Clima: Affari internazionali

Le emissioni di gas serra non si fermano alle frontiere. La Svizzera, con il suo ecosistema montano, è particolarmente colpita. Un’azione globale concertata è fondamentale. Per questo motivo la Svizzera s’impegna attivamente a livello internazionale per la protezione del clima.


1. Politica climatica internazionale: tappe e risultati

Rio, Kyoto, Marrakech, Cancún, Parigi sono le pietre miliari delle discussioni sulla protezione del clima. Dall’adozione della Convenzione sul clima, nel 1992, la comunità internazionale si riunisce regolarmente per cercare di contenere i cambiamenti climatici.

Nel 1992, in occasione del Vertice della Terra di Rio, i Paesi hanno adottato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), entrata in vigore nel 1994.
L’adozione dell’UNFCCC segna il primo passo di un’azione concertata su scala internazionale: riconosce ufficialmente l’importanza dei cambiamenti climatici e delle cause antropiche legate alle emissioni di gas serra. La Convenzione mira a stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello tale da evitare pericolose interferenze climatiche e tiene conto delle responsabilità differenziate dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, professando «un’azione internazionale adeguata ed efficace in rapporto alle loro responsabilità comuni ma differenziate, alle rispettive capacità e alle loro condizioni economiche e sociali». Incoraggia pertanto i governi ad attuare strategie atte a ridurre le emissioni e ad adeguarsi ai cambiamenti climatici, con il sostegno finanziario e tecnologico dei Paesi sviluppati ai Paesi in via di sviluppo ed emergenti. Il mondo industrializzato s’impegna pertanto a ridurre le proprie emissioni di gas serra e ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni e ad adattarsi ai cambiamenti climatici, in particolare finanziando progetti nell’ambito del Fondo mondiale per l’ambiente (GEF). Ratificata da 195 Stati e dall’Unione Europea, l’UNFCCC è ormai una convenzione universale e prevede riunioni annuali per la Conferenza delle Parti alla Convenzione (Conference of the Parties, COP).

Dal 1995: incontri annuali delle Parti alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (COP).

Nel 1997, in occasione della COP 3, i Paesi hanno adottato il Protocollo di Kyoto, il primo accordo internazionale vincolante su impegni quantificati per ridurre le emissioni di gas serra. È entrato in vigore nel 2005 con una doppia condizione: ratifica di almeno 55 Paesi e inclusione dei Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi dell’Allegato I della Convenzione) che nel 1990 erano responsabili di almeno il 55 per cento delle emissioni mondiali di CO2.

In base al Protocollo di Kyoto, i Paesi industrializzati s’impegnano a ridurre le loro emissioni di gas serra del 5,2 per cento in media rispetto ai livelli del 1990 per il periodo 2008-2012, noto come primo periodo d’impegno. Considerati singolarmente, questi obiettivi vincolanti vanno dal –8 al +10 per cento di emissioni (8 % per la Svizzera e l’UE) rispetto al 1990. Gli impegni assunti con questo Protocollo sono vincolanti, ma riguardano solo il 25 per cento circa delle emissioni mondiali. Questo perché si applicano solo ai Paesi sviluppati (i Paesi in via di sviluppo sono obbligati solo a stilare un inventario delle emissioni inquinanti). Il Protocollo non vincola dunque Paesi come la Cina, l’India o il Brasile.

Nel periodo 2008-2012 la Svizzera ha rispettato gli obblighi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo di Kyoto.

Alla Conferenza sul clima di Doha tenutasi alla fine del 2012, gli Stati hanno concordato un secondo periodo d’impegno nell’ambito del Protocollo di Kyoto (emendamento di Doha). In virtù di questo accordo, entro il 2020 i Paesi industrializzati s’impegnano a ridurre le loro emissioni del 18 per cento in media rispetto al livello del 1990 (Svizzera: –20 % nel 2020; UE: –20 % tra il 2013 e il 2020). Il secondo periodo d’impegno riguarda solo il 14 per cento delle emissioni globali, perché oltre agli Stati Uniti e al Canada, che hanno abbandonato il Protocollo di Kyoto o non lo hanno ratificato, anche il Giappone, la Russia e la Nuova Zelanda non hanno rinnovato l’impegno di Doha e pertanto non hanno più obblighi per il secondo periodo. I Paesi in via di sviluppo, per i quali non esistono impegni di riduzione, hanno registrato un aumento massiccio delle emissioni.

Il secondo periodo d’impegno scade alla fine del 2020 e non è previsto un terzo.

Dal 2005: riunioni annuali delle Parti alla Convenzione (COP), Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP).

Nel 2015, i Paesi adottano l’Accordo di Parigi, entrato in vigore il 4 novembre 2016 con effetto al 1° gennaio 2021 per coprire il periodo successivo al 2020. L’Accordo di Parigi è la prima convenzione internazionale sul clima vincolante per tutti gli Stati: Paesi sviluppati, in via di sviluppo ed emergenti. Con la ratifica, gli Stati s’impegnano ad adottare misure concrete per ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici a seconda delle loro rispettive responsabilità e capacità. I Paesi industrializzati ribadiscono il loro impegno per sostenere i Paesi in via di sviluppo nel loro intento di ridurre i gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici. Anche altri Stati sono ora invitati a fornire il loro contributo.

In base all’Accordo di Parigi, i principali responsabili delle emissioni, compresi Stati Uniti e Cina, si sono impegnati per la prima volta a raggiungere obiettivi di riduzione concreti. Il 1° maggio 2020, 189 Stati avevano ratificato l’Accordo di Parigi, ovvero gli Stati responsabili di quasi il 97 per cento delle emissioni globali di gas serra. Sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti escono dall’Accordo di Parigi alla fine del 2020. Tutti gli altri Stati hanno invece ribadito il loro impegno previsto dall’Accordo.

Dal 2016 si tengono ogni anno le Conferenze delle Parti alla Convenzione (COP), del Protocollo di Kyoto (CMP) e dell’Accordo di Parigi (CMA). In occasione di queste conferenze, gli Stati esaminano i progressi compiuti e prendono le decisioni necessarie per attuare efficacemente questi accordi. Ad esempio, stipulano regole più dettagliate per mettere in atto gli accordi o decidono le disposizioni necessarie a livello istituzionale e governativo.

2. UNFCCC: cooperazione internazionale per l’attuazione della Convenzione sul clima e dell’Accordo di Parigi

2.1. Nuovi meccanismi di mercato

2.1.1 Accordi Articolo 6

Nell’ambito dell’Accordo di Parigi la Svizzera si impegna a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 50 per cento rispetto al livello del 1990 (Nationally Determined Contribution, NDC). L'Accordo di Parigi sancisce, ai sensi dell’articolo 6.2, la cooperazione bilaterale o multilaterali nella realizzazione della NDC. A questo scopo la Svizzera stringe accordi bilaterali.

2.1.2 Progetti pilota sui nuovi meccanismi di mercato

La Svizzera intende raggiungere il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 anche attraverso riduzioni all’estero. L’Accordo di Parigi prevede nuovi meccanismi di mercato per consentire agli Stati di acquistare riduzioni delle emissioni all’estero e di contabilizzarle nei propri obiettivi climatici. Le regole sono attualmente oggetto di negoziati internazionali. La Svizzera e la Fondazione Centesimo per il Clima stanno sviluppando progetti pilota per testare i nuovi approcci e sviluppare soluzioni pratiche per il periodo successivo al 2020. La Svizzera potrà condividere queste esperienze nell’ambito dei negoziati internazionali.

2.2. Finanziamento internazionale per il clima

Il finanziamento internazionale per il clima è un elemento fondamentale della politica internazionale della Svizzera in materia climatica. In questo settore, la Svizzera si impegna pertanto anche nei negoziati internazionali nel quadro della Convenzione quadro sul clima. Nell’ambito della Convenzione e al di fuori di essa, il nostro Paese si impegna a favore di soluzioni pragmatiche per le diverse sfide nel contesto del finanziamento internazionale per il clima, quali i metodi di calcolo e i sistemi di incentivazione per mobilizzare fondi privati. Il suo obiettivo è fornire un contributo adeguato al finanziamento internazionale e ai diversi fondi per il clima.

Le unità operative del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sul clima sono il Fondo globale per il clima (GEF) e il Fondo verde per il clima (GCF), ai quali la Svizzera fornisce il suo equo contributo.

Oltre ai due fondi menzionati, ne esistono altri tre, collegati alla Convenzione sul clima:

  • Il Least Developed Countries Fund (LDCF) è stato istituito nel 2001 quale elemento del meccanismo finanziario della Convenzione quadro sul clima. Si basa sulle esigenze specifiche dei Paesi meno sviluppati, ossia soprattutto dei Paesi africani più poveri e di piccoli Stati insulari, fortemente colpiti dai cambiamenti climatici e dai loro effetti negativi. Il LDCF finanzia in particolare programmi nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Il secondo fondo specializzato, il Special Climate Change Fund (SCCF) è stato creato nel 2001 quale elemento del meccanismo di finanziamento della Convenzione quadro sul clima. Mette a disposizione mezzi supplementari per le misure di protezione del clima previste dalla Convenzione nei Paesi in via di sviluppo e in transizione. Una parte esigua del fondo promuove programmi per lo scambio di tecnologie.
  • Il fondo di adattamento (Adaptation Fund, AF) è stato istituito nel 2001 quale meccanismo di finanziamento del Protocollo di Kyoto al fine di finanziare progetti e programmi di adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Il fondo dovrebbe essere alimentato in primo luogo attraverso i mezzi del «meccanismo per uno sviluppo climacompatibile» (Clean Development Mechanism, CDM) disciplinato nel Protocollo di Kyoto. Ogni progetto registrato nel CDM è soggetto a una tassa pari al 4 per cento, la metà della quale confluisce nel AF. Nel 2018, a Katowice si è inoltre deciso di utilizzare questo fondo anche per l’attuazione dell’Accordo di Parigi e che venga alimentato con fondi derivanti dall’attuazione dell’articolo 6.4.

3. Altri impegni per l’attenuazione dei cambiamenti climatici (iniziative, attività complementari alla Convenzione sul clima)

3.1 Forzanti climatiche a breve durata di vita

A livello internazionale, la Svizzera è impegnata nel quadro della Convenzione UNECE sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza e in particolare come Parte al Protocollo di Göteborg. In linea con l’impegno a favore di questo Protocollo, la Svizzera stila ogni anno un rapporto sui dati nazionali relativi alle emissioni di carbonio nero. Tra il 2005 e il 2016 si è registrata una diminuzione di oltre il 40 per cento delle emissioni di carbonio nero. La Svizzera partecipa tuttora alla Coalizione per il clima e l’aria pulita (CCAC), che promuove l’azione a favore delle forzanti climatiche a breve durata di vita. Queste forzanti sono sostanze come il metano, l’ozono e gli aerosol che rimangono nell’atmosfera per un periodo di tempo molto più breve rispetto al diossido di carbonio (CO2). Il loro potenziale di riscaldamento dell’atmosfera può essere però diverse volte superiore rispetto al CO2 (ad es. il metano riscalda l’atmosfera 25 volte più del CO2). Alcuni inquinanti climatici a breve durata di vita sono anche pericolosi inquinanti atmosferici con effetti nocivi per le persone, gli ecosistemi e la produttività agricola. La Svizzera dispone di una solida politica nazionale per l’igiene dell’aria e s’impegna a livello nazionale per continuare a ridurre le forzanti climatiche a breve durata di vita e sostiene tali sforzi nei Paesi partner, nel quadro della cooperazione internazionale. La Svizzera ha inoltre finanziato il lavoro metodologico del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) sulle forzanti climatiche a breve durata di vita.

3.2 Amici della riforma dei sussidi ai combustibili fossili (Friends of Fossil Fuel Subsidies Reform, FFFSR)

Dal 2010 la Svizzera è membro attivo del gruppo FFFSR, un’iniziativa congiunta di Costa Rica, Danimarca, Etiopia, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svezia, Svizzera e Uruguay per promuovere l’eliminazione o la riforma dei sussidi ai combustibili fossili per contribuire a contrastare i cambiamenti climatici. La Svizzera sostiene gli scambi informali su questo tema e la promozione di collegamenti con i contributi promessi stabiliti a livello nazionale (Nationally Determined Contribution, NDC) nel quadro dell’Accordo di Parigi. Per farlo si avvale della rete degli amici della riforma e di una nuova rete di Paesi francofoni, che si riunisce in occasione dei negoziati multilaterali sul clima.

3.3 Gruppo d’integrità ambientale (Environmental Integrity Group, EIG)

Nell’ambito dei negoziati dell’UNFCCC, la Svizzera partecipa ai negoziati all’interno del Gruppo d’integrità ambientale, composto da Georgia, Principato del Liechtenstein, Principato di Monaco, Messico, Corea del Sud e Svizzera. Il Gruppo è stato istituito durante le trattative del Protocollo di Kyoto, che autorizzavano unicamente i gruppi degli Stati parte a negoziare. La Corea, il Messico e la Svizzera non facevano parte di alcun gruppo, motivo per cui hanno deciso d’istituire il Gruppo e hanno invitato altre parti indipendenti ad aderirvi. Il Gruppo s’impegna assiduamente a sostenere le politiche progressiste sul clima. Estendendosi su tre continenti e su tre fusi orari ed essendo l’unico gruppo negoziale composto allo stesso tempo da economie sviluppate ed emergenti, il Gruppo dispone di un raggio d’azione senza eguali. Il Gruppo s’impegna per assumere un ruolo costruttivo e può aiutare a trovare un terreno comune d’intesa tra blocchi con interessi contrapposti.

3.4 High Ambition Coalition

La Coalizione degli ambiziosi (HAC) è stata istituita nel 2014 dalla Repubblica delle Isole Marshall al fine di rendere il più ambizioso possibile l’Accordo di Parigi adottato nel 2015. La coalizione include Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. La HAC è stata particolarmente efficace durante la COP 21 nell’intento di far adottare un Accordo di Parigi forte. Alla coalizione viene sovente attribuito il merito di aver integrato nel suddetto accordo l’obiettivo di «proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto al livello preindustriale» e il meccanismo in base al quale i Paesi sono tenuti a rivedere ogni cinque anni i loro obiettivi. La Svizzera è membro della coalizione sin dall’inizio. Da allora la coalizione organizza incontri informali, spesso a livello ministeriale, per salvaguardare la coalizione degli ambiziosi.

3.5 Dialogo di Cartagena

I negoziati nell’ambito dell’UNFCCC sono stati tradizionalmente caratterizzati da una spaccatura tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Il Dialogo di Cartagena per un’azione progressiva ha lo scopo di offrire uno spazio informale durante i negoziati dell’UNFCCC alle delegazioni dei Paesi sviluppati e in sviluppo per esplorare possibili zone d’intesa, a prescindere dalle posizioni tradizionali dei reciproci gruppi in seno all’UNFCCC. Il Dialogo di Cartagena è dunque un gruppo informale di Paesi che collaborano a favore di un sistema ambizioso, completo e giuridicamente vincolante nell’ambito dell’Accordo di Parigi e che si impegnano a livello nazionale a diventare, o a rimanere, economie a basse emissioni di carbonio. Nell’ambito del Dialogo di Cartagena, gli esperti lavorano tutto l’anno per discutere e individuare soluzioni su questioni specifiche e s’incontrano fisicamente in fase negoziale. La Svizzera è un membro attivo del Dialogo di Cartagena.

4. IPCC - la base scientifica

L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) hanno istituito il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) nel 1988, a seguito di una decisione dell’Assemblea generale dell’ONU dello stesso anno. Lo scopo è di raccogliere informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche sui cambiamenti climatici di origine antropica. L’IPCC analizza e valuta sistematicamente le cause e le conseguenze dei cambiamenti climatici e fornisce ai politici e alla società le informazioni e le basi necessarie per poter decidere, senza formulare raccomandazioni politiche. I suoi rapporti periodici costituiscono attualmente la base comune per tutti coloro che sono coinvolti: esperti, politici o industriali.

Nel 2014 l’IPCC ha pubblicato il suo quinto rapporto di valutazione, articolato in tre parti:

  1. basi scientifiche dei cambiamenti climatici
  2. effetti dei cambiamenti climatici e strategie di adattamento
  3. attenuazione dei cambiamenti climatici

Attualmente l’IPCC si sta dedicando al sesto rapporto di valutazione, che sarà pubblicato nel 2022. Nel 2018, l’IPCC ha adottato un rapporto speciale sulla stabilizzazione della temperatura globale a un livello di 1,5 gradi superiore a quello preindustriale. Nel 2019 ha adottato altri due rapporti speciali, uno sugli oceani e la criosfera e l’altro sulle terre emerse.

5. La Svizzera al vertice delle Nazioni Unite sul clima

Il vertice delle Nazioni Unite sul clima si è tenuto a New York il 23 settembre del 2019. Il vertice ha riunito governi, settore privato, società civile, autorità locali e organizzazioni internazionali per collaborare allo sviluppo di soluzioni in nove settori rilevanti per la protezione del clima: la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici, lo spostamento degli investimenti pubblici e privati verso un’economia a basse emissioni di carbonio, la transizione globale verso le energie rinnovabili e le industrie sostenibili, le infrastrutture e le città sostenibili e resilienti, le dimensioni sociali e politiche della protezione del clima, l’impegno dei giovani, l’agricoltura sostenibile nonché la gestione delle foreste e degli oceani.
L’obiettivo del vertice sul clima era di incoraggiare i Paesi a ribadire il loro impegno per la protezione del clima, a ridurre i gas serra e a fissare obiettivi climatici ambiziosi per il periodo successivo al 2020. Questo obiettivo coincide con una delle principali preoccupazioni della Svizzera.

In occasione del vertice, la Svizzera ha annunciato di voler ridurre a zero le emissioni di gas serra entro il 2050. La Svizzera non è l’unica ad aver fissato questo obiettivo ambizioso: si aggiunge ai numerosi Paesi che hanno annunciato il loro obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 in occasione del vertice sul clima.

Questi obiettivi climatici ambiziosi possono essere raggiunti solo se anche gli investimenti mondiali vanno nella direzione di un’economia rispettosa del clima. Per il momento, tali investimenti contribuiscono a un riscaldamento globale di 4-6 gradi. Per tale motivo, insieme ai Paesi Bassi, la Svizzera ha presentato un’iniziativa congiunta che consente di valutare la contabilità climatica degli investimenti pubblici e privati e di allinearli all’obiettivo comune di 1,5 gradi. Per maggiori informazioni:

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Ultima modifica 23.11.2020

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