Finanziamento internazionale nel settore ambientale

Attraverso diversi accordi multilaterali sull’ambiente, la comunità internazionale si è posta, tra gli altri, l’obiettivo di fornire un contributo per risolvere i problemi ambientali globali. Tuttavia, nei Paesi in via di sviluppo mancano spesso i fondi necessari. Con i finanziamenti internazionali all’ambiente e i contributi ai fondi ad esso destinati, la Svizzera sostiene l’attuazione degli accordi internazionali e le misure a favore dell’ambiente globale.

Per raggiungere gli obiettivi fissati nelle convenzioni multilaterali nel settore ambientale per i Paesi in via di sviluppo e in transizione occorrono finanziamenti. I meccanismi di finanziamento previsti appositamente dalle convenzioni nel settore ambientale versano contributi ai Paesi in via di sviluppo per aiutare l’attuazione di questi accordi. La politica ambientale internazionale si basa sul principio «impegno in cambio di sostegno»: i Paesi in via di sviluppo hanno assunto degli impegni a favore della politica ambientale globale, sebbene questa non sia necessariamente la loro priorità assoluta e, in compenso, ricevono un sostegno per coprire i costi supplementari legati all’applicazione («agreed full incremental costs»). I meccanismi di finanziamento ambientale fanno parte dei negoziati multilaterali per l’ambiente e rappresentano un’importante (e rara) leva negoziale per i Paesi industrializzati.

L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) è l’autorità competente per i meccanismi di finanziamento delle convenzioni ambientali. Sussiste tuttavia uno stretto legame con la politica di sviluppo. Per questo motivo l’UFAM coopera con altri servizi della Confederazione, in particolare con la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), con l’Amministrazione federale delle finanze (AFF) con la Divisione Politiche estere settoriali (DFAE/DPES) nell’ambito della piattaforma di coordinamento PLAFICO, garantendo in tal modo un approccio comune nella difesa degli interessi svizzeri. La Svizzera concorda sulla necessità di aiutare i Paesi in via di sviluppo nell’applicazione delle convenzioni ambientali. A questo proposito chiede un’equa ripartizione degli oneri e un sostegno differenziato in funzione delle esigenze e delle capacità. I Paesi emergenti che dalla firma delle Convenzioni di Rio nel 1992 hanno registrato una forte crescita economica dovranno così assumere una responsabilità maggiore adeguata a tale crescita.


Fondo mondiale per l'ambiente (GEF)

Al Fondo mondiale per l’ambiente (Global Environment Facility, GEF) aderiscono 182 Stati. Il Fondo, che collabora con organismi internazionali, organizzazioni non governative e il settore privato, rappresenta il principale strumento di finanziamento per l’attuazione delle convenzioni e dei protocolli principali nel settore ambientale. In quanto unico fondo multilaterale, il GEF copre tutti i settori rilevanti per l’ambiente globale.

Dalla sua istituzione, nel 1991, il GEF ha finanziato oltre 4500 progetti in 165 Paesi in via di sviluppo e in transizione nei cinque ambiti prioritari clima, biodiversità, acque internazionali, desertificazione/degradazione del territorio, prodotti chimici e rifiuti. Mediante mezzi propri pari a 16 miliardi di dollari, il GEF ha mobilitato cofinanziamenti supplementari da varie fonti fino a sei volte superiori, ossia circa 100 miliardi di dollari. Ciò illustra il funzionamento e il valore aggiunto del GEF: i progetti del GEF contribuiscono a migliorare le condizioni quadro nei Paesi beneficiari a favore dell'ambiente globale e generano finanziamenti supplementari. I fondi mobilitati provengono da fonti nazionali dei Paesi beneficiari, da finanziamenti supplementari delle banche multilaterali di sviluppo, da donatori bilaterali e dal settore privato.

La Svizzera ha un seggio nel Consiglio esecutivo del GEF composto da 32 Stati. Rappresenta un gruppo di voto a cui appartengono i Paesi partner dell’Asia centrale Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, e anche Azerbaigian. La collaborazione all’interno di questo gruppo di voto, creato nel 1999 su iniziativa della Svizzera, si è intensificata nel corso degli anni. Il Consiglio esecutivo del GEF si riunisce due volte l’anno e decide in particolare in merito all’orientamento strategico e ai progetti e programmi da sostenere con i fondi del GEF.

Nel giugno 2018 si sono conclusi i negoziati relativi alla settima ricostituzione del GEF Trust Fund. La Svizzera si è impegnata a favore di una ricostituzione considerevole di detto fondo, da un lato a seguito degli accordi per la protezione dell’ambiente globale (p. es. Accordo di Parigi o Convenzione sul mercurio) entrati in vigore negli ultimi anni e, dall’altro, in quanto il GEF opera in modo efficiente ed efficace.

Ogni quattro anni, l'organo di valutazione indipendente del GEF (Independent Evaluation Office, IEO) verifica l'efficacia dei progetti e dei programmi finanziati dal fondo. La sesta valutazione del GEF (GEF IEO 2017), completata nel 2017, attesta un tasso di successo dei progetti superiore alla media, un'efficacia evidente nel raggiungimento di obiettivi ambientali globali e un'elevata rilevanza per le convenzioni e i Paesi beneficiari.

Per il GEF-7 (2019-2022), gli Stati membri del GEF hanno concordato, tra l'altro, i seguenti obiettivi:

  • Clima: riduzione delle emissioni di gas serra di 1'723 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti.
  • Biodiversità e desertificazione: protezione di complessivi 226 milioni di ettari di terra e di mare e contribuire a un uso più sostenibile di 381 milioni di ettari di terra e di mare come pure rinaturalizzare 7 milioni di ettari di terra.
  • Prodotti chimici e rifiuti: distruzione innocua o prevenzione di complessive 108 000 tonnellate di prodotti chimici o rifiuti pericolosi.
  • Acque internazionali: gestione più sostenibile di 35 acque transfrontaliere (acque dolci e salate).

Fondo verde per il clima

Il Fondo verde per il clima (Green Climate Fund, GCF) è un fondo globale istituito per reagire al cambiamento climatico e investire in uno sviluppo a emissioni ridotte e resiliente rispetto ai mutamenti in atto. Le esigenze dei Paesi in via di sviluppo, molto vulnerabili di fronte al cambiamento del clima, vengono prese particolarmente in considerazione.

Mandato

Il GCF è stato istituito nel 2010 dagli Stati parte della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici. Il Fondo ha sede a Songdo, Corea del Sud, e ha l’obiettivo di contribuire agli sforzi globali per lottare contro il cambiamento climatico. Il GCF sostiene i Paesi in via di sviluppo nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e nell’adattamento agli effetti del cambiamento climatico, tenendo conto in modo particolare delle specifiche esigenze di ognuno di questi Paesi, che sono particolarmente vulnerabili (p. es.: Paesi molto poveri con capacità limitate o piccoli Stati insulari).

Priorità e modalità di funzionamento

Per utilizzare al meglio i mezzi finanziari disponibili, il GCF ha fissato le seguenti priorità: città che rispettano il clima, agricoltura a basse emissioni e resiliente al cambiamento climatico, protezione delle foreste, rafforzamento della resilienza dei piccoli Stati insulari nonché trasformazione della produzione di energia e accesso a fonti di energia pulita.

Nella distribuzione dei mezzi finanziari, il Fondo mira a mantenere un equilibrio tra misure di riduzione delle emissioni (mitigazione) e di adattamento ai cambiamenti climatici. Il GCF vuole inoltre promuovere l’impegno del settore privato in modo da mobilitare ulteriori risorse e sfruttare le relative conoscenze.

I progetti e i programmi del GCF sono realizzati da organizzazioni accreditate (organizzazioni dell’ONU, banche di sviluppo multilaterali e altre organizzazioni regionali, nazionali o subnazionali) in collaborazione con gli Stati beneficiali La cooperazione con le autorità nazionali competenti permette di garantire una coerenza tra i progetti finanziati dal fondo e le strategie e i piani sviluppati a livello nazionale.

La Svizzera e il GCF

Nel periodo 2015-2018 la Svizzera contribuisce con 100 milioni di dollari alla capitalizzazione iniziale del Fondo (43 Paesi - tra cui alcuni Paesi in via di sviluppo - hanno promesso complessivamente circa 10,3 miliardi di dollari). La Svizzera è rappresentata anche nel Consiglio esecutivo e condivide un seggio con Finlandia e Ungheria. L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) coordinano congiuntamente l’impegno della Svizzera al GCF. La Svizzera sostiene gli obiettivi e i principi del Fondo e si impegna in particolare per le seguenti questioni:

  • più investimenti in fonti di energia a basse emissioni e in un uso sostenibile dei terreni agricoli e delle foreste;
  • incremento delle capacità di adattamento e di resistenza dei Paesi più a rischio e dei gruppi di popolazione più esposti;
  • impegno maggiore nel settore privato per mobilitare risorse finanziarie e sostenere politiche climatiche nei Paesi in via di sviluppo;
  • processi trasparenti e inclusivi e impegno efficace dei mezzi finanziari;
  • maggiore complementarità e coerenza con l’operato di altre istituzioni nel settore del finanziamento di misure in campo climatico e un approccio che tenga conto della dimensione di genere.

La Svizzera ha svolto un ruolo chiave nell’istituzione del Fondo verde per il clima, in particolare nella fase di elaborazione della sua struttura e della sua organizzazione.

Portafoglio GCF

A fine 2015, il consiglio esecutivo del GCF ha approvato la prima richiesta di finanziamento. Fino ad agosto 2018, il fondo ha impegnato 3,51 miliardi di dollari in complessivi 74 programmi e progetti volti a migliorare la protezione di 217 milioni di persone contro gli effetti del cambiamento climatico, ad esempio migliorando i sistemi di allerta, i sistemi di irrigazione intelligente, la protezione dell’acqua potabile dalla salinizzazione dovuta all’innalzamento del livello dei mari come pure riducendo l’emissione di 1,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti.


Fondi per il clima

Il finanziamento climatico internazionale rappresenta un elemento essenziale della politica climatica internazionale della Svizzera. Il nostro Paese partecipa in misura considerevole ai negoziati internazionali relativi alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. La Svizzera ricerca anche al di fuori della Convenzione soluzioni pragmatiche alle numerose sfide attinenti al finanziamento climatico internazionale (p. es. i criteri di calcolo e i sistemi di incentivazione per i fondi privati mobilizzati). Infine, si impegna a contribuire in misura equa al finanziamento climatico internazionale e ai numerosi fondi per il clima.

Oltre al GEF e al GCF esistono altri tre fondi per il clima collegati alla Convenzione sui cambiamenti climatici.

  • Il Least Developed Countries Fund (LDCF) è stato istituito nel 2002 nell'ambito del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Il fondo si occupa soprattutto delle esigenze specifiche dei Paesi meno sviluppati, come i Paesi poveri dell'Africa e i piccoli Stati insulari che sono fortemente interessati dalle ripercussioni del cambiamento climatico. Il LDCF finanzia soprattutto programmi nazionali di adattamento al cambiamento climatico.
  • Il secondo Fondo specializzato per il clima, denominato Special Climate Change Fund (SCCF), è stato istituito nel 2001 nell'ambito del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Il fondo mette a disposizione mezzi finanziari aggiuntivi per le misure di protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo e in transizione previste nella Convenzione. Inoltre finanzia in misura ridotta i programmi per la promozione del trasferimento tecnologico.
  • Il Fondo di adattamento (Adaptation Fund, AF) è stato istituito nel 2006 come meccanismo di finanziamento del Protocollo di Kyoto per finanziare progetti e programmi di adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. Questo fondo dovrebbe essere alimentato in primo luogo dal Meccanismo di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism, CDM) disciplinato dal Protocollo. Su ogni progetto annunciato al CDM viene prelevata una tassa del quattro per cento, di cui la metà è destinata all'AF.

Fondo per l'ozono

Il fondo multilaterale per l'ozono istituito nel 1990 sostiene i Paesi in via di sviluppo nell'attuazione del Protocollo di Montreal per la protezione dello strato di ozono. L'obiettivo di tale Protocollo è di ridurre gradualmente e infine vietare la fabbricazione e l'utilizzo delle principali sostanze che distruggono lo strato di ozono (CFC, HCFC, halon, tetracloruro di carbonio e bromuro di metile). Nei Paesi industrializzati la maggior parte di tali sostanze è vietata dal 1996, mentre nei Paesi in via di sviluppo il divieto è entrato in vigore nel 2010. Dal 1991 a fine 2012 il Fondo per l'ozono ha finanziato progetti per 2,9 miliardi di dollari in 148 Paesi in via di sviluppo. In tali Paesi questi progetti hanno permesso di ridurre la quantità di sostanze che distruggono lo strato di ozono di 460 000 tonnellate di equivalenti di CFC. Secondo le stime nei Paesi in via di sviluppo si è riusciti a ridurre la quantità di tale sostanza del 75-80 per cento.


Credito quadro per l'ambiente globale

Il 5 settembre 2018, il Consiglio federale ha adottato, all’attenzione del Parlamento, un messaggio concernente un credito quadro a favore dell’ambiente globale pari a 147,83 milioni di franchi per un periodo di quattro anni (2019-2022). La maggior parte di questi fondi sarà destinata alla settima ricostituzione Fondo globale per l’ambiente. Essendo il meccanismo di finanziamento delle principali convenzioni nel settore ambientale, il Fondo globale per l’ambiente (GEF) ha un ruolo centrale nella politica ambientale internazionale. La decisione garantisce continuità e credibilità al suo livello attuale dell’impegno della Svizzera, iniziato nel 1991 con 145 milioni di franchi stanziati nell’ambito del credito per i festeggiamenti del 700esimo anniversario della Confederazione (pari complessivamente a 700 mio. di franchi), e rinnovato con i crediti quadro di 88,5 milioni di franchi nel 1998, 125 milioni di franchi nel 2003, 109,7 milioni di franchi nel 2007 e 148,93 milioni di franchi nel 2011 e 147,83 milioni di franchi nel 2015. I contributi nell’ambito di questo credito quadro vengono computati dalla Svizzera all’aiuto allo sviluppo, conformemente alle prescrizioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Tenuto conto dell’importanza dell’ambiente globale, le quote annuali pari a quasi 47 milioni di franchi rappresentano comunque una cifra relativamente modesta rispetto all’aiuto pubblico allo sviluppo (2017: 3049 milioni di franchi). Il Consiglio federale chiede al Parlamento un nuovo credito quadro per il periodo 2019-2022.


Trasparenza e rendiconto finanziario

La Svizzera presenta un rendiconto periodico sui sostegni finanziari per l'attuazione delle convenzioni ambientali nei Paesi in via di sviluppo. Requisiti imprescindibili per garantire rendiconti trasparenti, affidabili e comparabili a livello internazionale sono una maggiore trasparenza e metodi di calcolo solidi per quantificare la portata dei finanziamenti internazionali per l’ambiente. La Svizzera si impegna a tal fine a prendere parte alle trattative internazionali per la protezione del clima e della biodiversità.

Nel suo rapporto del 10 maggio 2017 in adempimento del postulato 15.3798 del 2 luglio 2015 della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, il Consiglio federale ha informato in merito al finanziamento internazionale attuale e futuro della Svizzera a favore del clima. Sulla base di un'analisi ponderata di due criteri, la "performance economica della Svizzera" e il "principio del chi inquina paga", il Consiglio federale parte dal presupposto che la quota di partecipazione della Svizzera all'obiettivo di finanziamento comune dei Paesi industrializzati debba essere pari a 450-600 milioni di dollari l'anno. Per raggiungere detta quota, il Consiglio federale intende utilizzare fondi pubblici provenienti da fonti esistenti e, in larga misura, mobilitare fondi privati.

Diverse questioni legate al rilevamento e alla quantificazione degli investimenti dell'economia privata rimangono ancora aperte soprattutto nell'ambito della mobilitazione di investimenti privati nel settore del clima. Una risposta seria e scientificamente fondata a questi interrogativi è essenziale per sviluppare ulteriormente la metodologia di calcolo dei finanziamenti privati per il clima e rafforzare il rapporto di fiducia tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. Nel 2015 la Svizzera ha compiuto un ulteriore passo importante in questa direzione assumendo la presidenza di un gruppo di lavoro tecnico di respiro internazionale. L’accordo trovato fra gli Stati donatori su determinate questioni e sui metodi di calcolo costituisce un fondamento essenziale per l’elaborazione del nuovo rapporto OCSE sullo stato dei finanziamenti internazionali per il clima e rappresenta un elemento portante per le trattative in corso sull'attuazione dell'accordo di Parigi. La Svizzera si impegna nell'ambito di tali lavori e negoziati per assoggettare tutti gli Stati alle medesime regole di calcolo, le quali devono essere quanto più possibile comprensibili, attendibili e facilmente attuabili affinché vengano applicate da tutti i Paesi.

Biodiversità in Svizzera

Convenzione sulla diversità biologica: sintesi del quinto rapporto nazionale. 2014


Mobilitazione di fondi del settore privato

Oltre ai fondi pubblici, anche quelli privati rivestono un ruolo fondamentale nel finanziamento all'ambiente. Il settore privato è infatti impegnato in misura variabile nei diversi settori ambientali.

Soprattutto nell'ambito del clima la mobilitazione del settore privato rappresenta una componente primaria dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo per l'attuazione della Convenzione. Già oggi l'economia privata finanzia dei provvedimenti nei Paesi in via di sviluppo per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e per l'adattamento alle ripercussioni del cambiamento climatico. Sono molteplici i motivi di tale impegno: può risultare direttamente redditizio, portare a una migliore gestione dei rischi legati al clima all'interno di un'impresa o migliorare la reputazione della stessa in un contesto sempre più attento alla lotta contro il cambiamento climatico. Ma un impegno da parte del settore privato non può essere dato sempre per scontato. Per poter incoraggiare il settore privato a fare investimenti rilevanti per il clima nei Paesi in via di sviluppo occorrono infatti condizioni quadro favorevoli.

La Svizzera, unitamente agli altri Stati donatori, è molto interessata ai finanziamenti privati e prevede che una parte consistente della sua quota annuale per l'obiettivo comune dei 100 miliardi di dollari debba essere costituita da fondi privati. La Svizzera intende infatti utilizzare i limitati fondi pubblici in modo che questi riescano a mobilitare altri finanziamenti privati in maniera quanto più efficace possibile e senza effetti indesiderati.

Al momento, la Confederazione, in collaborazione con vari rappresentanti del settore privato, sta valutando, sulla base, tra l’altro, di progetti di investimenti concreti, in che misura condizioni quadro statali adeguate o nuovi modelli di partenariato con il settore privato sarebbero in grado di mobilitare ulteriori finanziamenti.

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Ultima modifica 10.09.2018

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