Relazioni fra la Svizzera e l'UE nel settore ambientale

La Svizzera lavora in stretta collaborazione con l’Unione europea (UE) nel settore ambientale. È ad esempio membro dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) dal 1° aprile 2006 e potrebbe rafforzare le sue relazioni con l’UE in diversi ambiti. In determinati settori, la Svizzera ha già ampiamente armonizzato la propria legislazione ambientale con quella dell’UE.


Patto verde europeo («green Deal»)

Il patto verde presentato dalla Commissione nel dicembre 2019 annuncia propositi ambiziosi di politica ambientale e una trasformazione ecologica di altre politiche. Mira alla neutralità climatica dell’UE per il 2050.

Nel marzo 2020 la Commissione ha segnatamente adottato una nuova strategia per un’economia circolare con maggiore enfasi sull’ideazione e sulla produzione piuttosto che sul semplice riciclaggio come pure sulla responsabilizzazione del consumatore. La strategia annuncia progetti nel settore della mobilità sostenibile intelligente, come pure la trasformazione ecologica della politica agricola, in particolare l’adozione di misure legislative volte a ridurre l’utilizzazione di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici. Una nuova strategia a favore della biodiversità dovrebbe condurre a obiettivi vincolanti in materia. La Commissione dovrebbe inoltre adottare un piano d’azione «inquinamento zero» a protezione dell’aria, dell’acqua e dei suoli.

La Svizzera e l'UE condividono numerosi obiettivi per lo sviluppo sostenibile illustrati nel patto verde. Se la Svizzera potesse trarre vantaggio dal nuovo slancio profuso dall’UE, alcune misure potrebbero comportare al contempo ostacoli al commercio, ad esempio le norme legate ai prodotti, o costituire delle sfide particolari, come l’introduzione prevista di un meccanismo di compensazione del carbonio alla frontiera.

Agenzia europea dell'ambiente (AEA), riunioni dei ministri dell'ambiente dell'UE e dei direttori delle agenzie nazionali dell'UE

Dal 2006 la Svizzera partecipa a pieno titolo all'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e alla sua rete d'informazione e di osservazione in materia ambientale (Eionet). L'AEA raccoglie e analizza i dati relativi allo stato dell'ambiente nei 32 Paesi membri (UE 27, AELS 4 e Turchia) e nei 6 Paesi cooperanti dei Balcani occidentali. L’Agenzia si impegna affinché tali dati rispondano a criteri comuni, e siano dunque di fatto comparabili. Nonostante disponga soltanto di un voto consultivo nel consiglio di amministrazione dell'AEA, la Svizzera beneficia delle informazioni raccolte dalla stessa e delle sue perizie, e i dati che la concernono sono inseriti nelle pubblicazioni dell'AEA. La Svizzera non si è tuttavia impegnata a rispettare le norme materiali relative alla politica ambientale o ad armonizzare le disposizioni concernenti questo settore.

Parallelamente, la Svizzera partecipa regolarmente alle riunioni informali dei ministri dell'ambiente dell'UE. Tali riunioni, dedicate a temi specifici, consentono di esercitare un'influenza politica reciproca.

Dal 2006 la Svizzera partecipa inoltre alle reti dei direttori delle agenzie nazionali per la protezione dell'ambiente (rete EPA) e la conservazione della natura (rete ENCA).


Contributo all'allargamento

La Svizzera ha contribuito alla riduzione delle disparità economiche e sociali all'interno dell'UE allargata stanziando un contributo di oltre 1,302 miliardi di franchi ai dieci Paesi divenuti membri dell'UE nel 2004, alla Bulgaria e alla Romania, nonché alla Croazia. Nel quadro di quattro ambiti d'intervento, il memorandum d'intesa stipulato con l'UE nel febbraio 2006 era incentrato in particolare sull'ambiente e sulle infrastrutture, ossia l'efficienza energetica, l'acqua potabile, le acque di scarico, i rifiuti, i trasporti pubblici, il risanamento dei siti industriali, le emissioni di sostanze nocive, la pianificazione del territorio, la biodiversità e la protezione della natura.

L’attuazione dei progetti avviati negli Stati divenuti membri dell’UE nel 2004 è terminata a giugno 2017 e quella dei progetti realizzati in Romania e Bulgaria è inveceterminata nel 2019. In Croazia, la fine della loro attuazione è prevista nel dicembre 2024. Il Parlamento ha approvato un secondo contributo della Svizzera equivalente al primo a condizione che l’UE non adotti misure discriminatorie nei confronti del nostro Paese. L’ambiente e il clima rientreranno nel novero delle cinque priorità.


Recepimento del diritto comunitario in materia ambientale nel diritto svizzero

Oltre agli accordi sull'AEA e sullo scambio di quote di emissione (cfr. qui sotto) gli accordi bilaterali fra la Svizzera e l'UE prevedono di regola il recepimento della legislazione comunitaria o l'adeguamento delle disposizioni svizzere a quelle dell'UE in base al principio dell'equivalenza. La Svizzera integra tuttavia su base autonoma il diritto comunitario anche in ambiti che non sono oggetto di accordi bilaterali, essenzialmente al fine di eliminare gli ostacoli al commercio.

Per quanto attiene all'ambiente, l'accordo sul traffico aereo (ATA) stipulato nel 1999 contiene ad esempio disposizioni relative alle emissioni foniche prodotte dagli aerei. L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA), a cui la Svizzera partecipa, è incaricata tra l'altro di armonizzare le norme di costruzione degli aerei in particolare per quanto concerne la protezione ambientale. L'accordo sui trasporti terrestri (ATT), stipulato nel 1999, prevede soprattutto il coordinamento delle politiche dei trasporti. La Svizzera ha così potuto aumentare la tassa sul traffico pesante per promuovere il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia.


Dossier settoriali

Il Consiglio federale intende proseguire sulla via bilaterale fintanto che questa garantirà alla Svizzera un sufficiente margine di libertà decisionale (sia nei settori regolati da accordi bilaterali che negli altri settori) e che questa via assicuri alla Svizzera delle condizioni quadro economiche vantaggiose.

Scambio di quote di emissioni di gas serra

Il collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni fra la Svizzera e l’UE è entrato in vigore il 1° gennaio 2020. In quanto importante strumento economico di protezione del clima, il sistema svizzero mira a ridurre le emissioni di gas serra dei maggiori emettitori del Paese. Il collegamento del sistema svizzero con quello dell'UE consente alle imprese svizzere di partecipare al mercato europeo dello scambio di quote di emissioni, più ampio e dotato di maggiore liquidità. I sistemi dell’UE e della Svizzera coprono rispettivamente 2 miliardi e 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti l’anno. Il collegamento comporterà un riassestamento del prezzo delle emissioni di CO2 e consentirà alle aziende che vi partecipano di agire su un piano di parità.

Inoltre, con questo accordo, le emissioni di CO2 dell’aviazione civile sono incluse dal gennaio 2020 nel sistema svizzero. La nuova regolazione si applica sia ai voli nazionali che ai voli dalla Svizzera verso uno Stato membro dello Spazio economico europeo (Stati membri dell'UE nonché Islanda, Principato del Liechtenstein e Norvegia).

L'accordo stipulato con l'UE il 23 settembre 2017 disciplina il riconoscimento reciproco dei diritti di emissione nei due sistemi di scambio di quote di emissioni, ciascuno con la propria base giuridica. La Svizzera non recepisce quindi alcuna legislazione dell'UE.

REACH

Il regolamento dell'UE relativo alla registrazione, alla valutazione e all'autorizzazione delle sostanze chimiche, nonché alle restrizioni ad esse applicabili (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals, REACH) trasferisce ai fabbricanti, agli importatori e alle aziende che trasformano i prodotti chimici la responsabilità di dimostrare che le nuove sostanze disponibili sul mercato europeo a partire dal 1981 e determinate sostanze in uso da più tempo ma non ancora controllate soddisfino le condizioni ivi stabilite.

Nel 2008, il Consiglio federale aveva deciso di valutare le possibilità di collaborazione con l'Agenzia europea dei prodotti chimici (ECHA) in vista di un eventuale avvicinamento della legislazione svizzera a REACH. Tuttavia, l’11 settembre 2015 ha deciso di interrompere i negoziati con l’UE e di avviare, in maniera indipendente, un processo di modernizzazione della legislazione svizzera sui prodotti chimici. Allo stesso tempo, il Consiglio ha deciso di considerare le possibilità di cooperazione al fine di intensificare le collaborazioni tecniche e scientifiche con le autorità internazionali e con determinati Paesi. Nel dicembre 2017 è stato concluso uno scambio epistolare tra l’ECHA e l’organo di notifica per prodotti chimici congiunto di UFAM, UFSP e SECO.

La stipulazione di un accordo con l’UE sui prodotti chimici avrebbe tuttavia il vantaggio di garantire a lungo termine in Svizzera un elevato livello di protezione nel settore dei prodotti chimici. In particolare, offrirebbe alle autorità svizzere l’accesso ai dati protetti dell’ECHA e consentirebbe loro di far valere gli interessi svizzeri al momento dell’elaborazione della legislazione pertinente.

Etichetta ambientale europea e uso efficiente delle risorse

La Svizzera ha deciso di non creare una propria etichetta ecologica ufficiale, essendo giunta alla conclusione che una partecipazione all'etichetta europea risulta più vantaggiosa. Le aziende svizzere possono già ottenere questa etichetta rivolgendosi alle autorità di un Paese membro dell'UE. Si tratta di una situazione penalizzante soprattutto per la certificazione dei servizi (p. es. nel settore alberghiero), poiché è necessario effettuare controlli sul posto.

Un accordo con l'UE potrebbe prevedere la possibilità per la Svizzera di istituire un organismo competente per l'attribuzione dell'etichetta e di partecipare alla definizione dei criteri di attribuzione dell'etichetta per i vari beni e servizi. Il Consiglio federale aveva approvato un mandato di negoziazione relativo all'etichetta ambientale e all'AEA nel quadro degli accordi bilaterali II nel 2001. Era tuttavia stato possibile negoziare unicamente la partecipazione all'AEA.

In un'ottica più ampia, al di là dell'interesse comune di Svizzera e UE di assicurare una gestione sostenibile delle risorse, potrebbe essere utile esaminare le condizioni di concorrenza tra imprese svizzere e comunitarie, l'apertura del mercato per le cleantech svizzere o addirittura un sostegno comune all'innovazione. In pratica si potrebbe valutare un'impostazione coerente dell'armonizzazione delle norme ecologiche legate ai prodotti (p. es. ecolabel, ecodesign, ecogestione e audit [EMAS], valutazione dell'impronta ecologica o «footprint» dei prodotti e delle imprese).

Programma di osservazione della Terra Copernicus

Copernicus, l’iniziativa dell’Agenzia spaziale europea (ASE/ESA) e dell'UE lanciata nel 1998, si prefigge di dotare l'Europa di una capacità di osservazione della Terra. L'obiettivo è offrire servizi mirati nel settore ambientale e della sicurezza (monitoraggio dell'atmosfera, dei cambiamenti climatici, dei suoli, dell'ambiente marino nonché della gestione delle urgenze e della sicurezza) a gruppi di utenti quali la pubblica amministrazione, le organizzazioni umanitarie e le imprese private.

Oltre a far parte dell’ESA, la Svizzera ha contribuito allo sviluppo di Copernicus partecipando anche a programmi quadro di ricerca dell’UE. Il nostro Paese è inoltre partner di numerose istituzioni che ricevono mandati da Copernicus: per la componente in situ si annoverano l’AEA, il ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) e la Frontex (Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera), mentre per la componente spaziale l’ESA e EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites).

Dal momento che Copernicus è attualmente gestito completamente dall’UE, potrebbe essere giustificato firmare un accordo bilaterale specifico così da ottenere l’accesso alle sue informazioni e la partecipazione ai mercati pubblici, nonché per partecipare alla governance e assicurare una condivisione di competenze ed esperienze. Una valutazione volta a indagare le conseguenze sull’economia di una partecipazione a Copernicus ha mostrato che questa avrebbe un impatto positivo in Svizzera. A giovarne sarebbero sia i fabbricanti di strumenti e le imprese che valorizzano l’informazione che la piazza economica svizzera, oltre, ovviamente, al settore della ricerca.

Elettricità

I negoziati nel settore dell’energia elettrica sono stati avviati nel novembre 2007. L’obiettivo delle parti è garantire l’approvvigionamento dei mercati in un contesto liberalizzato.

Il dibattito è incentrato soprattutto sulla direttiva UE relativa alla promozione delle energie provenienti da fonti rinnovabili. La Svizzera, alla stregua degli Stati membri dell’UE, potrebbe essere portata a formulare un obiettivo nazionale relativo alla quota di energia elettrica, di energia termica e di carburanti di origine rinnovabile rispetto al consumo totale di energia finale. I settori economici legati all’energia elettrica e alle tecnologie pulite potrebbero così avere accesso a nuovi ambiti di attività.

L'UE ha inoltre proposto di tener conto di determinate questioni ambientali in relazione al commercio internazionale di elettricità, come, ad esempio la protezione della natura, le emissioni di determinati inquinanti nell'atmosfera o gli studi d'impatto ambientale.
La stipulazione di un accordo nel settore dell’elettricità dipende soprattutto ancora da un’intesa sulle questioni istituzionali e sugli aiuti di Stato. L’attuazione dell’accordo dipenderà inoltre dall’apertura completa del mercato svizzero dell’energia elettrica.

Commercio del legno

Entrato in vigore il 3 marzo 2013 nell’UE, il Regolamento europeo per il legno impone a tutti gli attori che immettono per la prima volta un prodotto di legno sul mercato UE di adottare una serie di precauzioni, con l'obiettivo di ridurre il rischio di commercializzare merci provenienti da tagli di legname illegali. Per gli attori a valle che acquistano o vendono legno già immesso sul mercato, occorre documentare solo i nomi dei fornitori e dei clienti. L'obbligo di diligenza imposto da questo regolamento può costituire per i (ri)esportatori svizzeri un ostacolo al commercio.

Il 27 settembre 2019, in seguito a diverse mozioni inoltrate dai suoi membri, il Parlamento ha approvato una modifica della legge sulla protezione dell’ambiente volta a consentire al Consiglio federale di introdurre, per via di ordinanza, norme equivalenti a quelle in vigore nell’UE e di vietare la commercializzazione di legname di provenienza illegale.

Tuttavia, per garantire condizioni di concorrenza eque a chi immette per la prima volta legname o prodotti di legno sul mercato svizzero o europeo occorre un accordo con l’UE. Se del caso, un accordo potrebbe, ad esempio, assumere la forma di un nuovo capitolo dell’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità.

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Ultima modifica 06.01.2021

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