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Ultima modifica 02.05.2022

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