Esame delle performance ambientali della Svizzera: bilancio in chiaroscuro

Berna, 27.11.2017 - Il terzo rapporto dell’OCSE sulle performance ambientali della Svizzera rivela che, malgrado i progressi fatti, in Svizzera la pressione ambientale resta molto forte. Sono necessari altri sforzi in particolare per quanto riguarda la protezione della biodiversità e la qualità dell’acqua. Il direttore dell’UFAM Marc Chardonnens e il segretario generale supplente dell’OCSE Masamichi Kono hanno presentato il rapporto ai media il 27 novembre 2017 a Berna.

È la terza volta dal 1998 che l'OCSE analizza le performance ambientali della Svizzera (cfr. riquadro). Il rapporto, che si concentra sulla biodiversità, sull'acqua e sulla crescita rispettosa delle risorse, indirizza alla Svizzera 42 raccomandazioni.

La Svizzera si distingue per il consumo energetico dell'economia basso rispetto alla media dell'OCSE e il miglioramento dell'uso efficiente delle risorse entro i confini nazionali. Suscita consensi anche il suo impegno in numerosi organi e iniziative ambientali internazionali nonché per aumentare la sostenibilità del settore finanziario.

Necessari altri progressi

Nel suo rapporto, l'OCSE punta però anche il dito su pressioni ambientali persistenti e lacune nella politica ambientale svizzera. La Confederazione non è ancora riuscita a disaccoppiare interamente la crescita economica dalle pressioni ambientali complessive. Le abitudini di consumo della popolazione gravano sull'ambiente globale e la Svizzera è tra i maggiori produttori di rifiuti urbani in Europa, con 742 chilogrammi pro capite all'anno. Per riposizionare la Svizzera in prima linea nel settore dell'ecoinnovazione, secondo l'OCSE occorre una spinta supplementare. Inoltre le acque sono esposte a pressioni in parte elevate a causa dello sfruttamento intensivo della forza idrica, dei pesticidi impiegati nell'agricoltura e dei microinquinanti rilasciati dalle economie domestiche e dall'industria.

Biodiversità sotto pressione

Per quanto riguarda la conservazione della biodiversità, la Svizzera è in ritardo rispetto ad altri Paesi dell'OCSE. L'estensione, la qualità e l'interconnessione delle aree protette sono lacunose nel raffronto internazionale. La pressione sulla biodiversità resta elevata, ad esempio a causa della dispersione insediativa e della frammentazione del paesaggio dovuta alle infrastrutture o dell'elevato inquinamento da ammoniaca e pesticidi rilasciati dall'agricoltura. Un terzo delle specie e la metà dei principali habitat sono minacciati. L'OCSE riconosce gli sforzi della Svizzera per integrare la biodiversità nei vari settori politici, sottolineando la necessità di attuare senza indugio il piano d'azione Biodiversità e di dotarlo di risorse sufficienti. Le misure previste potrebbero tuttavia non essere sufficienti per conservare la biodiversità.

Conclusioni dell'UFAM

L'UFAM si compiace del rapporto dell'OCSE sulle performance ambientali 2017. «Analizzeremo i risultati e le raccomandazioni e, assieme ai Cantoni e ad altri portatori d'interessi, li utilizzeremo quale base per ridurre la pressione sull'ambiente», ha rilevato il direttore dell'UFAM Marc Chardonnens.

Le raccomandazioni dell'OCSE relative alla riduzione dell'inquinamento da nutrienti e pesticidi rilasciati dall'agricoltura saranno attuate nell'ambito della Politica agricola 2022 e del piano d'azione sui prodotti fitosanitari adottato dal Consiglio federale. L'attuazione del piano d'azione Biodiversità, già avviata, mira a migliorare la qualità e l'interconnessione delle aree protette come pure a rafforzare la biodiversità in altri settori politici e a eliminare gli incentivi nocivi nei sussidi pubblici. Per andare verso un'economia efficiente nell'impiego delle risorse, l'UFAM punta invece sulle misure contenute nel rapporto «Grüne Wirtschaft - Massnahmen des Bundes für eine ressourcenschonende, zukunftsfähige Schweiz» del 2016 e sta elaborando una strategia di prevenzione dei rifiuti. È inoltre previsto un miglioramento del monitoraggio ambientale e dell'informazione, in modo che la popolazione possa farsi un quadro realistico dello stato dell'ambiente.

Il rapporto dell'OCSE sulle performance ambientali
Il rapporto sulle performance ambientali (Environmental Performance Review, EPR) è uno dei compiti principali dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). L'obiettivo della valutazione è aiutare i Paesi a migliorare la loro politica ambientale. A tal fine, l'OCSE analizza l'evoluzione, le strategie e i risultati nel settore ambientale, trae conclusioni e formula raccomandazioni. Cinque anni dopo la pubblicazione dell'EPR i Paesi sono invitati a fare un bilancio intermedio dell'attuazione delle raccomandazioni e nel rapporto successivo l'OCSE fa a sua volta un bilancio.
I due rapporti precedenti sono stati pubblicati nel 1998 e nel 2007. Nel biennio 2016-2017 l'OCSE ha esaminato la Svizzera per la terza volta, analizzando i progressi fatti nel settore della crescita rispettosa delle risorse e verso il conseguimento di due obiettivi definiti dalla Svizzera stessa, l'acqua e la biodiversità. Oltre a un questionario, scambi di corrispondenza e un'intervista, la procedura di esame prevede anche una visita del Paese da parte di un'équipe dell'OCSE.


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